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2011 13a edizione |
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>> Teatro dei Venti
----Senso Comune
>> Lorena Senestro
---- Madama Bovary
>> Mauro Santopietro
---- RaeP - la parola è uno spazio significante
>> Garten
----MW
>> Teatri sbagliati
----Bairdo, il mondo in scatola
>> La Quarta Scimmia
---- Wonder Woman + Gesù Cristo
>> Nessunteatro
---- Malaprole
>> Three minutes ago
---- La carezza del vetro
>> Carullo-Minasi / Il castello di Sancio Panza
---- Due passi sono
>> Matteo Latino
---- InFactory
>> foscarini:nardin:dagostin
---- Spic & Span
>> LaCorsa
----La solitudine delle ombre
>> Compagnia ReSpirale Teatro
---- L’Italia è il paese che amo
>> inQuanto teatro
---- Nil admirari
>> Costanza Givone
---- Salomé ha perso il lume
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spettacolo vincitore Premio Scenario
2011
Motivazione della Giuria
La condizione dei trentenni esplorata, allusa, svelata con crudeltà e poesia attraverso la metafora di due vitelli a stabulazione fissa prossimi al macello. Un dialogo che non avviene, che è esposizione frontale, danza riflessa su schermi virtuali, esercizio solitario di una poesia raffinata, di cui i due attori si fanno tramite per scoprire risorse lessicali, metriche, timbriche di una lingua che trova un’inedita cittadinanza sulla scena giovanile.
Infactory nasce al teatro per vie originali e impreviste, che rielaborano la biografia e la letteratura, il mondo delle immagini e le nuovissime risorse della comunicazione interattiva per farsi lente di ingrandimento su uno spaccato generazionale sul quale si sospende il giudizio ma si aprono molte domande. A partire dalla questione, implicita eppure lacerante, di come conquistare finalmente l’uscita verso la campagna aperta, ovvero verso un futuro di libertà e realizzazione personale.
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Lo spettacolo
“Quando le teste arrivano - tagliamo le corna. Dopo aver tagliato le corna - buttiamo le teste sul fuoco. Quando tutti i peli si sono bruciati - togliamo le teste dal fuoco. E le puliamo. E insegniamo loro a camminare.”
Due vitelli a stabulazione fissa prossimi al macello. Due vitelli che si incontrano in uno spazio che diventa l'unico spazio. Illuminati dalla stessa luce. L'illusione di una prossima libertà evita qualsiasi forma di ribellione.
Attraverso la vita dei due vitelli si assisterà a un deragliamento d'identità che ci obbliga a riesumare la nostra natura animale. Un vitello che è nella condizione di stabulazione fissa che uomo potrà mai “divenire”?
Una favola fatta a pezzi e restituita nel caos sub-urbano. Sezioni di corpi che attraversano il nostro campo visivo non lasciandoci altro che l'odore del sangue. Il caldo della paura che fiotta da sotto la coda. Pezzi di noi inscatolati e ridistribuiti su nastri trasportatori pronti a un nuovo assemblaggio.
Una favola che attraverso la ripetizione delle parole e delle azioni è in grado di restituire quella sensazione di staticità che caratterizza spesso noi giovani, facendoci sentire vitelli nelle metropoli. Incapaci di una qualsiasi ribellione. Slogan che permettono una migliore penetrazione dei contenuti e un persistente senso claustrofobico.
Una favola raccontata in versi.
Una favola raccontata attraverso parole che avvelenano, mutilano, deformano, uccidono, sporcano.
L’uomo che diviene vitello. Un uomo che nella propria quotidianità vedrà accadere il proprio divenire animale-vitello. In che cosa l’uomo può assomigliare a un vitello che vive la condizione di stabulazione fissa? Quando l’uomo diviene animale-vitello? Che differenza c’è tra la staticità fisica, emotiva e mentale? In quali immagini urbane possiamo riconoscere una condizione di “stabulazione fissa”?
Molteplici sono i piani sui quali si sta lavorando.
L’immagine. Una filiazione continua d’immagini quasi a ricordare una catena di montaggio. Ogni pezzo è singolare e indispensabile al prodotto finale. Si, perché è un prodotto quello che otterremo. Impacchettato e confezionato proprio come una lombata di vitello.
I suoni. Metallici. Elementari. Primordiali. Confusi con suoni pop, disco e tecno.
Le luci. Una stanza che cambia ombre. Una luce che seziona la stanza lasciando penombre. E altre luci pronte a riprodurre piccoli spazi. Micro spazi. Un occhio. Un piede. La mano. La bocca. Una luce che ispeziona il corpo per controllare che tutto sia sano e vendibile. Una luce fredda alternata da momenti di luce calda, racconto di spazi temporali differenti.
La ricerca di un nuovo linguaggio è il nostro grande obiettivo. Una lingua che non proceda soltanto per immagini, ma per spazi. E come l’immagine deve accedere all’indeterminato, pur restando completamente determinata, così lo spazio deve essere sempre uno spazio qualunque, disertato e deserto, pur essendo geometricamente determinato. Il lavoro prevede un testo originale scritto in versi, poesia cruda. Poesia rosso sangue e cruda sotto i denti che faticano a masticarla. Quale soluzione di concatenamento delle stesse parole ci fa sentire intrappolati in una catena di montaggio?
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La compagnia
Il gruppo Matteo Latino nasce nel 2009 e comprende Matteo Latino, attore e drammaturgo pugliese, Fortunato Leccese, attore proveniente dalla provincia di Latina.
Matteo Latino e Fortunato Leccese si incontrano nel 2005 e frequentano i tre anni del Centro Internazionale La Cometa di Roma, dunque studiano insieme e si diplomano nel luglio 2008. Successivamente prendono parte insieme a diversi progetti in qualità di attori, tra gli altri: Le Favole della dittatura dal Contesto di Sciascia e Ascesa e rovina della città di Mahagonny di Bertolt Brecht, entrambi diretti dalla regista Lisa Ferlazzo Natoli; curano anche rassegne letterarie tra cui quella dedicata a Gianni Rodari nel 2010 organizzata dalla Feltrinelli. Nel 2009 decidono di unirsi per lavorare al progetto InFactory. Inizia così un periodo di prove all'interno delle stalle dell’Agriturismo MonteSacro nel Gargano.
Nel 2010 la compagnia inizia a collaborare con il Kollatino Undergound di Roma, struttura autofinanziata e auto organizzata, diventando ufficialmente Compagnia di Residenza. Avranno così a disposizione uno spazio in cui mettere a frutto un anno di ricerca e proseguire il lavoro InFactory.
Collabora con il Kollatino Underground e i Santasangre alla realizzazione del Festival - I S T A N T ANE A - Visioni tra danza e performance. Espressione della volontà degli artisti indipendenti di esserci, di andare oltre la differenziazione tra generi, per la creazione di opere che possano fondere insieme linguaggi diversi. Il gruppo si propone di trovare un proprio linguaggio per raccontare quella porzione di mondo che conosce e osserva quotidianamente e da cui quotidianamente è invaso, affascinato, spaventato e stimolato.
Obiettivo futuro è quello di collaborare alla realizzazione dell'impianto di riscaldamento e perfezionamento delle due sale prove del Kollatino Underground e realizzare una nuova sala prove all'interno dell’agriturismo MonteSacro situato nel Gargano. Il progetto prevede la trasformazione di una parte di struttura tuttora adibita a stalla. Il progetto è in fase di ultimazione per essere presentato poi alla regione Puglia. |
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