Festival di Santarcangelo - Santarcangelo dei Teatri, 10/11 luglio 2017

martedì 11 luglio, ore 15:00 | Lavatoio

Bau#2

dalla serie BAU - Coreografia del pensare

Barbara Berti | Bologna
foto © Stefano Vaja

concetto, coreografia, danza, testo Barbara Berti
dramaturg Carlotta Scioldo
assistente luci Liselotte Singer

BARBARA BERTI
via Arcoveggio, 44 – 40129 Bologna
cell. 392 3174873
barbaratopi@gmail.com
barbaratopi.wordpress.com

Spettacolo vincitore ex aequo Premio Scenario 2017

Motivazione della Giuria
Colpisce la capacità di creare un linguaggio scenico nel quale la fisicità e il lavoro sul corpo creano la parola definendo un’identità artistica innovativa e originale. Il rigore del processo di ricerca, che si nutre anche di pratiche meditative e rituali, definisce una coreografia ipnotica e coinvolgente, un vero e proprio risveglio del corpo, creato da pattern e composizione in tempo reale. Barbara Berti esplora con consapevolezza lo spazio scenico e l’interazione con il pubblico.

Lo spettacolo
Per essere un individuo integrato deve essere identificato con il proprio corpo e con la propria parola. Per raggiungere questa integrazione occorre cominciare con l’essere il corpo – tu sei il tuo corpo. Ma le cose non finiscono qui. Bisogna finire con l’essere la parola. Ma la parola deve venire dal cuore”.
Alexander Lowen, Il linguaggio del corpo

BAU#2 si basa su una ricerca che dialoga sia con la parte più istintiva dell’uomo, con il suo subconscio, sia con la percezione cosciente della realtà.
Tale ricerca, iniziata nel 2013, ha dato vita a un metodo di lavoro applicato alla danza e alle arti performative, centrato sull’esplorazione delle connessioni invisibili tra corpo e mente, attivate in tempo reale dal performer e dagli spettatori in una sorta di interazione dialogica tra i rispettivi spazi interiori. Una pratica trasformatasi nel tempo in una precisa cifra stilistica, che pone al centro dell’indagine il pubblico come necessaria e imprescindibile polarità dell’atto performativo.
BAU#2 prosegue la ricerca, studiando più in profondità e in termini performativi i processi che intercorrono tra pensiero e percezione quando accadono in uno spazio condiviso; e come questi possono tramutarsi in una esposizione fisica, sia in chi li agisce sia in chi li osserva.
In particolare, BAU#2 vuole essere il terreno di verifica di uno stato mentale che permetta al corpo di muoversi in una specifica frequenza, al confine fra razionalità e inconscio, trovando il ritmo e la condizione che consenta al performer di attivare e incorporare un possibile equilibrio tra pensiero e percezione. Una pratica, ancora una volta, che tende a risolversi in un vero e proprio codice coreografico finalizzato alla creazione.
Il processo creativo si basa sullo sviluppo di pratiche che tendono a espandere la “Coscienza del corpo” e la “Coscienza della mente”, muovendosi dal rituale al performativo. Tali pratiche: “Meditazione del pensare”, “Meditazione del corpo”, “Meditazione della voce” generano specifici stati che creano una presenza performativa e uno specifico linguaggio coreografico. Contemporaneamente il processo si alimenta delle connessioni con alcune teorie sui processi mentali e fisici trattati in bioenergetica (Lowen). Tale creazione prende forma, si alimenta e modifica nell’incontro con il pubblico. Gli elementi parola, voce, corpo e luci creano una coreografia tra il visibile e l’invisibile, il materiale e l’immateriale.
BAU#2, in definitiva, è un movimento rituale.

La compagnia
Barbara Berti è danzatrice e coreografa. Nasce a Bologna e lavora tra l’Italia e Berlino. Dopo una formazione come graphic designer, si è avvicinata alla arti performative collaborando con performer e danzatori come Judith Seng, Tino Sehgal, Gabi Schilling e Isabelle Schad. Contestualmente ha sviluppato una propria dimensione autoriale nella danza contemporanea, elaborata in un personale linguaggio coreografico grazie al contributo di discipline ibride quali instant composition, body-mind centering, meditazione e contact improvisation. Nel 2014 vince il premio giuria del festival 100° Berlin con I am a shape, in a shape, doing a shape, selezionato nella versione italiana alla Vetrina-GDA 2016. Dal 2016 è un’artista sostenuta da TIR Danza.

