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2007 11a edizione - FINALE
PRESENTAZIONI
Scenario compie vent'anni

Ancora una volta ci piace richiamare l'immagine che ha accompagnato il percorso biennale del Premio, dal bando alla finale: un'immagine che si è caricata in questi mesi di segni e che ha contribuito a interpretarli, forse al di là delle intenzioni iniziali. Una bocca spalancata in un urlo, tagliata trasversalmente, sfuocata ma leggibilissima, la bianca cornice dei denti nell'attitudine di mostrarsi senza mordere.
Un volto tagliato in un arco teatrale, e spalancato sul buio. Un'immagine che è una metafora forte del teatro delle nuove generazioni, tanto da non necessitare spiegazioni.
Tutto il lavoro di Scenario è stato in fondo, in questi anni, quello di ascoltare la voce delle giovani generazioni, raccogliendone un urlo che tanto silenzioso non è, in termini di proposte artistiche, risorse, necessità, visioni, ma che di fatto è reso muto da un sistema teatrale che riflette i paradossi del paese: vecchio, privo di progetto, impegnato nell'egoistica difesa di pochi privilegi.
Scenario si rivolge alle giovani generazioni e incontra i loro progetti. Mai l'anacronismo del premio è suonato tanto controcorrente! Tanto da rischiare di essere a sua volta confinato nell'iperuranio delle idee e delle intenzioni, da tutti condivise e da tutti per lo più disattese.
Quest'anno il Premio Scenario compie vent'anni e per una volta le nostre parole di presentazione della finale vogliono essere soprattutto un invito al mondo teatrale. Scenario non è che un tassello, che però si innerva nel panorama nazionale del teatro e ne restituisce una ricchezza non trascurabile. Una ricchezza che va raccolta, di cui va ascoltato l'urlo, come nel profetico poema di Allen Ginsberg, perché sono le giovani generazioni a rappresentare il pensiero del presente e a trasformarlo in visioni.
Fabrizio De Andrè ha scritto in suo frammento inedito: "Perché lo chiamiamo passato, se non passa mai?". Il peggior passato continua a essere il presente istituzionale di un teatro di cui da ogni parte si invocano segni di rinnovamento, ripresa, apertura. E di questo passato che non passa rischiano di far parte anche le ennesime occasioni non concesse alle giovani generazioni.
La finale del Premio Scenario è anche un passaggio di testimone, che ci auguriamo venga raccolto. Per questo giudichiamo quanto mai importante l'inserimento all'interno del Festival di Santarcangelo, e ringraziamo sinceramente per questa opportunità. Quest'anno la finale riguarda 12 finalisti, che sono il risultato di una selezione di 268 progetti dei quali 147 provenienti dal Nord, 58 dal Centro e 63 dal Sud. Vogliamo qui ringraziare tutti gli artisti che hanno partecipato con le loro proposte. Come abbiamo scritto per la finale del Premio Ustica per il Teatro (che di Scenario condivide tutto il percorso), per noi questi giovani sono il futuro del nostro teatro e il presente dell'impegno di Scenario.

Stefano Cipiciani, presidente Associazione Scenario
Cristina Valenti, direttore artistico Associazione Scenario

 
Un momento del festival

Prendiamo a prestito il titolo del bellissimo film di Ermanno Olmi I cento chiodi perché troviamo sia intanto un titolo che contiene un valore di verità inimmaginabile e sorprendente, e poi perché il racconto stesso sembra costruirsi come per tasselli, immagini-lacuna direbbe Georges Didi-Huberman, dove il piano parziale della vicenda diventa metafora dell'esistenza dell'uno e dei molti, di fatto un atto di resistenza malgrado tutto e tutti; allo stesso modo - a nostro avviso - Scenario insiste e persiste (tentando sempre vie ulteriori per sua fortuna) nonostante il Teatro fallisca. Il Teatro fallisce e con lui tutti i premi che lo nutrono o denudano, con le sue immagini inadeguate, la sua temperatura spesso in difetto o in eccesso, insomma il Teatro che muore vive tra il vedere e il sapere di un teatro che lo si può solo immaginare. E Scenario volutamente insufficiente, parziale, mancante, rimane un punto di contatto possibile tra l'immagine (appunto) che abbiamo imparato ad avere del Teatro e ciò che manca nella vita, la sua verità! Di Scenario amiamo questa indifferenza al tempo ancorato all'oggi, la sua necessità non necessaria ma che dà volto a piccole, fragili libertà, amiamo il contrasto sempre acceso di tante anime che lo accudiscono e lo motivano, perché quei contrasti lo fanno sentire avvezzo, arrogante e, viva iddio, sicuro del suo posto in questa appannata scena italiana. Era dunque inevitabile che questo posto, quest'anno, fosse dentro il festival, uno dei momenti del festival, e che con il festival dialogasse da pari.

Olivier Bouin, direttore generale e artistico Santarcangelo International Festival of the Arts
Paolo Ruffini, condirettore artistico Santarcangelo International Festival of the Arts

     
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