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2009 12a edizione
 

>> ANAGOOR
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TEMPESTA

>> Imamama
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Come bestie che cercano bestie

>> BALOON PERFORMING CLUB
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COSMOPOLIS

>> Nuda Veritas
----Eden



>> Luca Serrani
---- Come senza respiro


>> Danila Fiorino
---- Finché ci siamo


>> Teatro di Legno
---- Non merita lamenti


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Quando saremo GRANDI!

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Pink, Me & The Roses

>> Marta Cuscunà
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È BELLO VIVERE LIBERI!

>> Valentina Grigò
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Edith

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La collina degli angeli - ovvero ricordanze e sortilegi

>> Massimo Zaccaria
----La Cisterna


>> Camilla Barbarito
---- Pino

>> Odemà (Enrico Ballardini, Giulia D'Imperio, Davide Gorla)
---- A tua immagine



>> Chiara Bersani_Claudia Valla
---- Progetto Dearest. 2° studio performativo

>>Franca Battaglia
----La Bella Lena - viaggio verso l'estasi in 12 contrazioni

>>Andolina-Calò-Robbiano-Di Matteo
----Masculiata

foto © Marco Caselli Nirmal

Marta Cuscunà (Ronchi dei Legionari - Gorizia)
È BELLO VIVERE LIBERI!
Ispirato alla biografia di ONDINA PETEANI.
Prima staffetta partigiana d'Italia deportata ad Auschwitz N. 81 672
SELEZIONE SCENARIO PER USTICA

ideazione, drammaturgia, regia e interpretazione Marta Cuscunà
costruzione degli oggetti di scena Belinda De Vito
luci e suoni Marco Rogante






Marta Cuscunà
via Brigata Valtellina, 44 - 34077 Ronchi dei Legionari (GO)
tel. 0481 77 91 62
cell. 329 96 16 91 8
akron_marta@yahoo.it











 

spettacolo vincitore del Premio Scenario per Ustica 2009

Motivazione della Giuria

È bello vivere liberi restituisce il sapore di una resistenza vissuta al di fuori di ogni celebrazione o irrigidimento retorico. Resistenza personale, segnata dai tempi impetuosi di una giovinezza che è sfida, scelta e messa in gioco personale. Resistenza politica, dove la protagonista, Ondina, incontra la storia e la sua violenza. Resistenza poetica, all'orrore che avanza e annulla. Resistenza adolescente, che incontra il sangue, lo subisce, lo piange, ma continua ad affermare la necessità della felicità e dell'allegria anche nelle situazioni più estreme che Ondina vive.
Ondina, di cui Marta Cuscunà ha ricercato le tracce attraverso un lavoro accurato sulle fonti storiche, dentro la memoria del proprio territorio e attraverso le parole di chi l'ha conosciuta. Spettacolo felicemente atipico, coniuga un fresco ed efficace lavoro di narrazione, attento ai piccoli gesti del quotidiano, a stupori di ragazza, con il mestiere del burattinaio, che riprende i propri personaggi, ne soffia via la polvere e li riconsegna, felicemente reinventati, a una comunicazione efficace, archetipica, popolare.
In questa ricerca anche l'orrore del lager può essere raccontato, senza che lo spettacolo perda lo straordinario candore e la felicità nel racconto della storia che ancora siamo.



