Santarcangelo, 21 giugno
2009
La Giuria del Premio Scenario 2009 ha valutato
i 18 progetti finalisti della dodicesima edizione del Premio
e, nel comunicare gli esiti del suo lavoro, desidera esprimere
in sede preliminare una serie di valutazioni di carattere generale.
I progetti finalisti hanno presentato nel loro complesso
proposte assai diversificate per opzioni drammaturgiche, formazione
e qualità del lavoro attorale, linguaggi espressivi
e loro contaminazioni, scritture e soluzioni sceniche, contenuti
e orizzonti tematici.
In particolare, sono emersi con forza alcuni tratti che segnano
l'originalità della presente edizione: la capacità
di esprimere nuove tendenze (anche nei risultati parzialmente
incompiuti) rispetto agli stereotipi dei generi teatrali più
praticati (particolarmente significativo in questo senso l'ambito
del teatro di narrazione e di impegno civile); la nuova apertura
verso strumenti popolari (dai burattini al melodramma); la
capacità di attingere alle risorse preteatrali dei
patrimoni biografici e delle culture antropologiche; una nuova
idea di radicamento, che contraddice sia l'indifferenza sia
la retorica dei territori; l'interrogarsi sulle convenzioni
teatrali, anche alla luce di approcci diversi sul piano delle
esperienze formative e creative, che rivelano interessanti
aperture ai paesi esteri e all'integrazione delle arti visive
e delle nuove tecnologie nello sviluppo del processo creativo.
Ai diciotto progetti finalisti la Giuria desidera
ricordare il valore della loro presenza in finale: un risultato
che si deve ritenere tale in sé e che è stato
riconosciuto dall'ampia partecipazione degli spettatori, fra
i quali spiccava la compatta presenza dei membri dell'Associazione
Scenario, a testimonianza dell'importanza della finale in
termini di confronto e visibilità. In particolare,
La Giuria ha apprezzato l'attenzione degli artisti non solo
alla presentazione dei propri spettacoli, ma anche alle proposte
degli altri concorrenti: buona premessa per un rapporto che,
nel corso del tempo, si può consolidare e diventare
di reale scambio artistico.
Confortata da questi risultati, la Giuria, assieme all'Associazione
Scenario, ricorda l'importante collaborazione dell'Associazione
Parenti delle Vittime della Strage di Ustica e dell'Assemblea
Legislativa della Regione Emilia-Romagna che continuano
a promuovere e sostenere la sezione del Premio dedicata all'impegno
civile. Si sottolinea inoltre il valore dell'inserimento del
Premio all'interno del progetto triennale di direzione artistica
Santarcangelo 2009-2011, che ha ospitato la finale
insieme al Teatro Petrella di Longiano, collaborandovi
fattivamente.
In particolare si vuole ringraziare, insieme all'Associazione
Scenario, l'ufficio stampa del Festival. Un sentito ringraziamento
ai tecnici coordinati da Fabrizio Orlandi che, con il loro
lavoro difficile e complesso, ancora una volta hanno reso
possibile la realizzazione del miracolo che ha permesso la
presentazione di 18 progetti nell'arco di tre giorni. Un forte
ringraziamento inoltre all'organizzazione, Anna Fantinel e
Alessandra Limatola, che hanno garantito le condizioni ottimali
per la visione dei lavori.
Data la complessità del panorama emerso e la diversificazione
delle proposte, oltre ai due progetti vincitori vincitori
e alle due segnalazioni speciali che andranno a formare
la Generazione Scenario 2009, la Giuria ha deciso di
esprimere due menzioni, riferite rispettivamente al
percorso Scenario e al percorso Scenario per Ustica.
La Giuria
Renata Molinari, presidente
dramaturg e docente di drammaturgia
Stefano Cipiciani
direttore Fontemaggiore, presidente Associazione Scenario
Gianluigi Gherzi
regista, autore e attore
Cristina Valenti
Docente Dams, Università di Bologna
Direttore artistico Associazione Scenario
Cristina Ventrucci
Coordinamento critico-organizzativo Santarcangelo 2009-2011
|
|
La Giuria proclama progetto vincitore del Premio Scenario
2009:
Pink, Me & The Roses di Codice Ivan (Bolzano)
Porsi una domanda sull'arte, mentre l'arte ci interroga
sulla nostra irriducibile natura. Riflettere su cos'è
che non procede mentre il decadimento non si ferma mai. Guardarsi
sfiorire nel luogo della bellezza. E non sapere da dove cominciare.
