Lo spettacolo
Capita di scoprire che niente è come prima. Il mondo è diventato un immenso mare e noi ci stiamo sopra, galleggiando come fanno le nuvole in cielo. Di immersioni non se ne parla: lo specchio d’acqua è impenetrabile. Il lampo di un riflesso, ed è come cadere dalle nuvole, fare un buco nell’acqua, rialzarsi ma non sapere dove, sognare: passiamo da un passato all’altro senza saper scegliere, campiamo sui morti ma non sappiamo chi ringraziare.
Nil admirari vuol dire: non stupirsi di niente. Non meravigliarsi. Tutto è già stato. Ne è passata di acqua nei canali, di guerre e matrimoni sui canali che scorriamo, di fini del mondo finite in un nulla di fatto. Miriadi di storie, di scorie e di strutture ci stanno davanti. Tutte avrebbero un valore, una dignità, un preciso significato, se solo fossero sole.
È romantico voler identificarsi con ogni cosa, aspettare ancora, prima di fare una scelta. Questa pausa di riflessione, questo momento tra la veglia e il sonno, dura il tempo di un respiro, va via come un sorso di caffè. Oggi sembra non avere fine. Una dissoluzione universale che si mescola con la realtà quotidiana, la realtà di chi non sa come fare a smettere di prepararsi per iniziare ad agire. È un’idea di romanticismo. Qui ogni cosa non finisce, ma è l’inizio di un romanzo senza fine. |