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DALLA RASSEGNA STAMPA
"Gazzetta di Parma", 19 marzo 2009
di Valeria Ottolenghi
"Una storia di immigrazione che parla di un legame d'affetto
spezzato...": così iniziava la motivazione della giuria
che proclamava vincitore del Premio Scenario Infanzia 2008 Un paese
di stelle e sorrisi evidenziando come attraverso elementi semplici
e immagini fortemente evocative lo spettacolo - allora ancora un
frammento, venti minuti di prezioso assaggio - riuscisse a toccare
"l'archetipo dell'allontanamento". E quella "luminosità
di una storia affettiva" che rivela echi universali attraversa
ora tutta la creazione della Compagnia Mosika (lontananza in lingua
lingala, uno degli idiomi del Congo). [
] Molto brave le autrici/attrici
Victorine Mputu Liwoza e Judith Moleko Wambongo, rispettivamente
nel ruolo di madre e di figlia, coinvolgente l'accordo comune nei
ritmi, i passi di danza, la lingua d'origine, echi di tenerezza
e nostalgia. [
] Il loro paese, in quell'Africa difficile,
è ricco di stelle e sorrisi "ma sa essere anche molto
crudele". Le lingue si mescolano mentre si passa dal racconto
distaccato all'espressione più scoperta dei sentimenti, delle
emozioni. Lettere/aeroplanini di carta che volano dall'una all'altra.
Scritture danzate nell'aria. La madre racconta della neve, Judith
della guerra, tanti soldati nelle strade, case crollate, macerie:
esplodono i palloncini evocando gli spari. Studi paralleli, la madre
per imparare l'italiano, la figlia il francese. Non è facile
risparmiare in quell'Europa che pure Judith continua a sognare.
Forse, forse la madre ha dimenticato le tante promesse fatte partendo?
Volti di malinconia, occhi di tristezza... fino a quell'abbraccio
finale e nuove danze - e applausi.
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"Eolo Rivista/Teatro ragazzi", 21maggio 2009
di Mario Bianchi
A Segnali abbiamo anche rivisto Un paese di stelle e sorrisi del
gruppo Mosika, una produzione Teatro dell'Argine di e con Judith
Moleko Wambongo e Victorine Mputu Liwoza, vincitore del Premio Scenario
Infanzia 2008. Due donne in scena, due congolesi, una giovane donna
e una ragazza, da una parte vi è la storia di una madre africana
che si allontana dal proprio paese, il Congo, lasciando tutti gli
affetti ma soprattutto la figlia. Dall'altra c'è la storia
di una figlia che resta, crescendo tra difficoltà e speranze,
senza la figura materna. Lo spettacolo vive sul continuo confronto
tra le due realtà attraverso lettere che tramandano sentimenti,
la nostalgia, la paura, la gioia di nuove esperienze. Tutto è
semplice e nello stesso tempo significativo nello spettacolo, si
intersecano lingue il lingala ("dialetto" locale del Congo),
il francese (la lingua "madre" del colonizzatore) e l'italiano
(la lingua del paese che ospita la madre), lettere che viaggiano
come aeroplanini di carta, palloncini che intrisi di gioia si tramutano
efficacemente in strumenti di morte, canti e suoni che evocano mondi
lontani eppure così vicini.
Forse a tratti vi è qualche semplificazione eccessiva ma
Un paese di stelle e sorrisi è uno spettacolo teatralmente
e culturalmente importante e soprattutto in tempi bui come questi
ci restituisce sentimenti e valori comuni a tutti, quelli della
perdita e dell'attesa, quelli della fiducia negli altri e della
speranza di un avvenire migliore.
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"Eolo Rivista/Teatro ragazzi", 29 maggio 2009
di Nicola Viesti
Difficili e contraddittorie le vie che si aprono davanti ad una
madre e ad una figlia nel Congo di oggi. Il desiderio di una vita
migliore costringe a scelte dolorose, ad abbandoni che segnano le
anime e che nessuno sa sino a che punto siano inevitabili, necessari.
Un paese di stelle e sorrisi, vincitore del premio Scenario Infanzia
2008, è uno spettacolo coniugato al femminile: una madre,
per assicurare un futuro alla figlia, migra in Europa; una figlia,
fiduciosa che nel proprio paese la situazione migliorerà,
resta in Africa. Entrambe sperimenteranno la delusione, l'una verso
un continente mitizzato che le riserva ben poco di ciò che
aveva immaginato, l'altra, giorno dopo giorno, soffrendo sulla propria
pelle l'immobilismo di una situazione che non cambia, anzi degenera
in una guerra fratricida che, come tutte le guerre, porta solo morte
e distruzione. Ciò che resta immutato, ciò che sopravvive
ad ogni cambiamento anche atroce è la forza degli affetti
familiari, è il legame che unisce due donne che non è
solo amore ma anche tenace radicamento alle proprie radici. Lo spettacolo,
di fronte alle realtà terrificanti che ogni giorno ci riporta
la cronaca, forse è troppo tenue. La madre in fondo non trova
una terra troppo matrigna e la figlia esce indenne dal caos e dall'orrore.
Ma il senso della messa in scena è centrato e inequivocabile
grazie anche alla simpatia di due interpreti che sanno dare a Un
paese di stelle e sorrisi leggerezza e una pacata costruzione spettacolare
che spesso si dimostra molto convincente.
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