I giovani di Codice Ivan sembrano accedere al teatro da ingressi
decentrati e disorientanti che, assunti in piena consapevolezza,
offrono un'angolazione speciale allo sguardo, una libertà
che dischiude le valvole del processo creativo fino al suo
grado di immediatezza. Così, la favola antica sull'impossibile
collaborazione fra la rana e lo scorpione apre la scena alle
domande sul perché tutti i nostri tentativi di dialogo
sembrino destinati all'insuccesso; e sul perché sia
proprio il linguaggio a segnarne il fallimento. Ma forse c'è
un fattore umano che può ribaltare le prospettive più
scontate e tetragone. Bisogna riportare questo fattore sulla
scena, magari a partire dallo spettatore. Così il palco
svuotato, anziché mostrarsi come luogo di spopolamento,
può farsi luogo dell'accoglienza.
La Giuria proclama progetto vincitore del Premio Scenario
per Ustica 2009:
È BELLO VIVERE LIBERI! Ispirato alla biografia
di ONDINA PETEANI di Marta Cuscunà (Ronchi
dei Legionari - Gorizia)
È bello vivere liberi restituisce il sapore di una
resistenza vissuta al di fuori di ogni celebrazione o irrigidimento
retorico. Resistenza personale, segnata dai tempi impetuosi
di una giovinezza che è sfida, scelta e messa in gioco
personale. Resistenza politica, dove la protagonista, Ondina,
incontra la storia e la sua violenza. Resistenza poetica,
all'orrore che avanza e annulla. Resistenza adolescente, che
incontra il sangue, lo subisce, lo piange, ma continua ad
affermare la necessità della felicità e dell'allegria
anche nelle situazioni più estreme che Ondina vive.
Ondina, di cui Marta Cuscunà ha ricercato le tracce
attraverso un lavoro accurato sulle fonti storiche, dentro
la memoria del proprio territorio e attraverso le parole di
chi l'ha conosciuta. Spettacolo felicemente atipico, coniuga
un fresco ed efficace lavoro di narrazione, attento ai piccoli
gesti del quotidiano, a stupori di ragazza, con il mestiere
del burattinaio, che riprende i propri personaggi, ne soffia
via la polvere e li riconsegna, felicemente reinventati, a
una comunicazione efficace, archetipica, popolare.
In questa ricerca anche l'orrore del lager può essere
raccontato, senza che lo spettacolo perda lo straordinario
candore e la felicità nel racconto della storia che
ancora siamo.
Le Segnalazioni Speciali del Premio Scenario 2009 vanno
ai seguenti progetti (in ordine di presentazione alla Finale):
TEMPESTA di Anagoor (Castelfranco Veneto -
Treviso)
Per la preziosa indicazione di una scena ove appare possibile
coniugare radicamento e modernità, immagine del corpo
e concreta presenza della carne dell'attore. Teatro radicato,
dove il rapporto inquieto e appassionato con la natura è
mediato dall'arte, come scrigno capace di custodire la memoria
individuale e collettiva del proprio territorio. Il radicamento
si compie qui grazie a una attenta cura compositiva che ruba
alla pittura di Giorgione lo stupore del tempo fermato a interrogare
la condizione dell'esistenza presente e l'alchimia della traformazione
possibile. L'arte si affianca alla terra a restituirci le
nostre radici.
A TUA IMMAGINE di Davide Gorla, Enrico Ballardini,
Giulia D'Imperio (Varedo - Milano)
Un inedito e scatenato terzetto di personaggi e di attori
invade la scena all'interno di una drammaturgia visionaria,
in cui gli uomini interrogano la propria storia, il retaggio
delle culture irrigidite, le mistificazioni operate sul nome
e in nome di Dio, e dove invece, chi umano non è, mostra
improvvise debolezze, cedimenti e calcoli di parte. Una messa
in scena leggera e profonda, dove una ricerca d'attore, che
evoca i linguaggi del cabaret e del pastiche comico, incontra
un livello di pensiero complesso e inusuale raccogliendo e
rilanciando suggestioni da Goethe, Saramago e Pessoa per approdare
a un'ipotesi inedita. Un rischio assoluto giocato con
Menzioni ai seguenti progetti (in ordine di presentazione
alla Finale):
COME BESTIE CHE CERCANO BESTIE di Imama (Roma)
Per il recupero della parola pasoliniana all'interno della
Roma di oggi, che, in modo diverso, vive nuove forme di scontro
tra poveri, di rabbia, di discriminazione etnica, culturale
e sociale. Per la tenacia con cui si riafferma la necessità
di una rigorosa solitudine poetica e per la scommessa umana
su una "disperata vitalità", ricercata nei
territori del margine e dello scarto.
COSMOPOLIS. Psicopatologie della vita metropolitana
di Baloon Performing Club (Torino)
Il corpo a corpo con i linguaggi della contemporaneità,
la sfida di una comunicazione amplificata potente e multisensoriale
della condizione metropolitana si incontra con il corpo della
città di Torino, con le storie di tensione, patologia,
paura e insicurezza e con le tracce del lavoro operaio, riattraversate
con attenzione commossa e inevitabile dispersione all'interno
delle colonne sonore del quotidiano.
|