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Premio Scenario
Infanzia Edizione 2006
progetti finalisti
>> Circomistico
---- Quando il leone bussò alla porta
>> Associazione
Abaco
---- Fa Mulan
>> Fuori
Quattro
---- Chiamiamo a testimoniare il Barone di Munchausen
>>Babilonia Teatri
---- Panopticon Frankenstein
>> Samir Oursana
---- Giuditta
>> Antonio Calone
---- Taniko
>> Maria
Ellero
---- Sono qui
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Antonio Calone (Napoli)
Taniko
un progetto di rappresentazione didattica e interattiva per
le nuove generazioni
interpreti Alessandra Asuni, Luca Di Tommaso, Giovanna
Giuliani, Nicola Laieta, Margherita Vicario
costumi Marianna Carbone
maschere Willy Mancel
aiuto regia Virginia Coccia, Ilaria Masiello
drammaturgia e regia Antonio Calone
percussioni e scenografia Nicola Laieta, Antonio Calone
fascia d'età 8-14 anni
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Antonio Calone
Discesa Sanità, 26 - 80136 Napoli
cell. 329 2758894
totonnos@hotmail.fr
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Progetto vincitore Premio Scenario Infanzia
2006
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Il progetto
Siamo in Estremo Oriente, in un tempo lontano, probabilmente
quello delle favole che cominciano con "c'era una volta".
Myo-o il dio del fuoco, Gigaku il dio della danza e Gioja il
dio della saggezza stanno partendo per la terra. Essi sono perplessi
perché, sebbene laggiù le cose vadano malissimo,
gli uomini non fanno niente per migliorarle. In particolare,
essi si ostinano ad applicare le leggi che gli dei avevano dato
loro all'origine del mondo senza capirne più lo spirito,
e le riducono così a norme crudeli e prive di senso.
Ci vorrebbe qualcuno tra i mortali che avesse il coraggio di
mettere in discussione quelle leggi obsolete e la forza per
proporne di nuove... ma è impossibile trovarlo tra gli
adulti, ormai assuefatti alla realtà. Quest'uomo nuovo
non può che essere un bambino. Così essi si materializzano
davanti alla platea dei piccoli uomini del pubblico per chiedere
aiuto. I tre dei spiegano ai bambini che dovranno partecipare
in incognito alla storia di Matsuwaka, un bimbo giapponese che
tra breve sarà confrontato personalmente alla crudeltà
della Grande Legge e che, con qualche piccolo intervento degli
dei, e soprattutto con la complicità dei piccoli del
pubblico, riuscirà a cambiarla...
La favola è ispirata a un dramma Noh giapponese del XV
sec., Taniko o il rito della valle, dal quale Bertolt
Brecht nel 1929 trasse Il Consenziente. Raccogliendo
le reazioni dei giovani spettatori delle scuole tedesche, Brecht
aggiunse una seconda parte, il Dissenziente, trasformando
così la sua opera in un dittico dal forte sapore didattico
e dialettico. Mentre nel Consenziente, così come
nell'originale giapponese, il ragazzino segue la Grande Legge
per non essere di peso alla collettività, nel Dissenziente
egli non è d'accordo con la tradizione, e propone agli
amici di introdurre una nuova usanza, quella di riflettere ogni
volta che una situazione nuova e diversa si presenta, piuttosto
che applicare ciecamente una linea di condotta che non è
più d'attualità e della quale non si comprendono
le ragioni profonde.
Ripercorrendo il cammino di Brecht vorremmo presentare la storia
di Taniko ai ragazzi italiani di oggi con un dispositivo di
Teatro Forum, che ponga l'interattività attori-spettatori
al centro del lavoro. Ma non con un semplice dibattito alla
fine dello spettacolo: la rappresentazione sarà interrotta
da alcuni stop in momenti chiave, durante i quali i tre dei
chiameranno in causa i ragazzi, chiedendo loro di prendere posizione
e di formulare molto concretamente delle ipotesi alternative
di svolgimento della vicenda. La favola, infatti, riesce in
un modo formidabile a mettere in luce una serie di contraddizioni,
tra il bene individuale e quello collettivo, tra la libertà
di una scelta e la responsabilità che essa comporta,
tra pulsioni sentimentali e decisioni razionali e, in definitiva,
tra materialismo e fatalismo. Alla fine della storia, il Matsuwaka
risorto non sarà l'attore, ma un bambino del pubblico,
che, insieme ai suoi compagni, proporrà la nuova legge.
Si tratta di un esperimento mirato a collaudare le basi di un
funzionamento sociale partecipativo e attivo applicato a tematiche
grandi e universali. La formazione alla democrazia partecipativa
è assente oggi dall'universo educativo dei ragazzi, le
cui capacità di riflessione vengono troppo spesso sottovalutate.
Imparare attraverso la pratica, trarre insegnamento dall'esperienza
per evitare di commettere ancora i medesimi errori, riconoscendo
la vanità dell'azione individuale quando essa è
isolata, anche se eroica, al di là di conformismi di
qualunque segno. Ci proponiamo con questo progetto, senza dubbio
ambizioso, di lanciare un sasso nello stagno, senza moralismo
ma con entusiasmo e leggerezza, con lo spirito di chi, insieme
a dei bambini, desidera interrogarsi sull'infanzia dei meccanismi
della convivenza umana.
