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Progetto finalista Premio Scenario 2007
C'era una volta la cortina di ferro.
Un muro che separava e salvaguardava il nostro recinto di
libertà.
C'erano una volta i confini, la prepustnica, la dogana.
Allora ci sentivamo protetti.
C'erano una volta i comunisti.
I tempi corrono, la gente mormora, ci sono la rete, la globalizzazione,
gli arabi.
Adesso ci sentiamo liberi.
Mattatoioscenico ha sede a Gradisca d'Isonzo. A Gradisca d'Isonzo
c'è un Centro di Permanenza Temporanea. Quello di Lampedusa
passa nel telegiornale delle otto o in una inchiesta dell'Espresso.
Quello di Gradisca c'è ma non si vede.
Un non-luogo.
Un altro muro.
Sessanta persone dentro.
Fuori, una comunità indifferente, benestante, sicura.
Una comunità che guarda e passa: operai in macchina
sulla statale adiacente, inquilini di condomini con terrazza
vista-muro, casalinghe in fila alle casse del vicino Centro
commerciale.
Occhio non vede, cuore non duole.
A metà strada tra antropologia del sentimento e processo
di emancipazione, il progetto si sviluppa attraverso la rappresentazione
di un tema obliquo, quello del rapporto tra rimozione, indifferenza
e responsabilità.
Mattatoioscenico, indifferente, benestante, sicuro, fa del
teatro un atto quotidiano, creativo, politico, una risposta
alla mentalità condivisa della comunità in cui
vive.
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