PROGETTO TRIENNALE SANTARCANGELO 2009-2011, 11/12/13 luglio 2011

martedì 12 luglio, ore 11:00 | Il Lavatoio

Due passi sono

Carullo-Minasi / Il Castello di Sancio Panza | Messina
foto © Marco Caselli Nirmal

regia, testi e interpretazione Giuseppe Carullo
Cristiana Minasi
aiuto regia Roberto Bitto
Ringraziamenti infiniti a Alessandro Arena, Giovanna La Maestra, Cinzia Muscolino e Roberto Bonaventura

Giuseppe Carullo
vico Quattrone e Manti, 6 – 89134 Pellaro (RC)
tel. 0965 359725
cell. 320 9544337
giuseppecarullo78@gmail.com

Cristiana Minasi
via Palermo, 122 – 98121 Messina
tel. 090 40974
cell. 348 4115042
cristiana.minasi@yahoo.it

spettacolo vincitore Premio Scenario per Ustica 2011

Motivazione della Giuria
Laddove la quotidianità ha preso le sembianze della patologia, due piccoli giganti combattono una dolce e buffa battaglia per imparare a non fuggire dalla vita, usando le armi della poesia e dell’autoironia. Ma la struggente consapevolezza del limite, anziché spegnere desideri e speranze, diventa per loro il grimaldello con cui forzare la porta del futuro. Libertà è uscire dalla gabbia dorata di bugie protettive che impediscono di spiccare il volo a un’intera generazione.
Due passi sono per varcare quella soglia: si chiamano amore e dignità, guadagnati sul campo da un Romeo e Giulietta in miniatura, che non hanno paura di dormire per finta e sognare per davvero quella vita a lieto fine di chi, suo malgrado, ha assaggiato la morte.

Lo spettacolo

Due piccoli esseri umani, un uomo e una donna dalle fattezze ridotte, si ritrovano sul grande palco dell’esistenza, nascosti nel loro mistero di vita che li riduce dentro uno spazio sempre più stretto, dall’arredamento essenziale, stranamente deforme, alla stregua dell’immaginario dei bimbi in fase febbricitante. Attraversano le sezioni della loro tenera per quanto altrettanto terribile, goffa e grottesca vita/giornata condivisa. Sembrano essere chiusi dentro una scatoletta di metallo, asettica e sorda alle bellezze di cui sono potenziali portatori, ma un “balzo” – nonostante le gambe molli – aprirà la custodia del loro carillon. Fuoriescono vivendo il sogno della vera vita da cui non v’è più bisogno di sfuggire, ma solo vivere, con la grazia e l’incanto di chi ha imparato ad amare la fame, la malattia, dunque i limiti dello stare. Immagine-cripta sacra, surreale e festosa, quella del loro matrimonio lì dove, come in una giostra di suoni, colori e coriandoli, finiranno per scambiarsi meravigliosi propositi di poesia: “… Essi si sarebbero svegliati e si sarebbero affrettati a baciarsi l’un l’altro, affrettandosi ad amare, avendo coscienza che i giorni sono brevi, che era tutto quello che rimaneva loro. Si sarebbero affrettati ad amare per spegnere la grande tristezza che era nei loro cuori…” Fëdor Dostoevskij.

Vogliamo, tra le righe della poesia, farci portavoce di una generazione presa dai tarli cui è preclusa la possibilità di realizzare, con onestà e senza compromessi, le proprie ambizioni. Sentiamo pesante l’immortalità della tragica favola di Romeo e Giulietta lì dove nulla di vivo resta se non i vecchi, la cui faida e il cui egoismo, non il caso, hanno ucciso i giovani. Romeo e Giulietta potranno finalmente stare insieme ma solo nella cripta, col loro amore per l’eternità nelle statue d’oro che i carnefici eleveranno a ricordo. Abbiamo voglia di sfidare il mito e celebrare il lieto fine nella vita, o quantomeno nella speranza della stessa, e non nella morte, avendo avuto la paradossale e sacrale fortuna di toccarla in vita. Così tra le piccole e grandi, tra le giustificate e ingiustificate paure di questo percorso di conoscenza chiamato vita, per gioco e incanto, ci si abbandona al sonno vero del sogno lì dove nasce la nuova Bianca vita, progenie che darà continuità al piccolo amore, sempre custodito in ogni cuore.