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La
compagnia
Non si tratta ancora - lo diventerà con questo spettacolo
- di una compagnia costituita, ma di un gruppo di persone
incontrate nel corso della formazione e delle esperienze lavorative
del regista, e riunitesi, per affinità d'interessi
e di scopi, attorno a questo progetto.
Antonio Calone è nato a Napoli. Ha seguito gli
studi musicali presso il conservatorio S. Pietro a Majella
di Napoli e gli studi universitari in arti dello spettacolo,
specializzandosi in drammaturgia e regia, presso l'Università
di Nanterre-Paris X. Vive e lavora tra Napoli e Parigi. A
Napoli collabora stabilmente col Libera Scena Ensemble, presso
il Teatro Area Nord di Piscinola. In particolare, sotto la
direzione di Renato Carpentieri, partecipa come regista alle
edizioni 2001, 2003 e 2005 di Museum, Sale teatrali per un
museo mentale. Arricchisce la sua esperienza partecipando
a stages (recentemente con Yoshi Oïda e Marco Baliani),
collaborando occasionalmente col Teatro Stabile di Napoli
e con lo Studio Théâtre di Vitry sur Seine (Parigi)
e tenendo laboratori di teatro per ragazzi (nel 2006 presso
una scuola media nella periferia di Napoli, con allievi a
rischio di dispersione). Dopo diverse esperienze di aiuto
regia, in particolare con Carpentieri, Guy Delamotte, Françoise
Delrue, e di collaborazione alla drammaturgia, soprattutto
con Jean Jourdheuil, si dedica a progetti propri, consacrando
un'attenzione particolare all'approccio teatrale e all'adattamento
di testi narrativi. In questo modo attraversa la scrittura
di G. Ritsos, J. Joyce, R. Roussel, Kleist, R. Akutagawa,
Petronio. L'incontro con gli universi di Bertolt Brecht e
Heiner Müller segna i suoi ultimi anni di attività,
concretizzandosi soprattutto nello spettacolo La Misura del
Cambiamento presentato a Napoli nel 2005.
Alessandra Asuni è nata a Cagliari. Diplomata
in arte drammatica presso la scuola Akròama, ha seguito
a Parigi corsi tenuti da Jean Paul Denizon e Tapa Sudana (collaboratori
di Peter Brook). Ha studiato con Rena Mirecka. Ha preso parte
a spettacoli di Cristina Pezzoli, Rossotiziano, Cossia-Di
Florio-Veno, Fortunato Cerlino, e a una produzione di G. Barberio
Corsetti.
Luca Di Tommaso è nato a Napoli. Ultimati gli
studi universitari in filosofia, concilia attualmente l'attività
teatrale con il lavoro di dottorato di ricerca in semiotica
all'università di Siena. Si è formato presso
la scuola di mimo e teatro di Michele Monetta. Ha seguito
seminari e stages, in particolare con Marco de Marinis, Peter
Clough, Davide Enia, Danio Manfredini.
Giovanna Giuliani è nata a Bari. Formatasi inizialmente
in danza, si dedica al teatro trasferendosi a Napoli dove
frequenta diversi stages e laboratori (Pasquale Amato, Umberto
Serra, Danio Manfredini, Vincenza Modica, Alfonso Santagata,
Nelja Vecksel, Werner Waas) e gravitando intorno allo spazio
Bardefé. Ha preso parte a spettacoli diretti da Andrea
De Rosa, Mario Martone, Luciano Saltarelli, Anton Milenin.
Al cinema è diretta da Martone, Calopresti, Mariano
Lamberti, Sandro Dionisio e partecipa a diversi cortometraggi.
Nel marzo 2006 mette in scena in forma di fiaba, per un pubblico
di bambini dai 4 ai 12 anni, il racconto Il Monaciello di
Napoli di Anna Maria Ortese.
Nicola Laieta è nato a Napoli. Intraprende l'attività
teatrale presso il laboratorio Bardefé diretto da Umberto
Serra. In seguito collabora, per il cinema e il teatro, con
Enzo Moscato, Mario Martone, Paolo Sorrentino, Massimo Lanzetta
e la compagnia LiberaMente. Nel 1998 è tra i fondatori
della compagnia Babbaluck, con la quale realizza gli spettacoli
Core e Stupìdo per la regia di Sergio Longobardi. Si
dedica al teatro ragazzi prima collaborando con Giovanna Facciolo,
poi raccontando fiabe ai bambini raccolti nei cortili. Negli
ultimi anni si dedica all'attività di intervento sociale
in periferia, utilizzando il teatro come strumento di pedagogia,
con il gruppo Maestri di Strada guidato da Cesare Moreno e
Marco Rossi Doria.
Margherita Vicario è nata a Napoli. Ultimati
gli studi in lettere moderne, nel 2003 frequenta il corso
di recitazione del LiberaScenaEnsemble di Renato Carpentieri
e da allora entra a far parte della compagnia assumendo diversi
incarichi. Come attrice è diretta R. Serao e G. Pisano
e Renato Carpentieri.
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