Spettacolo vincitore Premio Scenario Infanzia 2008

Mosika (San Lazzaro di Savena - Bo)
Un paese di stelle e sorrisi

Mosika (San Lazzaro di Savena - Bo)

Un paese di stelle e sorrisi

di Judith Moleko Wambongo
Victorine Mputu Liwoza
luci e audio Giulia Franzaresi
foto Luciano Paselli
fascia d'età 11-16 anni

Victorine Mputu Liwoza
via Benassi, 67 - 40068 San Lazzaro di Savena (Bo)
cell. 349 6391535
vliwoza@alfawassermann.it
 

DALLA RASSEGNA STAMPA

"Gazzetta di Parma", 19 marzo 2009
di Valeria Ottolenghi

"Una storia di immigrazione che parla di un legame d'affetto spezzato...": così iniziava la motivazione della giuria che proclamava vincitore del Premio Scenario Infanzia 2008 Un paese di stelle e sorrisi evidenziando come attraverso elementi semplici e immagini fortemente evocative lo spettacolo - allora ancora un frammento, venti minuti di prezioso assaggio - riuscisse a toccare "l'archetipo dell'allontanamento". E quella "luminosità di una storia affettiva" che rivela echi universali attraversa ora tutta la creazione della Compagnia Mosika (lontananza in lingua lingala, uno degli idiomi del Congo). […] Molto brave le autrici/attrici Victorine Mputu Liwoza e Judith Moleko Wambongo, rispettivamente nel ruolo di madre e di figlia, coinvolgente l'accordo comune nei ritmi, i passi di danza, la lingua d'origine, echi di tenerezza e nostalgia. […] Il loro paese, in quell'Africa difficile, è ricco di stelle e sorrisi "ma sa essere anche molto crudele". Le lingue si mescolano mentre si passa dal racconto distaccato all'espressione più scoperta dei sentimenti, delle emozioni. Lettere/aeroplanini di carta che volano dall'una all'altra. Scritture danzate nell'aria. La madre racconta della neve, Judith della guerra, tanti soldati nelle strade, case crollate, macerie: esplodono i palloncini evocando gli spari. Studi paralleli, la madre per imparare l'italiano, la figlia il francese. Non è facile risparmiare in quell'Europa che pure Judith continua a sognare. Forse, forse la madre ha dimenticato le tante promesse fatte partendo? Volti di malinconia, occhi di tristezza... fino a quell'abbraccio finale e nuove danze - e applausi.



"Eolo Rivista/Teatro ragazzi", 21maggio 2009
di Mario Bianchi

A Segnali abbiamo anche rivisto Un paese di stelle e sorrisi del gruppo Mosika, una produzione Teatro dell'Argine di e con Judith Moleko Wambongo e Victorine Mputu Liwoza, vincitore del Premio Scenario Infanzia 2008. Due donne in scena, due congolesi, una giovane donna e una ragazza, da una parte vi è la storia di una madre africana che si allontana dal proprio paese, il Congo, lasciando tutti gli affetti ma soprattutto la figlia. Dall'altra c'è la storia di una figlia che resta, crescendo tra difficoltà e speranze, senza la figura materna. Lo spettacolo vive sul continuo confronto tra le due realtà attraverso lettere che tramandano sentimenti, la nostalgia, la paura, la gioia di nuove esperienze. Tutto è semplice e nello stesso tempo significativo nello spettacolo, si intersecano lingue il lingala ("dialetto" locale del Congo), il francese (la lingua "madre" del colonizzatore) e l'italiano (la lingua del paese che ospita la madre), lettere che viaggiano come aeroplanini di carta, palloncini che intrisi di gioia si tramutano efficacemente in strumenti di morte, canti e suoni che evocano mondi lontani eppure così vicini.
Forse a tratti vi è qualche semplificazione eccessiva ma Un paese di stelle e sorrisi è uno spettacolo teatralmente e culturalmente importante e soprattutto in tempi bui come questi ci restituisce sentimenti e valori comuni a tutti, quelli della perdita e dell'attesa, quelli della fiducia negli altri e della speranza di un avvenire migliore.

"Eolo Rivista/Teatro ragazzi", 29 maggio 2009
di Nicola Viesti

Difficili e contraddittorie le vie che si aprono davanti ad una madre e ad una figlia nel Congo di oggi. Il desiderio di una vita migliore costringe a scelte dolorose, ad abbandoni che segnano le anime e che nessuno sa sino a che punto siano inevitabili, necessari. Un paese di stelle e sorrisi, vincitore del premio Scenario Infanzia 2008, è uno spettacolo coniugato al femminile: una madre, per assicurare un futuro alla figlia, migra in Europa; una figlia, fiduciosa che nel proprio paese la situazione migliorerà, resta in Africa. Entrambe sperimenteranno la delusione, l'una verso un continente mitizzato che le riserva ben poco di ciò che aveva immaginato, l'altra, giorno dopo giorno, soffrendo sulla propria pelle l'immobilismo di una situazione che non cambia, anzi degenera in una guerra fratricida che, come tutte le guerre, porta solo morte e distruzione. Ciò che resta immutato, ciò che sopravvive ad ogni cambiamento anche atroce è la forza degli affetti familiari, è il legame che unisce due donne che non è solo amore ma anche tenace radicamento alle proprie radici. Lo spettacolo, di fronte alle realtà terrificanti che ogni giorno ci riporta la cronaca, forse è troppo tenue. La madre in fondo non trova una terra troppo matrigna e la figlia esce indenne dal caos e dall'orrore. Ma il senso della messa in scena è centrato e inequivocabile grazie anche alla simpatia di due interpreti che sanno dare a Un paese di stelle e sorrisi leggerezza e una pacata costruzione spettacolare che spesso si dimostra molto convincente.


 

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