La compagnia

Cristiana Minasi (Messina 1980). Laureata in Giurisprudenza con lode e pubblicazione della tesi (in Teoria Generale del Diritto, dal titolo Il Soggetto alla Ribalta), specializzata in Criminologia e Psicologia Giuridica (minori e famiglia). Dal 2001 partecipa a diverse produzioni della compagnia Teatro dei Naviganti (ME) e vi collabora quale pedagoga. Segue i laboratori di Norberto Presta e Sabine Uitz; Cristina Castrillo; Alessio Bergamo; Melanie e Silvina Alfie; Vincenzo Pirrotta; Raquel Scotti Hirson e Jesser De Souza (Lume Teatro, Brasil); Marcelo Guardiola (Argentina), con cui realizza il progetto Investigation Tango Teatro Sicilia. Dedita alla ricerca sul clown, studia con André Casaca; Paco Gonzales (Familie Flöz); Ian Algie; Andrea Kaemmerle; gli Oucloupò. In tale direzione vanno le sue ultime produzioni, tra le quali, Ex Machina, ovvero, conferenza tragicheffimera sui concetti ingannevoli del teatro (selezionata dal Gai per Gemine Muse 2009 e finalista del Premio Dodici Donne 2010 – ATCL). Frequenta i laboratori sulla ricerca di un metodo di Emma Dante, partecipa alla performance diretta e ideata dalla stessa in ricordo di Giovanni Falcone, nonché al laboratorio per la realizzazione della Carmen. Oggi è partecipante attiva de L’isola della Pedagogia 2010/2012 (Fondazione di Venezia e Scuola Paolo Grassi di Milano), scuola internazionale di formazione per pedagoghi diretta da Anatolij Vasiliev.

Giuseppe Carullo (Rochester 1978). Frequenta dal 2000 la scuola di teatro Teatès diretta da Michele Perriera. È tra gli interpreti di Ha riconosciuto il pettine di Gianfranco Perriera. Segue, dal 2003, la scuola del teatro Vittorio Emanuele (Messina) diretta da Donato Castellaneta, attore della compagnia di Leo de Berardinis. Nel 2004 inizia a collaborare con l’associazione culturale Il Castello di Sancio Panza fondata da Roberto Bonaventura e Monia Alfieri, partecipando a molteplici spettacoli tra cui: Le mosche; Colapesce; Metamorphoseon XI, Metamorfosi 74, Microzoi, L’altro Regno. Fondamentali gli incontri con Anton Milenin ed Emma Dante. Insieme a Cristiana Minasi dal 2009 è in Fragile scritto e diretto da Tino Caspanello, nonché in Euphorìa di Adele Tirante, spettacolo segnalato e coprodotto dal Festival I Teatri del Sacro, Lucca (Eti e Federgat).

Rassegna stampa

“il manifesto”, 10 dicembre 2011
di Gianfranco Capitta

[…] Un rapporto di apparente normalità tra un uomo e una donna minuscoli (Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi), che dal cicaleccio ossessivo di un linguaggio di coppia, elaborano una lingua tra Sicilia e Calabria, in cui va a consumarsi l’insostenibile malattia dei rapporti. Divertenti quanto acidi. Con una consapevolezza che manca a tanto altro teatro.

“controscene.corrieredibologna.corriere.it”, 10 dicembre 2011
di Massimo Marino

[…] Travolge con la sua delicata comicità il lavoro dei messinesi Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi. […] Qui, a differenza degli altri lavori visti, domina il dialogo serrato, con tempi teatralissimi, pause, battute a ripetizione, in un vorticare che guarda al teatro dell’assurdo attenendosi a un realismo paradossale. […] Per andare a capire quanto il mare da vicino sia diverso, più vivo di movimento e odori che a guardarlo dalla finestra di una stanza. E così il mondo: più bello da attraversare con un frusciante bianco abito da sposa. […]

“niuodeon.com”, 10 dicembre 2011
di Antonella Vercesi

[…] Un cuore pulsante che tratteggia con ironia poetica il dolce incedere di un viaggio a due.

