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Progetto finalista Premio Scenario 2007
Due figurine monche e mutilate come vecchi
bambolotti, strette in uno stanzino vuoto da alberghetto ad
ore, consumano una "prestazione straordinaria":
vivificare un ricordo, rimestando nel magma confuso di una
memoria che scivola, si perde, balbetta
Il tentativo folle è quello di azionare la macchina
dei ricordi, correggendo il passato.
Mamùr è un lavoro sulla dimenticanza,
sulla perdita.
Perdita della memoria, della coscienza, della propria identità,
dei sensi
I due personaggi-marionetta sono manovrati da fili invisibili
di legami e relazioni sconnesse.
Attorniati dalla loro "roba" cioè dal nulla,
accompagnati dal loro "gioco", da un codice prestabilito
che resta unica relazione possibile, i due replicano la propria
recita all'infinito, unici attori.
Di questa recita sembrano spettatori silenziosi e attenti
i fantasmi grotteschi dei loro parenti, dei loro affetti e
degli amori.
Ma amùr: un mon amour contratto, una
dichiarazione detta male, distorta, storpiata, abbozzata,
interrotta, soffocata nell'ultima agonia che annuncia la fine
di tutto, ultime parole di un condannato.
Diventano puro suono le frasi degli amori mancati, parlati
e sparlati dal pulpito di una oramai conclamata afasia affettiva.
Restano soli e presenti i personaggi, chiusi nel proprio racconto
come in una pagina.
Dannati.
Senza fughe, senza sonno.
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