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La scena mancante
Scriviamo queste note mentre il paese è attraversato
da un disagio che investe fortemente le giovani generazioni,
di cui sempre meno si parla come di una risorsa, quasi fossero
presenze "fuori luogo", nella senescenza aggressiva
di un sistema economico, politico e culturale quanto mai arroccato
nella conservazione di se stesso. Anzi, a ben pensare, dei
giovani non si parla affatto e soprattutto non li si fa parlare.
Non si dà loro voce. Quella che li ritrae è
un'immagine polarizzata fra l'apparenza dei modelli indotti
e la realtà dei bisogni negati. Ultrarappresentata
la prima, nella scena sostitutiva della rappresentazione mediatica
(i giovani corpi esibiti nei ruoli richiesti dai copioni -
sempre più coincidenti - della televisione o della
politica), ipocritamente liquidata come ineluttabile la seconda
(le giovani aspettative affidate all'eterno precariato del
lavoro interinale e alla desocializzazione del lavoro che
si vuole autonomo ed è dipendente ma senza tutele sociali).
E in mezzo, fra veline e partite iva, c'è la scena
mancante: quella dei giovani che dovrebbero essere protagonisti
della loro esistenza, armoniosamente integrati in una collettività
che li valorizzi e ne sia valorizzata.
È una ben magra consolazione ma, nel piccolo mondo
del teatro, Scenario si ostina a rappresentare quella scena
mancante. Scenario è fatto dei giovani artisti che,
di anno in anno, propongono alle diverse edizioni del premio
le loro visioni; e il panorama del nuovo che ne esce è
esclusivamente il loro.
Sarà una bicicletta un po' scalcinata (come l'immagine
che ha accompagnato la presente edizione del premio) quella
che Scenario offre ai giovani artisti per mettersi in cammino.
Ma ha il merito di non mentire né millantare. Un mezzo
povero e antico, che reagisce a chi lo vorrebbe anacronistico,
e continua a rimanifestarsi attraverso percorsi molteplici,
a patto di sapersi mettere in sintonia con la lentezza, e
di saper coniugare tecnica e poesia.
Sfogliando questo libretto, altre foto scorrono, assai diverse
fra loro, come il panorama offerto quest'anno dalla finale
di Scenario. Immagini non scontate, volti e fisicità
interessanti, che rivelano elementi di tensione e sospensione.
E molti oggetti, burattini, pupazzi, ombre. L'artigianato
del teatro ha fatto prepotentemente capolino, coniugandosi
in molti casi con la ricerca multimediale, quasi a indicare
la straordinaria attualità del tema della manipolazione,
ma anche del doppio come entità scenica ulteriore o
figura dell'indicibile.
Attraverso riferimenti tratti dalla pittura o dalla letteratura,
dalla storia o dall'attualità, i 18 progetti finalisti
rivelano tratti sorprendentemente comuni. Scorrendo le presentazioni,
emergono dicotomie che appartengono ai paradossi della contemporaneità:
isolamento e globalizzazione, ossessioni metropolitane e periferie
post-pasoliniane, comicità straziante e strazi senza
lamenti, giovani decrepiti e anziani sognatori, morti per
lavoro e malattie della modernità, religione e potere,
maschile e femminile e altre metafore dell'autorità
e della coercizione.
All'insegna della molteplicità, i giovani artisti impongono
con forza la presenza umana sulla scena, e lo fanno avvalendosi
dell'intero campionario dei linguaggi e delle tecniche disponibili.
È quanto affidiamo alla riflessione del teatro, augurandoci
ancora una volta che tanta ricchezza trovi attenzione e accoglienza.
L'opportunità di essere ancora a Santarcangelo ci pare
il migliore viatico in questo senso. Di questa felice collaborazione
ringraziamo la direzione artistica, così come ringraziamo
i nostri compagni di strada dell'Associazione Parenti delle
Vittime della Strage di Ustica, coi quali da quest'anno abbiamo
reso ancora più organico il progetto comune per un
premio dedicato ai "nuovi linguaggi per la ricerca e
per l'impegno civile"
Stefano Cipiciani
presidente Associazione Scenario
Cristina Valenti
direttore artistico Associazione Scenario
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Scenario-Ustica: un "campo" per nuove esperienze
Siamo arrivati alla quarta edizione del Premio Senario-Ustica
per il teatro di impegno civile e si può cominciare
a fare un bilancio ponderato dell'esperienza.