Talvolta speciale, al di sopra delle potenzialità umane che distrugge il limite con incanto e intelligenza. Altre volte la dialettica ci fa rispecchiare in una strana diatriba dove la similitudine è vicina. Giochi amorosi a parte, in scena c’è un’alchimia infuocata. Hanno saputo rendere l’idea di un’esperienza leggera e colorata di un gusto mai quotidiano, pur essendo ispirata da esso.

Sono la parabola della esistenza che incede divorandone a piccoli passi ogni momento. […]

“intervista su klpteatro.it”, 13 dicembre 2011
di Mario Bianchi

[…] Lo spettacolo, oltre che sulla particolare espressiva corporeità dei due protagonisti, vive sul ritmo di un dialogo tenerissimo, di grande teatralità nella sua apparente assurdità paradossale. Ed anche il finale, assolutamente consolatorio con tanto di abito da sposa che esce a sorpresa da un cuscino, e con frasi che sembrano copiate dai baci Perugina, si innesta perfettamente con tutto il contesto, conferendo allo spettacolo uno spessore tutto particolare, alieno da ogni facile retorica. […]

“myword.it”, 14 dicembre 2011
di Renato Palazzi

[…] I due giovanissimi attori traducono una densa esperienza personale in una scrittura stralunata, dal taglio vagamente beckettiano (ma un Beckett “quotidianizzato”, filtrato attraverso l'impronta dei loro concittadini Scimone e Sframeli). La storia vera di una malattia di cui lui ha sofferto, e per la quale lei lo ha assiduamente curato, confluisce in una fitta trama di comportamenti patologici, di attenzioni reciproche amenamente ossessive. […] Soltanto nel toccante finale si comprende l'enorme sforzo di entrambi per riconquistare una piena libertà dei sentimenti. E loro, fra ironia e tenerezza, sono bravissimi a mantenere questo clima sospeso, allusivo, mescolando un estro allucinato a una totale verità umana. […]

“iltamburodikattrin.com”, 14 dicembre 2011
di Maddalena Peluso

[…] Unico lavoro in cui a dominare è il dialogo e una forte teatralità essenziale e poetica, fatta di ripetizioni e semplici trovate sceniche, tra piccole manie e grandi insicurezze di una coppia “piccina”, lieve e delicata, specchio di una generazione rassegnata; fino al finale “happy end”, anche questo unico della Generazione Scenario 2011, forse un po’ ingenuo ma sicuramente sentito e per questa ragione assolutamente necessario. […]

“giornalemetropolitano.it”, 14 dicembre 2011
di Vincenzo Sardelli

[…] È la poesia delle piccole cose. Piccole, come sono piccoli i protagonisti sulla scena. Piccoli ma grandi, perché lottano, si sostengono, si provocano, si spalleggiano e si ritrovano nell’affetto, nell’amore, nella dedizione reciproca. Giganti per come reggono il palco, per il loro impatto sul pubblico. Pe’ (Giuseppe) e Cri (Cristiana) combattono poeticamente, con dolcezza, la loro battaglia quotidiana contro il limite imposto dalla natura e dalla malattia. Lottano contro il pregiudizio altrui ma anche contro le proprie fobie e ipocondrie, e ritrovano nell’amore il diritto alla dignità e al futuro. Romeo e Giulietta in miniatura, che realizzano nel sogno e nei sentimenti quella felicità che, poi, piano piano, passo dopo passo, assume i contorni della vita reale.