Rassegna stampa

"paperstreet.it", 10 gennaio 2018
Giulio Sonno

[…] Scena vuota. La danzatrice si muove e parla: non ci racconta una storia, no, sembrerebbe apparentemente commentare fra sé e sé i movimenti – dall’ordine improvvisato e di per sè poco significativi – che va compiendo nello spazio; eppure quel dolce parlottio non ha neppure un gusto propriamente ironico, non si accumula mai, è come se evadesse da sé stesso, dal suo dirsi, quasi non reclamasse attenzione. […]

“altrevelocita.it”, 27 dicembre 2017
Ilaria Cecchinato, Marzio Badalì e Lorenzo Donati

[...] La realtà è molto più complessa e dettagliata di come la vediamo. Come quando osserviamo un cubetto di ghiaccio sciogliersi: ne cogliamo la trasformazione da solido a liquido, ma non percepiamo il movimento di miliardi di molecole, parte di questo processo. A rivelarcelo è una figura vestita di blu, seduta su una sedia nera sul palco, illuminata da una luce bianca proveniente dall’alto, che crea sul viso delle ombre deformanti. A un certo punto la figura lascia il microfono che teneva in mano, continuando a parlarci, e questo fluttua in aria come privo di gravità. Che sta succedendo? Proviamo ad ascoltare ciò che dice, ma siamo più concentrati a osservare quel magico effetto. [...]

“teatroecritica.net”, 14 dicembre 2017
Lucia Medri

[...] La sua è una riflessione sull’integrazione tra corpo e mente, testo e gesto, azione e pensiero che si esplica in una partitura coreografica spinta da una struttura testuale simultaneamente recitata in parallelo col movimento. [...]

"casicritici.com", 11 dicembre 2017
Stefano Casi

[...] La questione primaria affrontata dalla danzatrice, infatti, riguarda la riflessione sulla definizione dello spazio, dello sviluppo temporale e della rappresentazione, effettuata attraverso corpo e parola. Lo spazio immacolato accoglie la performer in blu (ma su un lato, alla consolle della regia, sta l’assistente in rosso), che definisce lo spazio stesso con i propri attraversamenti e le proprie parole, determinando anche l’accensione e lo spegnimento di luci (ogni tanto si accendono fari su porzioni di pubblico, e ogni tanto l’intero teatro piomba nel buio mentre si sente ancora danzare e parlare), arrivando fino a “sfondare” la scatola scenica in alto (gli unici due oggetti “volano” oltre il cielo all’inizio), di lato (con le uscite) e addirittura in basso (con lo “sfondamento” del palcoscenico, alluso dal sollevamento di un pezzo di tappeto). [...]

"Il Manifesto", 9 dicembre 2017
Gianfranco Capitta

[...] una vera e propria “coreografia del pensiero”, come recita il sottotitolo. Il corpo e la sua padronanza strepitosa, arrivano quasi ad esprimere la parola, senza mai pronunciarla: è un intero vocabolario di sensazioni, stati d'animo e concetti quello che Berti riesce ad allineare ed esprimere quasi dialogando con le luci. [...]

"gagarin-magazine.it", 7 dicembre 2017
Michele Pascarella

[...] È un grado zero della presenza quello in cui agisce la coreografa Barbara Berti: un io pienamente corporeo, che fa del qui e ora il punctum e al contempo lo studium, per dirla con Barthes, di una danza molecolare occupata più ad ascoltare ciò che accade in scena che a (di)mostrarsi. Un testo dagli intenti filosofici, proferito con pacatezza, si intreccia a una partitura di fluidi movimenti al rallentatore che richiama certi atteggiamenti, azioni e tecniche del tàijíquán. [...]

"Hystrio", n° 4, 2017
Claudia Cannella

[...] Un lavoro rigoroso, con bella padronanza del corpo e del gesto, intelligente [...].

"teatrionline.com", 28 settembre 2017
Paolo Verlengia

[…] Qui si ha la dimostrazione più plastica di come un lavoro fondamentalmente astratto possa realmente avvolgere il pubblico e carpirne tutti i canali percettivi. La scena nella sua neutralità irradia da subito una luminosità magnetica e profonda, lontana dalle palpitazioni del ritmo. [...] Lo spettatore è posto davanti ad un linguaggio completamente nuovo; si ha come l’impressione di vivere un’esperienza straniante e personalissima più che di assistere ad uno spettacolo. La performance di Barbara Berti crea con grazia non solo esteriore e non solo estetica un vortice percettivo che non richiama la semplice attenzione del pubblico ma la sua naturale proiezione verso il benessere, e solo tramite questa ne trascina dietro la partecipazione integrale. [...] Raffinatissimo, superlativo!

