Lo spettacolo
Il Teatro dei Venti, da anni impegnato in progetti in bilico fra teatro e sociale, presenta ora un lavoro che mira a confondere i confini fra i due ambiti, per creare un contenitore in cui convivono norma e devianza, finzione e realtà, dentro e fuori.
Posto che le attività in campo sociale nascono dalla volontà di offrire opportunità di espressione a persone che vivono condizioni di disagio, è altrettanto vero che da queste ultime si apprende la più pura e semplice lezione di teatro, quella in cui il “qui e ora” smette di essere teoria e diventa verità.
Da questa presa di coscienza deriva il progetto Senso comune, che si ispira direttamente al lavoro fatto con gli utenti del Centro di Salute Mentale di Modena, con i detenuti della Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia e con i ragazzi della Casa di Reclusione per Minori di Nisida (Napoli). È un lavoro che non mette in scena direttamente i soggetti disagiati, ma rappresenta il disagio tramite attori che da anni sono in relazione con loro.
Chiedere a una donna affetta da disagio psichico di reagire teatralmente a uno stimolo come “restare” può dare risultati imprevedibili e spiazzanti. Molto più fertili di una qualsiasi creazione artistica. Nel corso di laboratori incentrati sul trittico di Umberto Boccioni Gli stati d'animo, e nello specifico sull’opera Quelli che restano, sono nati materiali drammaturgici equivalenti a un testo di Beckett o a una coreografia di Pina Bausch: partiture fisiche e testuali prodotte da persone che vivono quotidianamente il disagio e che sono diventate la base di lavoro degli attori.
Lo spettacolo esplora racconti di vita ai margini, raccoglie condizioni concrete, esplorate in prima persona, che rimandano a storie lontane dal senso comune del bello, del benessere, del ben fatto, del decoroso e del giusto. Per un teatro che non intende sfruttare temi sociali o casi umani, ma si propone come veicolo di trasmissione di un disagio esistenziale.
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