I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo.
Ludwig Wittgenstein
Bairdo s.m. Neologismo utilizzato per la prima volta nell’opera La luce del tuo volto, di Alan Moore. Deriva dalla fusione tra il termine Bardo, stato della mente dopo la morte nella religione buddista, e il nome di John Logie Baird, inventore del tubo catodico.
La narrazione, gli scenari della mente e del possibile sono strettamente connessi, e chi narra ha inevitabilmente la possibilità e la responsabilità di incidere su questa realtà.
Il soccombere alla Struttura è il soccombere anche alla narrazione dominante, il soccombere alla narrazione significa accettarne il linguaggio e permettere a questo linguaggio di modificare la forma anche fisica della nostra mente e la forma del reale.
Ci troviamo a Bairdo il mondo della televisione.
Dopo un’esplosione quattro personaggi dell’etere si ritrovano in un luogo di distruzione, ciò che rimane di Bairdo.
Provengono da quattro mondi diversi, quattro storie lontane e incomunicabili… Sono quattro prototipi di donne uscite fuori dalla narrazione televisiva, quattro corpi mortificati che hanno come destino in comune la ripetizione all’infinito delle loro azioni.
Sono passati diversi mesi dall’esplosione e loro hanno delle crisi sempre più frequenti che si ripetono da subito dopo l’esplosione.
È il caso di oltrepassare lo schermo e forse affrontare la morte o rimanere lì, in attesa che qualcuno aggiusti la televisione?
Una di loro prima di affrontare il salto oltre lo schermo dice:
“E poi un giorno
chissà
qualcun altro verrà ad abitarci e forse con storie nuove
e le pianteranno a terra come tanti fiori
chissà che colori avranno rosa fuxia giallo
e che profumi
noi non lo sapremo mai”.
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