“klpteatro.it”, 14 dicembre 2011
di Maria Vittoria Bellingeri

[…] Cristiana Minasi e Giuseppe Carullo, con leggerezza e dolcezza, propongono amore e dignità come armi per superare un limite più forte di qualsiasi crisi sociale, quello del corpo e della malattia. Un grande esempio di come sia possibile trasformare in vantaggio i problemi. […]

“doppiozero.com”, 19 dicembre 2011
di Lorenzo Donati

[…] Come i due attori, anche lo spettacolo è “minuto”: tensioni minime aleggiano fra le righe dei dialoghi, incrinature piccoline, scricchiolii sostenuti dal lavoro d’attore. Questo è forse il merito maggiore di uno spettacolo che, per il resto, s’inscrive con innegabile sapienza in un discorso drammaturgico e registico “del sud”, riconosciuto da ormai molti anni da Scenario e non solo: da Emma Dante a Scimone/Sframeli, dai Teatrialchemici al primo Granfranco Berardi, proponendo un’italianissima via d’uscita alle camere stantie di un quotidiano opprimente. […]

“l’Unità”, 21 dicembre 2011
di Manuela Modica

[…] Una delicata, poetica pièce raggiunge il premio per l’impegno civile di Scenario. Perché alla fine della performance si avvertiva il battito sospinto in avanti, al di là persino dell’azione, verso l’impegno primario: la vita.

"Hystrio", gennaio 2012
di Roberto Canziani

[…] Ma impossibile sarebbe stato non lasciarsi toccare da Due passi sono dei messinesi Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi, Premio Scenario per Ustica 2011. Qui la distanza tra il vissuto e l'immaginato si fa ancora più breve, perché è nel corpo - piccolo, miniaturistico, dei due interpreti - che si impone la verità di una storia d'amore buffa e in miniatura anch'essa. […]

"www.diecieventicinque.it", 4 marzo 2012
di Maria Cristina Sarò

[…] Lo spettacolo mischia dialoghi serrati a momenti di narrazione individuale. I due attori-narratori si presentano come sono, diventando testimonianza del loro essere testimoni. La citazione del sé e dei propri vezzi, all’interno di una costruzione drammaturgica calcolata e chiusa, diventa la cifra stilistica più interessante e vera di un panorama drammaturgico annacquato dalla riproposizione performante del corpo-parola come strumento verbale dell’agire. Il testimone diventa così più importante della testimonianza, tanto da farla diventare poesia. […]

"vocidallasoffitta.blogspot.it", 8 marzo 2012
di Rossella Menna

[…] Uno spettacolo delicatamente ironico. Minuto e perfetto come una bambola di porcellana dal viso levigato. La coppia Carullo-Minasi racconta la rivincita di chi, pur avendo visto la morte, si è tuffato nella vita. Una vera rarità nel teatro del pessimismo. Meritatissimo dunque il “Premio Scenario per Ustica 2011” che si sono aggiudicati i due artisti messinesi.

"Gazzetta di Parma", 18 marzo 2012
di Valeria Ottolenghi

[…] un dialogo fresco e divertito ma come si può trovare in un testo dell'assurdo, attraversato da un sentimento di incertezza, vaga paura, illogicità. […] Con una bella scia di applausi.

"vocidallasoffitta.blogspot.it", 22 aprile 2012
di Rossella Menna

[…] Due passi sono per “sognare davvero”, per infilarsi scarpe riposte da tempo e attraversare la soglia della felicità, per tirare fuori da un cuscino un velo bianco e un abito da sposa e scambiarsi inedite promesse d’amore al gusto di poesia. Uno spettacolo delicatamente ironico. Minuto e perfetto come una bambola di porcellana dal viso levigato. La coppia Carullo-Minasi racconta la rivincita di chi, pur avendo visto la morte, si è tuffato nella vita. Una vera rarità nel teatro del pessimismo. Meritatissimo dunque il “Premio Scenario per Ustica 2011” che si sono aggiudicati i due artisti messinesi. […]

"ateatro.org", 23 aprile 2012
di Giada Russo

[…] Due individui stravaganti rinchiusi dentro una scatola immaginaria di tre metri per tre discutono, si pizzicano e giocano intorno a una quotidianità a tratti soffocante. C’è tanto di Beckett in questa dimensione claustrofobica da cui si cerca di uscire, ma c’è poi un modo del tutto originale di concepire la vita dentro la scatola. Ci specchiamo, noi spettatori, in un’immagine stralunata, che è questo stralcio di linoleum in bianco e nero dove due piccoli individui giocano la loro partita a scacchi. Sono giocatori e pedine al tempo stesso, Pe e Cri. Lei, mentre cerca di controllare la vita di lui, diventa a sua volta pedina della vita, controllata e controllante. Si impara a conoscere il mistero della malattia sul palcoscenico dei Carullo-Minasi: è vero che la paura della morte fa scattare un’incontenibile smania di controllare tutto, come se all’improvviso si potesse diventare onnipotenti. Cri supervisiona Pe, e per paura di perderlo lo schiavizza; lo gestisce perfino nell’alimentazione, negandogli il gusto della vita. Quel blister di pillole sembra l’unica via di salvezza. Ma sarà proprio lui, ammalato, a trovare la guarigione per entrambi. Pe riesce a comprendere una dimensione della vita vera e conduce lei a vedere, per la prima volta. […]

