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foto © Marco Caselli Nirmal

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Carullo-Minasi / Il castello di Sancio Panza (Messina)
Due passi sono


Selezione Scenario per Ustica

regia, testi e interpretazione Giuseppe Carullo
Cristiana Minasi
aiuto regia Roberto Bitto
Ringraziamenti infiniti a Alessandro Arena, Giovanna La Maestra, Cinzia Muscolino e Roberto Bonaventura

Giuseppe Carullo
vico Quattrone e Manti, 6 - 89134 Pellaro (RC)
tel. 0965 359725
cell. 320 9544337
giuseppecarullo78@gmail.com


Cristiana Minasi
via Palermo, 122 - 98121 Messina
tel. 090 40974
cell. 348 4115042
cristiana.minasi@yahoo.it












 

spettacolo vincitore Premio Scenario per Ustica 2011

Motivazione della Giuria
Laddove la quotidianità ha preso le sembianze della patologia, due piccoli giganti combattono una dolce e buffa battaglia per imparare a non fuggire dalla vita, usando le armi della poesia e dell’autoironia. Ma la struggente consapevolezza del limite, anziché spegnere desideri e speranze, diventa per loro il grimaldello con cui forzare la porta del futuro. Libertà è uscire dalla gabbia dorata di bugie protettive che impediscono di spiccare il volo a un’intera generazione.
Due passi sono per varcare quella soglia: si chiamano amore e dignità, guadagnati sul campo da un Romeo e Giulietta in miniatura, che non hanno paura di dormire per finta e sognare per davvero quella vita a lieto fine di chi, suo malgrado, ha assaggiato la morte.

Lo spettacolo

Due piccoli esseri umani, un uomo e una donna dalle fattezze ridotte, si ritrovano sul grande palco dell’esistenza, nascosti nel loro mistero di vita che li riduce dentro uno spazio sempre più stretto, dall’arredamento essenziale, stranamente deforme, alla stregua dell’immaginario dei bimbi in fase febbricitante. Attraversano le sezioni della loro tenera per quanto altrettanto terribile, goffa e grottesca vita/giornata condivisa. Sembrano essere chiusi dentro una scatoletta di metallo, asettica e sorda alle bellezze di cui sono potenziali portatori, ma un “balzo” – nonostante le gambe molli – aprirà la custodia del loro carillon. Fuoriescono vivendo il sogno della vera vita da cui non v’è più bisogno di sfuggire, ma solo vivere, con la grazia e l’incanto di chi ha imparato ad amare la fame, la malattia, dunque i limiti dello stare. Immagine-cripta sacra, surreale e festosa, quella del loro matrimonio lì dove, come in una giostra di suoni, colori e coriandoli, finiranno per scambiarsi meravigliosi propositi di poesia: "... Essi si sarebbero svegliati e si sarebbero affrettati a baciarsi l’un l’altro, affrettandosi ad amare, avendo coscienza che i giorni sono brevi, che era tutto quello che rimaneva loro. Si sarebbero affrettati ad amare per spegnere la grande tristezza che era nei loro cuori…” Fëdor Dostoevskij.

Vogliamo, tra le righe della poesia, farci portavoce di una generazione presa dai tarli cui è preclusa la possibilità di realizzare, con onestà e senza compromessi, le proprie ambizioni. Sentiamo pesante l’immortalità della tragica favola di Romeo e Giulietta lì dove nulla di vivo resta se non i vecchi, la cui faida e il cui egoismo, non il caso, hanno ucciso i giovani. Romeo e Giulietta potranno finalmente stare insieme ma solo nella cripta, col loro amore per l’eternità nelle statue d’oro che i carnefici eleveranno a ricordo. Abbiamo voglia di sfidare il mito e celebrare il lieto fine nella vita, o quantomeno nella speranza della stessa, e non nella morte, avendo avuto la paradossale e sacrale fortuna di toccarla in vita. Così tra le piccole e grandi, tra le giustificate e ingiustificate paure di questo percorso di conoscenza chiamato vita, per gioco e incanto, ci si abbandona al sonno vero del sogno lì dove nasce la nuova Bianca vita, progenie che darà continuità al piccolo amore, sempre custodito in ogni cuore.

La compagnia

Cristiana Minasi (Messina 1980). Laureata in Giurisprudenza con lode e pubblicazione della tesi (in Teoria Generale del Diritto, dal titolo Il Soggetto alla Ribalta), specializzata in Criminologia e Psicologia Giuridica (minori e famiglia). Dal 2001 partecipa a diverse produzioni della compagnia Teatro dei Naviganti (ME) e vi collabora quale pedagoga. Segue i laboratori di Norberto Presta e Sabine Uitz; Cristina Castrillo; Alessio Bergamo; Melanie e Silvina Alfie; Vincenzo Pirrotta; Raquel Scotti Hirson e Jesser De Souza (Lume Teatro, Brasil); Marcelo Guardiola (Argentina), con cui realizza il progetto Investigation Tango Teatro Sicilia. Dedita alla ricerca sul clown, studia con André Casaca; Paco Gonzales (Familie Flöz); Ian Algie; Andrea Kaemmerle; gli Oucloupò. In tale direzione vanno le sue ultime produzioni, tra le quali, Ex Machina, ovvero, conferenza tragicheffimera sui concetti ingannevoli del teatro (selezionata dal Gai per Gemine Muse 2009 e finalista del Premio Dodici Donne 2010 - ATCL). Frequenta i laboratori sulla ricerca di un metodo di Emma Dante, partecipa alla performance diretta e ideata dalla stessa in ricordo di Giovanni Falcone, nonché al laboratorio per la realizzazione della Carmen. Oggi è partecipante attiva de L’isola della Pedagogia 2010/2012 (Fondazione di Venezia e Scuola Paolo Grassi di Milano), scuola internazionale di formazione per pedagoghi diretta da Anatolij Vasiliev.

Giuseppe Carullo (Rochester 1978). Frequenta dal 2000 la scuola di teatro Teatès diretta da Michele Perriera. È tra gli interpreti di Ha riconosciuto il pettine di Gianfranco Perriera. Segue, dal 2003, la scuola del teatro Vittorio Emanuele (Messina) diretta da Donato Castellaneta, attore della compagnia di Leo de Berardinis. Nel 2004 inizia a collaborare con l’associazione culturale Il Castello di Sancio Panza fondata da Roberto Bonaventura e Monia Alfieri, partecipando a molteplici spettacoli tra cui: Le mosche; Colapesce; Metamorphoseon XI, Metamorfosi 74, Microzoi, L’altro Regno. Fondamentali gli incontri con Anton Milenin ed Emma Dante. Insieme a Cristiana Minasi dal 2009 è in Fragile scritto e diretto da Tino Caspanello, nonché in Euphorìa di Adele Tirante, spettacolo segnalato e coprodotto dal Festival I Teatri del Sacro, Lucca (Eti e Federgat).

 
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