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Segnalazione speciale Premio Scenario 2007
Motivazione della
Giuria
per le molte potenzialità di
un'invenzione che cela la scena teatrale e la lascia al lavoro
immaginativo dello spettatore. Un medium espressivo elastico
e inviolabile che separa e assorbe l'azione rivelandone (anche
metaforicamente) l'ossatura, per raccontare di una lotta per
l'esistenza che coniuga il corporeo e l'incorporeo e svela
la scena come luogo ancestrale del conflitto fra percezione
e illusione, in un crescendo di tensione sapientemente orchestrato
su una campionatura di suoni quotidiani dalle risonanze primordiali.
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Lo spettacolo
Un telo bianco e incorniciato divide completamente lo spazio;
il corpo in scena da chi è venuto a vederlo.
Una superficie ininterrotta che sigilla la visione, senza
concedere immagini in trasparenza.
A rompere l'attesa appare una forma impressa sul telo dal
retro, il primo frammento di un corpo umano che nasce dalla
materia, per far risaltare alla luce le forme sfumate delle
proprie sporgenze.
Sulla superficie bianca riaffiorano quelli che sembrano essere
resti umani o reperti di una civiltà sepolta: frammenti
che si affermano in rilievo, che sembrano sbocciare da questa
materia lattea per generare un bassorilievo in continuo movimento.
La progressione delle immagini ricrea un corpo nell'atto della
propria formazione. Se dal principio i frammenti appaiono
singolarmente, arrivano in seguito a ricomporre l'immagine
familiare di un corpo umano. Come feti che definiscono la
propria anatomia durante i mesi della gestazione, i corpi
si modellano gradualmente e sperimentano la capienza dell'utero
premendo ciecamente contro le pareti di un pallido ventre
materno; costruiscono un corpo apparentemente privo di limitazioni
gravitazionali, capace di mostrarsi lungo la totalità
della superficie.
Setto nasale, femore, nocche e scapole sono scomposti ed esposti
attraverso un'epidermide talmente sottile da non riuscire
più a celare nulla: sono apparizioni che privilegiano
gli spigoli delle ossa e comprimono la forma della carne,
modificando la percezione del corpo fino a creare una sorta
di danza radiografica. Del corpo umano rimane così
la sola struttura portante e spariscono fisionomia, tratti
distintivi e carne.
In una lenta progressione il corpo si distacca dalla materia,
si impone in maniera autonoma e intraprende una lotta contro
il telo, nel perenne tentativo fallimentare di fissare la
propria immagine o emergere oltre questo confine invalicabile.
Così ogni volta che il corpo si distacca, i rilievi
vengono nuovamente inghiottiti dall'indifferente omogeneità
del telo, come dettagli di un ricordo che si va lentamente
perdendo; i frammenti divengono i caratteri di una nuova forma
di scrittura che non può lasciare traccia o testimonianza.
La timidezza è ora duplice. Da un lato una sorta di
convenzionale timidezza a mostrare le ossa: ad esporre un
corpo anonimo ridotto alla sua semplice struttura, privato
di risvolti intimi a cui affezionarsi e tuttavia in grado
di essere veicolo di costruzione scenica. Dall'altro è
la dovuta timidezza che il corpo scenico trasporta con sé,
necessità di ritirarsi al termine dell'atto, nel donarsi
e bruciare in un rogo scenico che non lasci traccia.
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