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>> Compagnia “I
liberanti”
---- Oreste
>> Mana Chuma
Teatro
---- Spine
>> nudoecrudo
TEATRO
---- Borsara nera
>> Teatro Incanto
---- Cuori di terra
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Compagnia “I liberanti” (Napoli)
in collaborazione con la Casa Circondariale di Lauro (AV)
Oreste
liberamente tratto da Oreste di Euripide
un progetto di Alessandra Cutolo e Antonella Monetti
regia Alessandra Cutolo
musiche Gennaro Saggio eseguite da Vincenzo Coppola
allestimento Grazia Pagetta e Luigi Biondi
interpreti: Antonio Madō (Oreste), Antonella Monetti (Elettra),
Carmine Paternoster (Pilade ), Salvatore Cantalupo (Menelao),
Ciro Barbato (Messaggero), Giulia Gomez e Checca Madō (Ermione)
organizzazione Costanza Boccardi |
Compagnia
“I Liberanti”
via Cinthia, 8/11
80126 Napoli
tel. 081 412875
fax 081 402939
costanzaboccardi@libero.it |
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Segnalazione speciale Premio Ustica
per il Teatro 2003
Motivazione della Giuria
“per il valore sociale di questa pratica che si traduce direttamente in
linguaggio teatrale.
In questo senso tale esperienza contribuisce alla trasformazione della condizione
reclusa e all’individuazione di nuove modalità espressive
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Oreste
Abbiamo provato a trasferire la tragedia
di Euripide nei corpi e nelle voci di chi ha vissuto la situazione
limite come pane quotidiano. Dunque interazione tra vissuto
e testo. Anzi, più che il testo, il mito, la linea conduttrice
della tragedia non tradotta né tagliata, ma semplicemente
utilizzata per ricreare una situazione che è quella nella
quale si produce l’infrazione alla legge.
Abbiamo lavorato sullo stato o condizione psicofisica in cui
si trova il soggetto prima di commettere il reato, anzi sull’alternanza
lucidità e alterazione-follia, con tutte le implicazioni
di giustificazione dell’atto criminoso che la declinazione
delle varie forme di alterazione porta con sé. Abbiamo
poi affrontato il tormento successivo all’atto, il rimorso,
l’auto-assoluzione, il tentativo di revisione che rimette
in contatto col dolore.
Abbiamo poi ricercato le motivazioni che hanno determinato l’atto:
l’inesorabilità della predestinazione, la faida
e la catena di sangue che pongono la volontà del singolo
sotto il manto dell’ ineluttabilità, la vendetta
come atto di giustizia compiuto da chi non accetta di demandare
l’amministrazione della giustizia ad altri, l’irrazionalità
della gelosia, il tradimento come macchia da lavare che passeranno
in secondo piano quando appare la motivazione più profonda
che sottende all’atto: la brama di potere.
La reiterazione del reato si produce infine quando i soggetti
coinvolti si rendono conto di non avere nessuna strada aperta,
di non aver ottenuto giustizia e quindi la sete di vendetta
prevale. |
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Compagnia I liberanti
Oreste di Euripide rappresenta per la compagnia “i liberanti”,
formata da attori-musicisti detenuti ristretti nella casa circondariale
di Lauro ed ex detenuti della stessa, la terza tappa di un percorso
iniziato qualche anno fa.
La condizione della reclusione è elemento di confronto
imprescindibile per un soggetto ristretto che intraprende uno
sforzo espressivo finalizzato a un teatro che fonda la sua necessità
nello svelamento di una propria verità interiore. A partire
da questa premessa, abbiamo affrontato prima di tutto il tema
dell’attesa, utilizzando come testo-pretesto Aspettando
Godot di Beckett.
Seconda tappa di questo percorso di autosvelamento è
stato poi il confronto con il tema della coazione interiorizzata,
quello del labirinto mentale, quello della dipendenza, dai quali,
finanche alla fine della pena, è difficile liberarsi.
Per questo abbiamo scelto un altro testo di Beckett: Finale
di partita.
L’approccio con il testo letterario è avvenuto
sempre attraverso una traduzione-rielaborazione realizzata insieme
agli attori della compagnia nel corso delle prove: il testo
non è stato semplicemente tradotto in dialetto, ma iscritto
all’interno del loro sistema di pensiero.
Nell’ultima tappa abbiamo affrontato il tema del reato
e delle condizioni che generano l’infrazione della legge
attraverso Oreste di Euripide.
Quest’ultimo lavoro ha visto anche un’evoluzione
della compagnia: è divenuta più significativa
la presenza e l’impegno degli ex detenuti. Infatti alcuni
degli attori detenuti, una volta liberati, hanno scelto di dedicarsi
al teatro come attività alternativa alla disoccupazione,
ad una sempre in agguato ricaduta nella tossicodipendenza e
nel crimine. In questo modo auspichiamo una più semplice
circuitazione degli spettacoli e l’apertura di un ponte
tra l’esperienza teatrale intramuraria e la scelta di
vita di un individuo libero. |
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