La compagnia
Due attrici, un attore, uno scenografo tecnico, una ballerina
nera, un musicista cieco, un pianista batterista-chitarrista,
un tecnico intellettuale, un 3D designer, un rapper.
Il gruppo si è formato lo scorso autunno tra foglie
che cadevano intorno a un'idea di messa in scena che parlasse
della guerra in Iraq.
Per un teatro incandescente. Che sia e parli al contemporaneo.
Ognuno è partito per la sua ricerca: quotidiani, libri,
segni, musiche, rumori, video, immagini, scene, movimenti,
suggestioni.
Le ha raccolte, le ha scomposte, le ha proposte agli altri.
Abbiamo iniziato a mescolare tutto, a parlarne e a metterle
assieme. Sono iniziate le prove. Accostamento di suoni e parole.
Gesti e oggetti. Da una parte l'improvvisazione dall'altra
il tentativo di formalizzare. Da un lato il lavoro fisico
dall'altro quello intellettuale.
È nato Cabaret Babilonia. È nato Babilonia
Teatri.
Valeria: fa teatro in carcere, non trova mai le chiavi, ama
Eliot.
Ilaria: attrice, dipinge angeli, porta lunghi orecchini verdi.
Enrico: attore de-represso, ama cantare ma non gli passa,
dorme in aria.
Nicola: neo dottore bunueliano, tecnico da dieci anni, vuole
scrivere.
Francesco: Erode sulla scena, festaiolo nella vita, disegnatore
Maya sul lavoro.
Giovanni: iscritto al primo anno di Accademia Belle Arti,
non studia, costruisce praticabili e ha la passione per le
maschere in lattice.
Beauty: nera, parla poco l'italiano, ma quando balla si fa
capire benissimo.
Marco: nozionista cieco, vuole fare il jazz-man, da un anno
ha imparato a farsi la pasta.
Manza: esperto musicologo, rappa da dio, manomette computer.
Ruggero: al suo primo mediometraggio, adora fare tutte le
cose assieme.
Rasta: suona il basso, dei suoi capelli è rimasto il
soprannome, scrive testi demenziali, si è sposato a
Las Vegas
Un gruppo eterogeneo che sta facendo delle sue spinte centrifughe
la sua forza.
Competenze diverse si fondono e si potenziano, si commistionano.
I linguaggi si distruggono, si sporcano.
Stiamo costruendoci un modo di procedere.
La scelta di un tema di lavoro. L'elaborazione di testi e
suggestioni da parte degli attori. Di alcuni oggetti e di
un possibile uso dello spazio da parte di scenografi e tecnici.
Di alcuni suoni per quanto riguarda i musicisti. Di gesti
codificati. Immagini.
Poi il lavoro di improvvisazione. Partiamo da questi stimoli,
a volte per abbandonarli, altre col preciso compito di tenerli
sempre presenti.
Il lavoro viene ripreso per essere rivisto e decidere cosa
tenere e su cosa tornare a lavorare. Poco alla volta si giunge
a una sintesi. Si comincia a delineare una cifra. Il magma
si incanala.
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