E allora per prima cosa mi sento di sottolineare che da questa
edizione inizia un rapporto stretto di collaborazione con
l'Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna. E, se
di questo debbo essere grata alla sensibilità e all'attenzione
ai problemi della cultura civile della Presidente Monica Donini,
non posso nascondere che vi vedo anche il segno di un riconoscimento:
siamo ritenuti un'esperienza positiva, che può essere
considerata strumento efficace nel vasto campo dell'impegno
per la creazione di una coscienza civile.
A questo ci ha portato il lavoro in profondità di Scenario,
dei suoi soci, che ha creato lo spazio, il "campo",
nel quale nuove esperienze teatrali hanno potuto germogliare.
E queste esperienze, che si sono sviluppate attorno ai temi
dell'impegno sociale, sono state notevoli, piene di viva intelligenza,
mai banali. I lavori premiati, i lavori segnalati hanno sempre
costituito prodotti di grande spessore che hanno poi avuto
"vite" teatrali lunghe e felici. Nello stesso tempo
i protagonisti dei vari lavori, presi singolarmente, per la
ricchezza delle loro personalità, hanno saputo avviarsi
per cammini professionali proficui, segnando altre tappe importanti
della vita teatrale.
Quindi spettacoli belli, ma anche singole presenze significative.
E la mappa degli argomenti trattati ha delineato un esauriente
spaccato delle sensibilità, soprattutto delle giovani
generazioni, offrendo sempre validi argomenti di riflessione
sulla contemporaneità.
Abbiamo fatto, quindi, un percorso positivo e affascinante;
partendo dalla consapevolezza del tanto che il mondo dello
spettacolo, e del teatro in particolare, aveva fatto per aiutare
l'Associazione nel suo impegno per la verità, abbiamo
costruito momenti di arricchimento culturale, liberato energie
vitali, dato corpo ad aspirazioni, creato momenti di riflessione
vera.
Da quest'anno poi, dal prossimo anniversario del 27 giugno,
gli spettacoli finalisti saranno rappresentati nel Giardino
attorno al Museo della Memoria di Bologna. Si apre un'altra
esperienza, quella di dare continuità e vita a uno
spazio dedicato alla memoria, un Giardino della Memoria attorno
al relitto del DC9. E, ancora una volta, il teatro dovrà
essere protagonista.
Tutto questo nasce dalla collaborazione con Scenario e allora
grandissima è la mia riconoscenza a Scenario, alla
Presidenza e alla Direzione artistica, ai soci tutti, per
quello che è stato fatto e altrettanto grande è
la speranza nell'impegno a continuare
Daria Bonfietti
presidente Associazione Parenti delle Vittime della Strage
di Ustica
Un segno plurale
Parallelamente all'approssimarsi del primo festival del triennio,
prende forma anche la dimensione più articolata del
progetto Santarcangelo 2009-2011, che si orienta su diverse
azioni, tra cui la collaborazione, aperta e di lunga durata,
con il Premio Scenario.
L'adesione alle sue "finali" ci permette di rimarcare,
con segno plurale, la prospettiva di sguardo e confronto necessaria
allo svolgersi del nostro progetto. Il Premio Scenario è
di casa a Santarcangelo dei Teatri ed è parte integrante
della storia personale di molti di noi. È poi uno dei
nodi che hanno contribuito alla felicità artistica
della scena italiana degli ultimi decenni, dimostrando di
saper interrogare e interrogarsi, migliorando nel tempo la
propria traiettoria e ribadendo una modalità teatrale
che, nel suo tratto operoso e corale, sentiamo vicina.
Altri capitoli, dal segno simile e diverso, manterranno accesa
la nostra tensione al futuro, nell'arco di un progetto dove
si confrontano alla direzione artistica Chiara Guidi, Enrico
Casagrande e Ermanna Montanari, con uno sguardo che supera
la ristrettezza temporale dello stesso triennio e si rivolge
al destino del festival e alla scrittura di una nuova prospettiva
per l'agire teatrale contemporaneo.
Silvia Bottiroli, Rodolfo Sacchettini e Cristina Ventrucci
coordinamento critico-organizzativo Santarcangelo 2009-2011
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