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Segnalazione speciale Premio Scenario 2007
Motivazione della
Giuria
per l'intensità di un racconto
a due voci che fa a meno del teatro e della sua convenzionalità
a volte ipertrofica esaltando l'efficacia della presenza,
in un gioco di rispecchiamenti fatto di sguardi e silenzi,
immobilità e accensioni, complicità e sfida,
dove i giovani attori dimostrano di padroneggiare tempi e
ritmi teatrali attraverso una scrittura di scena che prescinde
dalle consuetudini per approfondire la potenza del dettaglio
e le geometrie dello spazio vuoto.
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Ilir. Gli albanesi si occupano dei pomodori
Me lo sono studiato da solo di non tornare in Albania. Ho
14 anni, siamo partiti con mia madre da Reshen (nord Albania),
dopo che mia nonna è morta. Mia nonna faceva tutto
e non era mai sporca. Mio nonno mi ha insegnato a sparare
alle volpi che attaccavano le nostre galline. Adesso mio nonno
è da solo, non vuole nessuno. Siamo partiti per la
Germania, ma io non voglio stare in Germania e non voglio
tornare in Albania. Voglio andare in Svizzera. In Svizzera
si vive bene. Siamo venuti a trovare degli amici di mio padre,
a mio padre l'ho detto che volevo andare via, lui era contento,
forse combinavo troppi guai e così, se io me ne andavo,
tutto era più semplice. Mia madre non era contenta,
non voleva. Ma io ho preso il treno, e sono partito. Sono
arrivato a Berna dove ho degli amici, ma lì non potevo
stare. Tanto prima o poi andrò a vivere in Svizzera,
non quella francese. Non voglio tornare in Albania, non voglio
tornare in Albania. Vado in Italia, a Piacenza. Dell'Italia
conosco Roma, Milano e Piacenza. [
] Ho il biglietto
per Piacenza, lì mi aspetta Bepin che è cresciuto
con me, ora lo chiamano Beppe o Giuseppe.
Starò bene a Piacenza, fino a quando non potrò
andare in Svizzera. Sono sul treno, mi addormento, sogno che
mia nonna è ancora viva e mi dice che in Svizzera si
vive proprio bene, tutti quegli orologi dorati, e che anche
lei vuole venire con me a Piacenza per poi andare in Svizzera,
mia nonna è come sempre con le treccine legate intorno
alla testa e il grembiule nero, tutti volevano bene a mia
nonna, e anche io.
Mi sveglio, il treno è fermo, guardo fuori dal finestrino,
sul cartello c'è scritto Fi
FI..DENZA.
Chiedo Piacenza? Dell'italiano capisco due parole su dieci,
se me ne dicono 100 io ne capisco 20.
Capisco che Piacenza è già passata. Il controllore
mi porta alla polizia [
] Ho passato due settimane con
una paura. Non sapevo che ero a Parma. Poi mi sono ritrovato
in una comunità a guardare film. Tutto serve a qualche
cosa. Tutti servono a qualche cosa.
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