Mi chiamo Cecilia, sono nata
a Brescia nel 1984, dieci anni dopo la strage di Piazza della
Loggia. Da sempre la memoria di quell'evento ha fatto parte
del mio vissuto [
].
Ho sentito l'urgenza di parlare di Piazza della Loggia perché,
nella mia esperienza, la piazza rappresenta l'intersezione tra
luogo simbolico, che richiama alla mente la strage e altre stragi,
e luogo fisico, agito e vissuto in prima persona. Tutte le volte
che sono stata in piazza, che ho bevuto alla fontana, che sono
andata a manifestare, che ci sono passata per caso con l'occhio
attento alle vetrine, ho percepito l'esistenza di un duplice
livello che collegava ciò che stavo vivendo in quel momento
agli avvenimenti che compongono la storia d'Italia degli ultimi
quarant'anni.
Questo è stato il punto a partire dal quale ho tentato
di organizzare la molteplicità di informazioni e suggestioni
su Piazza della Loggia, stimolata e aiutata dal testo di Giancarlo
Feliziani, Lo Schiocco. Storie dalla Strage di Brescia.
Tre sono i filoni tematici su cui mi sono mossa:
- la storia del mio rapporto con Piazza della Loggia e con la
strage;
- la ricostruzione dell'iter processuale;
- la storia delle persone che erano in piazza.
Il punto di partenza della narrazione è una manifestazione
dello scorso settembre nella quale il comitato "Verità
per Aldro" ha chiesto l'apertura di un processo per la
morte di Federico Aldrovandi, ucciso a Ferrara dalle forze dell'ordine
nel settembre 2005 in circostanze ancora oscure. Il legame tra
Piazza Castello a Ferrara e Piazza della Loggia a Brescia è
quello tra una generazione che è costretta per la prima
volta a chiedere giustizia allo Stato (Federico Aldovrandi aveva
diciotto anni e buona parte del comitato è formata da
amici suoi coetanei) e chi ormai da trent'anni pone strenuamente
alla giustizia le stesse domande.
La parte del vissuto biografico prende spunto da una memoria
per immagini che a vario titolo si collegano alla piazza e alla
strage, istantanee che raccontano il mio rapporto con la piazza
[
].
La ricostruzione dell'iter processuale è stata la parte
più problematica, dal momento che le cinque istruttorie
su Piazza della Loggia si snodano nell'arco di più di
un trentennio. Sono partita dalla considerazione che per le
stragi in Italia non c'è giustizia ma mi sono resa conto
che questa constatazione è molto problematica, perché
bisogna distinguere tra verità giudiziaria (alla quale
ancora non si è giunti e probabilmente non si giungerà
mai) e verità storica (accertata anche grazie al lavoro
dei tribunali) [
] Le indagini, che inizialmente (anche
a causa di depistaggi) si erano concentrate sull'ambiente delinquenziale
bresciano si sono faticosamente indirizzate verso le organizzazioni
neofasciste attive in quegli anni e ad oggi ipotizzano che ideazione
e realizzazione della strage siano ascrivibili a "Ordine
nuovo", formazione neofascista veneta con ramificazioni
in tutta l'Italia, al cui interno vanno rintracciate le responsabilità
delle stragi del periodo 1969-1974.
Il terzo filone tematico riguarda le vittime: il racconto di
quella mattina fredda e di pioggia. Spaccati biografici così
come sono narrati ne Lo Schiocco.
[
] Molti sono stati i timori di inadeguatezza legati alla
difficoltà di rendere tramite una narrazione teatrale
un tema tanto complesso e alla mia inesperienza (non ho alle
spalle alcuna formazione sistematica ma solo alcuni laboratori
teatrali). Ho cercato di mantenere uno sguardo personale, un
punto di vista fortemente autobiografico: quello di una ragazza
di 23 anni che con le sue incertezze e difficoltà vuole
sapere di più sulla storia recente del suo paese.
Per me portare avanti questa ricerca risponde all'esigenza di
dare un senso al mio presente, senza aspettare di diventare
"grande", di finire l'Università; risponde
al bisogno di fare qualcosa di concreto per tentare di tradurre
in pratica le mie idee.
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