| |
|
| |
 |
 |
2005 10a edizione |
|
|
>> Grumor
---- NOIA sui suoi lussi
>> Argonauti
---- Di maschile dolcezza
>> Teatro Sotterraneo
---- 11/10 in apnea
>> Le Teste Cardiache
---- Texticul
>> Taverna Est e DAMM Teatro
---- ’OMare
>> Circo Bordeaux
---- Hopper Mode
>> Francesca Proia
---- Qualcosa da sala
>> amnesiA vivacE
---- Dux in scatola
>> offucina eclectic arts
---- 4m³
>> Lisa Ferlazzo Natoli
---- La casa d’argilla
>> Manuela Capece e
Davide Doro
---- Wonderful. Volevano la vita eterna
>> Gianfranco Berardi e Gaetano Colella
---- Il deficiente
>> Qualibò Visioni di (p)Arte
---- Sür
>> ResExtensa
---- Le Terre Rovesciate
>> Cosmesi
---- Prove di condizionamento
|
 |
Francesca Proia (Ravenna)
Qualcosa da Sala assolo danzato
di e con Francesca Proia |
Francesca Proia
via Cividale 7
48100 Ravenna
tel. 0544 404693
francescaproia@inwind.it |
|
|
 |
 |
Segnalazione speciale Premio Scenario
2005
Motivazione della Giuria
Il grande rigore formale e la raffinatezza
della scrittura coreografica recuperano in modo sorprendente
e personale modi e forme della più alta tradizione
espressionista, riuscendo a sviluppare una partitura gestuale scabra e sensuale,
velata di mistero, di grande suggestione e attualità. Emerge in questa
direzione di lavoro un’artista matura, consapevole delle inquietudini e
delle riflessioni che attraversano la scena contemporanea. |
 |
Qualcosa
da Sala
Assolo
danzato, senza volto, in cui la danza si origina da un rapporto
intimo ed esclusivo con le vibrazioni della musica per trautonium
del compositore Oskar Sala (1910-2002).
Alcune musiche non sembrano
concepite per un pubblico di persone, ma per creare concentrazione
attorno ad un luogo vuoto. Così è per la musica
di Oskar Sala, che comunica un senso di solitudine, di inabitato,
esattamente come può comunicarlo un corpo assorto
in meditazione, che si riesce a percepire come oggetto,
eppure capace di generare visioni attraverso uno stato
di immobilità perfetta.
Mi è sembrato possibile
coniugare perciò questo
tipo di musica, una sorta di vibrazione per un altro mondo,
ad uno stato del corpo che si avvicina a quello del residuo,
del guscio vuoto.
Il lavoro sul corpo parte infatti da uno
studio sulle posture yoga, che nascondono in sé il
desiderio di non esistere, di solidificare il corpo in
un nodo senza sentimenti e necessità (le posizioni
yoga insegnano, ad esempio, a non soffrire le coppie di
opposti: caldo-freddo, fame-sete, sonno-veglia e così via).
Ogni postura yoga nega il corpo attraverso la sua dettagliata
messa a fuoco. La danza si genera così similmente
alla ricostruzione di un codice preciso, dettato nel tempo,
la cui natura si definisce per sottrazione, e che si accosta
allo yoga nella volontà di concentrazione su determinati
punti del corpo, nel mantenimento della minima tensione
interiore possibile, nel desiderio di diffondere nello
spazio il silenzio perfetto interno al corpo.
Il corpo è profondamente
legato allo spazio: entrambi condividono il fatto di non
essere altro che qualcosa in rovina, di inabitato, di apparentemente
privo di tensione. Più precisamente, il vero protagonista è lo
spazio, vuoto, che cerco di disegnare come l'interno di
una mente assorta in meditazione. Infatti il vuoto è la
condizione essenziale, e da questo vuoto si formano e si
seccano delle figure, che sono come involucri, come pietre,
e rappresentano l’aspetto più visionario e
colorato dello yoga in quanto viaggio immobile. Ciascuna
figura si può infatti percepire come un vero supporto
ottico per la meditazione: qualcosa che è sempre
possibile guardare a lungo, attraverso uno sguardo che
assorbe e unifica. Il corpo non ha volto, poiché non
ci sono emozioni da rappresentare, ma ci sono diverse maschere,
che sono come gusci, e che riescono talvolta a trasformare
la massa palpitante del corpo, facendone una cosa bidimensionale,
e dando l’idea
che la presenza umana sia solo illusoria. |
|
|
 |
Francesca Proia
nata a Ravenna nel
1975, studia danza classica e contemporanea, poi l’hatha
yoga, diplomandosi all’EFOA (Federazione Europea Arti
Orientali), divenendo insegnante nel 1997. Collabora con
diversi coreografi, tra i quali Monica Francia, Masaki Iwana,
Silvia Rampelli. Dal 1998 fa parte della compagnia TCP Tanti
Cosi Progetti, approfondendo la conoscenza del teatro di
figura. Sotto la direzione di Romeo Castellucci, ha preso
parte a diversi episodi della Tragedia
Endogonidia (2003-2004),
collaborando alla creazione delle coreografie. Dal 2000
realizza progetti personali. Buio
luce buio (2004)
ha ricevuto una menzione speciale al Festival Iceberg 2005
(Bologna, Biennale Napoli/Santarcangelo dei Teatri). |
|
|
|
|