"verlenverlen.blogspot.it", 27 settembre 2017
Paolo Verlengia

[…] L'azione che si sviluppa immediatamente è una fusione totale di movimento corporeo e parola, che si riversano l'uno nell'altra in termini di tempo e di tono. Se questo è il sentiero percorso a ragione da tanto teatro contemporaneo e da tanti artisti di performance, c'è da dire che quello proposto da Barbara Berti appare il risultato più preciso e convincente. Lo spettatore è posto davanti ad un linguaggio completamente nuovo; si ha come l'impressione di vivere un'esperienza straniante e personalissima più che di assistere ad uno spettacolo. La performance di Barbara Berti crea con grazia non solo esteriore e non solo estetica un vortice percettivo che non richiama la semplice attenzione del pubblico ma la sua naturale proiezione verso il benessere, e solo tramite questa ne trascina dietro la partecipazione integrale. L'azione non è fatta di movimento e parola, bensì da un flusso, unitario e costante, come acqua che scorre o come un filo di seta che si dipana. […]

"stratagemmi.it", 19 luglio 2017
Giulia Alonzo

[…] Bau#2, un lavoro scenicamente e fisicamente articolato che la vede da sola in scena muoversi in uno spazio studiato, creando con apparente semplicità la parola dal gesto. Uno studio che si ispira a Pina Bausch, ma che trova un suo equilibrio e una sua drammaturgia autonoma. […]

"rumorscena.com", 17 luglio 2017
Francesca Romana Lino

[…] Bau#2 di Barbara Berti, uno dei due spettacoli vincitori, che, strizzando l’occhio, fin dalla grafia del titolo, alla maestra del teatro/danza e poi della performance Pina Bausch, ci dice che, per gli under 35, il teatro, oggi “è un’altra cosa” […]

"cultureteatrali.org", 16 luglio 2017
Fabio Acca

[…] Il carattere performativo è ancor più audace in Bau#2, di Barbara Berti (Bologna), artista formatasi prevalentemente all’estero e che porta dunque con sé una sensibilità e un’estetica minimalista marcatamente europea, insieme agli echi di ascendenze post-modern. La creazione può essere considerata il punto di convergenza rituale tra pratiche meditative, danza e parola, elaborate attraverso un approccio squisitamente coreografico e concettuale, centrato – si legge nella presentazione a firma dell’artista – “sull’esplorazione delle connessioni invisibili tra corpo e mente, attivate in tempo reale dal performer e dagli spettatori, in una sorta di relazione dialogica tra i rispettivi spazi interiori”. Ciò a cui si assiste è effettivamente il risultato di questa interazione freddamente ipnotica, quasi esoterica (che tuttavia nulla concede a facili e pericolosi spontaneismi), durante la quale Berti rielabora le micro-informazioni captate dal pubblico, tradotte all’impronta in inserti fisici e vocali, alle volte di una auto-ironia spiazzante, che vanno così ad alimentare la preesistente partitura complessiva anche grazie a un semplice ma sapiente utilizzo delle luci in sala. Ed è proprio l’uso della luce, della sua capacità di dare consistenza e forma alle cose, che convoca lo spettatore ad un altro affascinante livello di percezione, soprattutto nel momento in cui l’artista si sottrae alla vista lasciando alla danza e all’amplificazione dei soli rumori di scena (fruscii, scalpiccii, respiri) il compito di indagare la relazione scenica. […]

"klpteatro.it", 15 luglio 2017
Mario Bianchi

[…] Bau#2 possiede il significativo sottotitolo di “coreografia del pensare”, e ha rappresentato senza dubbio l’azzardo teatrale più ardito tra le 15 proposte viste quest’anno. Una creazione originale, giustamente premiata, per una performance coreografica pensata in continua relazione con il pubblico, nella quale in modo ironico e in tempo reale la performer attiva il suo subconscio collegando corpo e mente in un continuum di gesti e parole, stimolando nel contempo tutti i sensi dello spettatore, che anche al buio avverte la presenza del suo corpo in scena. […]

"enricopastore.com", 12 luglio 2017
Enrico Pastor

[…] Il lavoro di Barbara Berti è un esempio palese. Se la parola affianca il movimento lo fa senza dire niente, avviluppandosi in un nulla fino a scomparire nel nulla e nel buio, dove solo il suono del corpo che si muove rende evidente che qualcosa sta accadendo sulla scena. E al suo riapparire c’è solo movimento, aggraziato e fluido, un movimento che non ha nulla da dire e lo sta dicendo e questa, parafrasando la celebre frase di John Cage, è tutta la poesia che gli serve. […]