Napoli, culla di madri forti e coraggiose, devotissime alla famiglia, legate da un indissolubile cordone ombelicale alla prole. Tre figure – una madre, un figlio e una giovane vicina di casa – si muovono in un interno asettico, dove si consuma il dramma di una donna cariata dal tempo, divenuta madre a soli diciassette anni. Ingenua e inesperta, ha rinunciato alle proprie ambizioni, ai propri desideri, per dedicarsi totalmente ai figli. Lo spettro della solitudine si ritaglia spazi d’aria tra gli oggetti cupi e claustrofobici di una modesta abitazione, si appollaia come un corvo sulla spalla della madre, Maria, inevitabilmente costretta a scontrarsi con il tempo che scorre e che ha reso ormai adulto il figlio che ancora vive con lei. Il figlio che, come un’ancora, la lega a un passato idealizzato, dal quale Maria non riesce a staccarsi, nel quale vorrebbe continuare a vivere e che pure continua a tormentarla con le sue ombre. Una di queste ombre è il marito di Maria, il padre della sua progenie, evocato da continui racconti, assenza che influenza in maniera sotterranea azioni, pensieri ed emozioni di tutti i personaggi. Un punto di contatto con il presente è costituito dalla figura della vicina di casa, Laura, una donna giovane e istruita, anch’essa prematuramente madre ma decisa a non rinunciare alla sua natura di donna, ponendosi in netto contrasto ideologico e generazionale con Maria. È proprio Laura a smuovere le acque dello stagnante ambiente domestico in cui Maria si è reclusa, diventando il fulcro di un mistero che coinvolge anche Gianni, il figlio di Maria. La solitudine delle ombre porta alla luce ciò che per pudore si confina fra quattro mura, dà voce ai silenzi, parla lingue diverse scritte nello stesso idioma. Frutto di un mosaico di storie vere fuse con la finzione, lo spettacolo è un grido in bilico tra delirio e realtà, nel quale il confine tra l’onirico e il tangibile si misura con la punta delle dita. È la storia dolorosa delle ombre che ci seguono silenziose, umili, senza perderci di vista un attimo, a un palmo di mano da noi.
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