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lo spettacolo
tempèstas in origine significò momento
del giorno, solo in seguito divenne condizione, stato atmosferico
e infine, in modo speciale, un tempo burrascoso e rovinoso.
Ne La Tempesta, nel Fregio e in altri dipinti di Giorgione
l'attimo fulmineo viene congelato nella rappresentazione naturale
del lampo, dell'atmosfera e della luce di un Veneto che non
ritornerà, catturato dallo sguardo che fissa la stagione
e le fasi del ciclo di vita vegetale, sconvolto dal vento,
saturato dalle buie nubi incombenti. Erba, terra, vento, nebbie,
acqua, luce e nembi: la natura offre un codice - la cui chiave
è da ricercare nella tradizione sapienziale vetero-testamentale
e nei testi apocalittici - per annunciare la fine dei giorni.
Si profila dagli ultimi studi sull'opera di Giorgione un artista
più inquieto del paesaggista idillico romanticamente
descritto dalla tradizione. Due influenze culturali, come
due tensioni sotterranee contrarie, sembrano animare Giorgione:
da una parte una visione pessimistica del mondo e della sua
storia assimilata dalla cultura giudaica (tutto è havel
havalìm vuotissimo e incomprensibile: il passato
perde valore, il presente è confuso, e anche il futuro
è una tavola vuota); dall'altra la fiducia in una promessa
di salvezza e nell'esistenza di strumenti per fare fronte
al chaos che rimanda contemporaneamente all'umanesimo quattrocentesco,
alle aspettative messianiche ebraiche e alla fede, di matrice
cristiana, nell'avvento di "un nuovo cielo e una nuova
terra", alla consolazione che Dio stesso sarà
tra gli uomini e "asciugherà loro ogni lacrima
dagli occhi, e morte non sarà più, né
ci sarà più lutto, né pianto, né
pena, mai più, perché queste cose più
non saranno." (Giovanni, Apocalissi)
La costruzione drammaturgica e l'invenzione iconografica di
TEMPESTA, prendono le mosse dallo studio della composizione
e dei temi nell'opera giorgionesca, tuttavia - lungi dal voler
creare un percorso teatrale sulla figura di Giorgione e sulla
sua opera - ambiscono ad approdare a una creazione assoluta,
cioè libera e indipendente.
Giorgione rappresenta una sensibilità artistica e spirituale
in cui ci riconosciamo, a cui ci siamo educati e di cui continuano
a nutrirsi le nostre pur diverse esperienze formative. La
nostalgia per un'età della terra e della polvere e
il tentativo di conciliarla con la modernità, comprendendo
la profonda frattura e le tensioni che questa frattura continua
incessantemente a esercitare nel profondo della nostra società,
caratterizza da tempo, come una linfa comune, i lavori di
ANAGOOR.
Apparteniamo a una generazione che non ha conosciuto il proprio
territorio vergine ma è nata e cresciuta durante e
dopo la sua definitiva devastazione. Un periodo storico in
cui le Venezie sono tornate a essere un singolare motore economico,
produttore di consumi e ingranaggio della cultura mercantile
globale, porta inevitabilmente aperta agli orienti del mondo,
con tutte le conseguenti tensioni politiche ingenerate dal
pensiero miope di chi crede che la porta aperta da Venezia
al mare non debba essere altrettanto aperta dal mare a Venezia.
Questa stessa generazione non conosce guerre, avendole l'occidente
allontanate da sé e spinte in Terre Sante perennemente
ferite e purulenti. Tuttavia è la prima ad aver assimilato
l'angoscia di un olocausto nucleare, la paura di pandemie
e di un contagio sessuale che ha cambiato per sempre l'amore
e le relazioni, l'inquietudine per un visibile collasso ecologico.
È questa percezione di noi stessi, locali e globali,
visione intima e quadro d'insieme, l'oggetto d'indagine. L'Apocalissi
(nel senso e di battaglia finale, e di rivelazione) che
ci interessa è tanto quella universale quanto quella
personale, di ciascun individuo che sente e soffre il tempo
breve della giovinezza, l'irreparabile finitezza. La crescita,
la sfida contro il chaos, la caducità.
Alle previsioni astrologiche dei cieli del primo lustro del
XVI secolo si sostituiscono i segni dell'incombente contemporaneo,
ma la condizione umana di cosciente essere effimero (che dura
un giorno) rimane il primo motore dell'angoscia e dei suoi
risvolti più sublimi: l'arte e la poesia.
Nel giorno e nel suo trascorrere, per ciascun uomo la propria
apocalisse personale.
Come in Giorgione l'Anticristo è uno di noi, così
è in noi stessi che cresce l'antagonista della nostra
personale battaglia.
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