Lo spettacolo

È bello vivere liberi! è l'ultima frase che Ondina Peteani ha scritto a poche settimane dalla morte, quando, in ospedale, il medico le chiese di scrivere, a occhi chiusi, la prima frase che le fosse venuta in mente. Ondina, allora, ha scritto quello che sentiva profondamente: amore per la libertà.
Ondina è stata definita da alcuni storici "prima staffetta partigiana d'Italia", per la precocità del suo impegno nella lotta di Liberazione, avvenuta in un territorio in cui la Resistenza è iniziata prima rispetto al resto d'Italia, grazie alla vicinanza con la Jugoslavia dove fin dal 1941 si erano formati gruppi partigiani attivi contro l'occupazione fascista.
La sua storia attraversa gli anni del fascismo nel Monfalconese, viene segnata in modo indelebile dalla detenzione ad Auschwitz e continua nel dopoguerra, come ostetrica e organizzatrice culturale e politica all'interno del PCI, poi PDS.
Lo spettacolo si ispira alla prima parte della vita di Ondina fino alla liberazione dai campi di concentramento e mette in luce alcune particolari tematiche: il contributo fondamentale apportato dalla Resistenza femminile all'emancipazione della donna; i sogni di libertà, gli ideali di pace e fratellanza dei giovani che aderirono al Movimento di Liberazione; l'incubo della deportazione nazista e la sopravvivenza nei lager.
Vorrei che questo progetto raccontasse la Resistenza in un modo non retorico né nozionistico: trasmettendo l'entusiasmo, la voglia di vivere liberi, la gioia di lottare per difendere la democrazia e la libertà che animarono i partigiani.
Vorrei raccontare tutto questo attraverso linguaggi differenti: le testimonianze (per ricreare l'atmosfera e lo spirito di quegli anni attraverso le parole di chi li visse in prima persona); il monologo civile (per creare un filo conduttore tra le vicende e un punto di vista contemporaneo); i burattini (per ritrovare la forma del teatro popolare che gli stessi partigiani utilizzavano nei bozzetti drammatici che scrivevano e interpretavano per festeggiare le vittorie); il teatro di figura con pupazzi (per raccontare in modo evocativo l'orrore dei lager; perché a un pupazzo si può fare di tutto, anche le cose più terribili; perché il rapporto tra pupazzo e manovratore è uguale a quello tra deportato e aguzzino; perché davanti alle immagini delle persone deportate ad Auschwitz lo shock emotivo è fortissimo e fa distogliere lo sguardo, mentre davanti a un pupazzo picchiato e umiliato si resta a guardare fino in fondo e l'emotività lascia spazio alla riflessione).
La biografia di Ondina mi ha letteralmente entusiasmata, scossa, "accesa". Ho incontrato una ragazza, poco più giovane di me, incapace di restare a guardare, cosciente e determinata ad agire per cambiare il proprio Paese; con un'intuizione fondamentale: la Donna è una risorsa irrinunciabile per la Pace e la Giustizia. Un esempio di partecipazione attiva, di come ogni singolo individuo può diventare indispensabile per la vita di un intero popolo.
D'altra parte la vicenda di Ondina mi ha permesso di guardare l'incubo dei lager nazisti da un punto di vista particolare: non solo dalla parte di chi aveva l'unica colpa di essere ebreo, omosessuale, handicappato, ma anche di chi aveva fatto una scelta di campo coraggiosa e definitiva. Ondina è stata deportata, umiliata, privata della sua identità e torturata perché lottava per la Libertà e aveva scelto di schierarsi, nonostante tutto.
Avverto l'urgente necessità di raccontare questa storia, oggi, perché "chi è senza memoria è senza futuro" e in Italia molti hanno dimenticato troppo in fretta il significato della Resistenza.

Marta Cuscunà nasce a Monfalcone, città operaia famosa per il cantiere navale in cui si costruiscono le navi da crociera più grandi del mondo e per il triste primato dei decessi per malattie causate dall'amianto. Si forma nell'ambito della Scuola Europea per l'Arte dell'Attore "Prima del Teatro" frequentando, dal 2005 al 2008, i corsi condotti da Joan Baixas, Paulo Duarte, Nuria Legarda (Teatro visuale), Agustí Humet, Xavier Algans, Jordi Muixi (Teatro musicale: L'Opera da tre soldi), Yuri Krasovskij (L'attore: un autore del suo ruolo. Studio per Zio Vanja, Le tre sorelle, Il giardino dei ciliegi e Il gabbiano), José Sanchis Sinisterra, Francesco Manetti, Giovanni Greco (Coralità per attori e drammaturghi).
Come attrice prende parte agli spettacoli Pesciomìni di Ugo Vicic (2004) e Pippo Pettirosso di Tullio Altan (2005) (produzioni CTA-Centro Regionale di Teatro d'Animazione e di Figure), Merma Neverdies, spettacolo con pupazzi di Joan Mirò, regia di Joan Baixas (2006, prod. Elsinor-Barcellona), Indemoniate! di Giuliana Musso e Carlo Tolazzi, regia di Massimo Somaglino (2007, prod. Teatro Club Udine, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia).




 
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