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2009 12a edizione |
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>> ANAGOOR
----TEMPESTA
>> Imamama
---- Come bestie che cercano bestie
>> BALOON PERFORMING
CLUB
---- COSMOPOLIS
>> Nuda
Veritas
----Eden
>> Luca Serrani
---- Come senza respiro
>> Danila Fiorino
---- Finché ci siamo
>> Teatro
di Legno
---- Non merita lamenti
>> LAFABBRICA
---- Quando saremo GRANDI!
>> Codice Ivan
---- Pink, Me & The Roses
>>
Marta Cuscunà
---- È BELLO VIVERE LIBERI!
>> Valentina
Grigò
---- Edith
>> Marzia
Gambardella
---- La collina degli angeli - ovvero ricordanze e sortilegi
>> Massimo
Zaccaria
----La Cisterna
>> Camilla
Barbarito
---- Pino
>> Odemà (Enrico
Ballardini, Giulia D'Imperio, Davide Gorla)
---- A tua immagine
>> Chiara Bersani_Claudia
Valla
---- Progetto Dearest. 2° studio performativo
>>Franca
Battaglia
----La Bella Lena - viaggio verso l'estasi in 12 contrazioni
>>Andolina-Calò-Robbiano-Di
Matteo
----Masculiata
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Andolina-Calò-Robbiano-Di Matteo (Palermo)
Masculiata
progetto di Monica Andolina
Delia Calò
Giada Robbiano
diretto e interpretato da Monica Andolina
Delia Calò
Giada Robbiano
musiche di Valeria Di Matteo
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Delia Calò
via Dei Cantieri, 88 - 90142 Palermo
cell. 328 4455105
deliacalo@libero.it
www.lacompagniadeltratto.it
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Masculiata è
uno spettacolo grottesco e visionario. In una società
del futuro, il potere decide ogni cosa, annullando ogni diversità,
stabilendo persino la sessualità degli individui. Nessuna
donna, nessuna possibilità di ribellarsi. Un luogo, invece,
popolato solo da "masculi", da uomini cioè
(o da donne "masculiate") che fanno della coercizione
l'unico mezzo di comunicazione in una società paranoica
e vaneggiante.
Tre i personaggi: Austì e Totò (due donne "masculiate"),
e Curò (una donna che sta per essere "masculiata"),
in un luogo che ha smesso di rivelarsi, celebrano un rituale
sghembo,'U leva sapuri. Un rituale imposto che occorre
a perpetuare la stoltezza e a privare gli individui di qualsiasi
libertà. Un quarto personaggio è rappresentato
da una radio, ovvero il potere (Iddi); un potere che
determina ogni azione servendosi di alcune strofe di una canzone
napoletana (scritta appositamente per lo spettacolo).
Masculiata intende raccontare un futuro prossimo (sempre
meno fantascientifico), dove non esiste più alcuna libertà
d'azione, dove ogni cosa è stabilita da un potere che
massifica, ingloba, divora l'individuo e le sue differenze.
Un futuro senza alcuna speranza o consolazione o via di fuga
o possibilità di svolta o ipotesi risolutiva. Un futuro
maledetto, miserabile e accanito. Un futuro che minaccia il
futuro a venire di altra noia, altro nulla, altra guerra; un
futuro che è già al passato prima di essere al
presente, un futuro trascorso. Il riassunto delle puntate precedenti.
Un futuro imbarazzante, rinchiuso in se stesso, incartato, un
futuro consapevole di ogni vergogna; un futuro che, nonostante
tutto, tira al futuro. Se inizialmente parrà confortante
la figura antagonistica di Curò (colei che, con un'improbabile
rivoluzione, ha inteso sconvolgere l'evoluzione dei fatti),
il finale restituirà l'impossibilità di un qualsiasi
sovvertimento. Tutto rimarrà immoto. Il futuro resterà
un'utopia, sarà solo il frutto del pensiero benpensante,
che vorrebbe scorgere la speranza persino nella più certa
disperazione.
Le tematiche dello spettacolo, sebbene di matrice pinteriana,
intendono raccontare un oggi che più oggi non si può.
Il marciume di ogni rituale fine a se stesso. L'inesistenza
di qualsivoglia spiritualità. L'ignoranza. La depravazione
culturale. E tenterà di farlo con le armi dell'ironia,
con uno stile che sia al contempo estemporaneo e articolato,
realistico e stravagante.
Infine, una considerazione: la lingua utilizzata non farà
sconti di sorta, sarà vivida e popolare, un palermitano
violento e realistico dal ritmo ossessivo, che toglie il fiato.
Ciò per favorire un'iniziale reazione di estraneità
da parte del pubblico, che via via vorremmo venisse risucchiato
nella storia, riconoscendovi il plausibile futuro di ognuno.
È una scelta estrema, ne siamo ben convinte, ma necessaria,
crediamo. Perché, se è vero che certo teatro fa
incetta della realtà, è altrettanto vero che certa
realtà fagocita ogni tentativo di renderla teatralizzabile.
Fine della considerazione.
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La compagnia
Monica Andolina, Delia Calò, Valeria Di Matteo e Giada
Robbiano vengono da esperienze artistiche diverse. Unica cifra
che le accomuna è l'esperienza formativa e professionale
con la Compagnia del Tratto, associazione con sede a Palermo
che da qualche anno si occupa essenzialmente di nuove drammaturgie
e nuove musiche.
Monica Andolina ha lavorato come attrice negli spettacoli
Gaijin!, I tempi stanno per cambiare, Donne,
e al primo studio de Il male stanco.
Delia Calò ha lavorato come attrice negli spettacoli
W Santa Rosalia, Gaijin! I tempi stanno per cambiare, Donne,
e al primo studio de Il male stanco.
Giada Robbiano ha lavorato come attrice negli spettacoli
L'opera da tre soldi, Gaijin! I tempi stanno per cambiare,
Donne, e al primo studio de Il male stanco.
Adesso, tutte e tre, lavorano a Masculiata, un progetto
che, a prescindere da ciò che capiterà, intendono
portare a termine.
Valeria Di Matteo studia pianoforte al conservatorio
Vincenzo Bellini di Palermo. Da qualche tempo si occupa di
arte multimediale. Anche lei, in merito a Masculiata,
ha le idee chiare.
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