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2011 13a edizione
 

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L’Italia è il paese che amo

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foto © Marco Caselli Nirmal

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Compagnia ReSpirale Teatro (Bologna)
L’Italia è il paese che amo

Selezione Scenario per Ustica

con Veronica Capozzoli
Antonio Lombardi
Luca Serafini
Emanuele Tumolo
testi Luca Serafini
Emanuele Tumolo
regia Veronica Capozzoli

Veronica Capozzoli
via Frassinago, 22 - 40123 Bologna
cell. 392 4978370 - 333 4594663
respiraleteatro@hotmail.it
www.respirale.altervista.org (in allestimento)









 

segnalazione speciale Premio Scenario 2011

Motivazione della Giuria

Una riflessione sulla contemporaneità che affronta con coraggio il passato recente attraverso un’originale e serrata sequenza di scene e quadri di vita dell’Italia anni Novanta. Un’indagine teatrale che rivela le radici prossime del nostro presente, dove l’illusione di un movimento vorticoso nasconde un sostanziale e asfittico immobilismo.
La genuina capacità di prendere posizione e parola si realizza attraverso un linguaggio teatrale multiforme, che sovrappone e monta stili diversi, generi e ambienti abitati da tipi nazionali di immediata riconoscibilità.
L’Italia è il Paese che amo segna il ritorno a un teatro politico, declinato al presente con audace e scanzonata freschezza.

Lo spettacolo

Gli anni novanta iniziano con la caduta del Muro di Berlino e finiscono con la caduta delle Twin Towers, iniziano con macerie e finiscono con macerie. Anche se molto diverse tra loro.
E queste macerie entrano a far parte del nostro vivere quotidiano negli anni che preparano il cambio di millennio, si muovono come i pezzi di un cubo di Rubik: senza portare un ordine stabile diverso da prima, ma solo rimescolando le carte. E noi, cittadini italiani degli anni ’90, ci ritroviamo a farci muovere dai pezzi del cubo, a far decidere la nostra storia dalle macerie che cambiano posto, ruotiamo su noi stessi come dei tasselli colorati all’affannosa ricerca di un’identità, all’inseguimento di uno spazio in cui sentiremo di essere un colore definito, una faccia a cui potremo dire di appartenere.
La nostra attuale condizione di società civile in stato di semicoscienza affonda una percentuale consistente delle sue radici, a parer nostro, nei terremoti che hanno rivoltato l’Italia negli anni ’90, attuando un meccanismo di rapida retrocessione culturale, politica e sociale che oggi – citando Curzio Maltese – ci ha ridotti così.
La scena è composta da cubi di cui sperimentiamo l’uso e le funzionalità in uno spazio che è un cubo anch’esso. Sono cubi che illuminano, contengono, dividono, innalzano, schiacciano, in una spigolosità che richiama la meccanicità dell’utilizzo dei corpi, mentre la voce e la parola animano un gioco alla ricerca di codici comunicativi altri, nella direzione di un loro utilizzo come strumenti di emissione sonora e quasi musicale su cui poggia il contenuto.
Sulla scena portiamo dei tipi, le cui parole, relazioni, intenzioni, sentimenti, caratteri e idee sono dettati da come si rimescolano su se stessi gli anni ’90. Quello che ne emerge è una dinamica famigliare in balìa di se stessa, una rappresentanza – un po’ alla maniera della Commedia dell’Arte – delle varie componenti del tessuto sociale italiano. La nostra ricerca parte, infatti, dalle persone, da quello che ci raccontano su quel periodo e su come l’hanno vissuto, e quel che salta all’occhio è che nessuno se ne sente attore attivo, ma ognuno ha la percezione di essere stato mosso da quello che accadeva… e allora anche tutto ciò che serve alla creazione dell’inganno teatrale lo muoviamo sulla scena, cercando giustificazioni coerenti al contesto per creare cambi luce o per azionare una musica, spudoratamente cercando il pretesto per agire sulla macchina teatrale senza considerarla tale, ma mostrando come anche gli elementi di illuminotecnica o fonica diventino parte integrante e in movimento della scatola in cui si dimenano le cavie.
E proprio perché i punti di vista sono diversi, ma una è la storia che leggono, allora ci intrufoliamo in diversi generi teatrali, mescolandoli e cercando una fluida e coerente unità, per dare ai diversi sguardi di un pubblico eterogeneo diverse possibilità di ricezione.


La compagnia

I componenti della Compagnia ReSpirale Teatro provengono dai più diversi contesti teatrali, e hanno deciso di sperimentare che frutti può dare innestare l’uno nell’altro. Allora fanno incontrare e scontrare il teatro di prosa e la commedia dell’arte, il teatro di strada e il teatro-danza, il nouveau-cirque e l’avanguardia. Sperimentano ipotesi di corpi, impulsi ed echi di movimento, sfruttano la parola, e a volte ne abusano, tornano sui propri passi, scavano senza trovare acqua, e allora se la immaginano... il loro teatro è un Gioco, e con la limpida ingenuità di bambini possono ridere e piangere sull'Uomo...

Forse è Teatro di Ricerca... (?)

 
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