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Progetto finalista Premio Scenario 2007
Quando le discoteche saranno abbandonate
e le accademie deserte,
si sentirà di nuovo il silenzio del teatro, che è
la ragione della sua parola
Heiner Müller
Satyricon è innanzitutto un progetto di montaggio
e scrittura a tavolino e, parallelamente, un lavoro
di ricerca di linguaggio verbale e corporeo con gli attori,
a partire dal romanzo latino attribuito a Petronio Arbitro,
fantomatico cortigiano dell'imperatore Nerone (I sec. d.C.),
che attraverso la sua opera è testimone del declino
e del mutamento di una civiltà del tutto simile alla
nostra, del suo rimescolarsi nella gente, nelle gerarchie
e nei valori. Il protagonista e voce narrante del romanzo
è un giovane studente universitario, bisessuale e vagabondo,
che per la sua stessa condizione di straniero in ogni
luogo che attraversa, ha uno sguardo stupito e acuto.
Encolpio ci restituisce un resoconto frammentario del suo
rocambolesco girovagare in fuga dalle strade già assegnate
a quelli come lui, nel vivo del tessuto di relazioni che reggono
il mondo. Corruzione e rapporti di potere, interessi economici
e di sopraffazione, riti sacri e superstizioni, commerci sessuali
e deliri allucinati sono gli ingredienti del mondo che attraversa.
L'avidità degli uomini è diffusa in tutti gli
ambienti: avidità per il cibo, avidità per i
beni, avidità per gli affetti, avidità per i
corpi e per le persone stesse, che nella condizione di schiavi
sono equiparabili a una merce. In questo vorticoso e ostinato
perdersi l'unica spinta costante è l'inseguimento dell'amore
assoluto, un amore che diventa identità e si distacca
dal confronto con il mondo per assumere una dimensione più
ampia e immaginativa e parallelamente di rifugio, ma che nei
fatti si rivela mai stabile, mai quieto, sempre minacciato
dall' inaffidabilità e dalle rivalità.
L'atteggiamento di Encolpio e dei suoi compagni di viaggio
- il suo burbero collega e rivale Ascilto e il suo giovanissimo
amante Gitone - diventa sempre più quello di una rivolta
disperata.
A rivelare ad Encolpio un rapporto più concreto e disincantato
tra la cultura e la materialità del mondo è
l'incontro con Eumolpo, un poeta vagabondo, logorroico e totalmente
fuori di testa, che mettendo in piedi un'irriverente mascherata
dal sapore di humor nero riuscirà alla fine
della storia a rendere manifesto il legame tra possesso e
morte, riuscendo a farsi mantenere come signori da quegli
avidi truffatori dai quali lui e i giovani protagonisti avrebbero
dovuto essere raggirati, ed obbligandoli per testamento a
mangiare il suo cadavere se vorranno ereditare le sue enormi
ricchezze, che beninteso non esistono.
Convinti che la chiave del rinnovamento nell'attuale panorama
del teatro italiano sia nell'impegno e nella coerenza dell'operazione
drammaturgica e nello scardinamento del rapporto con il pubblico,
a tutti i livelli, abbiamo riconosciuto nel testo di Petronio
il materiale ideale per dare sfogo alla nostra immaginazione.
E così, ispirandoci allo stile dell'autore latino,
abbiamo centrato il lavoro di costruzione dei personaggi a
partire dall'osservazione della realtà, per poi operare
una deformazione che ne accentui certi tratti così
come avviene nella satira, intendendo per essa l'unione di
critica sociale e comicità. Il riso, inteso come strumento
di comprensione del reale e mai fine a se stesso, sarà
provocato tramite il grottesco, la mescolanza degli stili
e delle lingue e la ricerca delle contraddizioni
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