| menzione Premio Scenario 2009
Motivazione della Giuria
Per il recupero della parola pasoliniana all'interno della Roma di oggi, che, in modo diverso, vive nuove forme di scontro tra poveri, di rabbia, di discriminazione etnica, culturale e sociale. Per la tenacia con cui si riafferma la necessità di una rigorosa solitudine poetica e per la scommessa umana su una "disperata vitalità", ricercata nei territori del margine e dello scarto.
lo spettacolo
La solitudine: bisogna
essere molto forti
per amare la solitudine; bisogna avere buone gambe
e una resistenza fuori dal comune; non si deve rischiare
raffreddore, influenza o mal di gola; non si devono temere
rapinatori o assassini
Non c'è cena o pranzo o soddisfazione del mondo,
che valga una camminata senza fine per le strade povere,
dove bisogna essere disgraziati e forti, fratelli dei cani.
Pier Paolo Pasolini
La storia. Il breve racconto di Pasolini, Storia
burina, ambientato nella Roma più bassa, quella
lontana dal centro e dai monumenti, dalle vetrine e dai turisti,
quella Roma che non c'è sulle cartoline, ma che in
fondo è l'unica Roma vera da quasi sessant'anni, narra
di un incontro/scontro tra due giovani: Romano il Paino, bullo
di successo destinato al declino e Romano il Burino, da poco
giunto in città, parvenu in rapida ascesa. Entrambi
per sopravvivere lavorano al Macello di Testaccio e arrotondano
il salario con macellazioni clandestine. Inoltre una passione
li unisce: la boxe. Due vite nate sotto una cattiva stella,
predestinate alla sconfitta, senza alcuna possibilità
di redenzione o salvezza.
L'idea. Leggere Pasolini è entrare dentro a
un mondo fatto di miseria, disperazione ma anche poesia. I
suoi "eroi" di eroico non hanno nulla se non il
fatto di essere costretti a combattere contro la vita che
li ha messi nel posto più scomodo e lontano, confinati
al limite della città, al limite dell'esistenza stessa.
Si potrebbe pensare che questo mondo sia del tutto scomparso,
che faccia parte di una memoria letteraria, ma così
non è: se si guarda bene, se ci si allontana dall'ologramma
che Roma offre al mondo (il Papa, il Colosseo, Trastevere
)
si scopre che quella "disperata vitalità"
è ancora tutta lì, con le stesse facce, gli
stessi modi, la stessa desolata desolazione. Gli "eroi"
hanno solo cambiato nomi e provenienza, così Romano
il Burino non arriva più da Tuscania, ma da Sibiu,
sud della Romania. I lavori che fanno sono sempre gli stessi,
al limite della legalità e della sopravvivenza. La
solitudine che li accompagna è la stessa. La fine che
fanno è la stessa.
"Ma noi siamo borghesi, e quindi abbiamo innato il senso
della prudenza, della capacità a rimandare a domani
quello che non possiamo fare oggi, del rispetto per ciò
in cui la vita si consolida, si ordina e si fa opinione pubblica
e buon senso. Siamo conservatori di nascita, e in fondo non
dimentichiamo mai quello che la madre ci ha insegnato da bambini:
l'idea che la vita è sicura e lunga".
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