"gazzettadelsud.it", 6 maggio 2012
di Elisabetta Reale

Forse oggi non siamo più abituati alle favole. Alle storie semplici ma insieme profonde e delicate, narrate in maniera divertente ma non banale, per arrivare dritte al cuore ed offrirci la possibilità di riflettere, pensare ma anche commuoverci e partecipare. Ma Due passi sono lo è. […]

"Il Giornale di Sicilia", 6 maggio 2012
di Gigi Giacobbe

[…] Cri. Questo il nome di lei, mentre il nome di lui fa Pé. Due acronimi sbucati fuori non tanto da alcuni protagonisti del teatro di Beckett, quanto da quei personaggi raccontati da Giuliano Scabia nel suo Teatro Vagante o da quelli dei fumetti. […] Sembrano soli al mondo, ma si fanno coraggio commentando le notizie sui giornali e disquisendo sulle stelle e sul mare. […] Applausi oceanici alla Sala Laudamo di Messina […]

"Gazzetta di Parma", 25 luglio 2012
di Valeria Ottolenghi

Uno spettacolo piccolo ma davvero prezioso […] delicato e ironico, malinconicamente beckettiano e teneramente filosofico: Due passi sono […] va componendo un dialogo che con diverse ripetizioni via via differenziate nei toni, nella reciproca sfida/arrendevolezza, rielabora esperienze, stati d'animo, desideri, in una dimensione universale. […]

"succoacido.net", 12 settembre 2012
di Marta Ragusa

[…] È un piccolo rito, Due passi sono, a cui prendere parte anche più di una volta, per farsi la scorta di tenerezza e semplicità. La disperazione, le impossibilità, le castrazioni, le apocalissi tracciate da decine di altri lavori teatrali hanno qui il loro piccolo nemico casalingo. È per questo (e anche per quanto ci hanno fatto ridere) che invitiamo Cristiana e Giuseppe a non stancarsi di questi due piccoli passi e a riproporli allo sguardo di tutti i disillusi che ancora non l’hanno visto. Allo stesso tempo, però, siamo curiosi di cosa il duo stia covando per le prossime scene. Sperando partoriscano presto.

"Giornale di Brescia", 5 novembre 2012
di Simone Tonelli

[…] Il bello dello spettacolo è che lo spunto autobiografico (come il desiderio-timore di uscire all'aperto e di amarsi) sa divertire (condito da una gestualità vivace e accenni di coreografie) e diventare messaggio universale. Non a caso la pièce è vincitrice di due premi: Premio Scenario per Ustica 2011 e In-Box 2012.

"la Repubblica", 1 novembre 2012
di Rodolfo di Giammarco

Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi sono la personificazione di una poesia imbarazzante (e tenera, e all'occasione caustica) che si fa malattia del vivere e coscienza di ogni finale di partita insita nelle coppie umane e al limite del disumano. La compagnia Carullo-Minasi va spiata in qualunque minima espressione di un minimalismo petulante e divertente che non ha uguali.
[…] Non perdeteli. Diciamo davvero.

"lalleru.it", 30 novembre 2012
di Mosè Previti

Un piccolo miracolo quello di Cristiana Minasi e Giuseppe Carullo. Due passi sono avanza nei territori aspri dei tempi nostri, sbucciando il senso di smarrimento che tiene dietro le vite di due piccole creature. Nello spazio minuto di due sedie ad un passo dall’abbraccio, Pe e Cri tendono le fila di un discorso carico di piccoli feroci pensieri, rassegnazione, speranza e incredibile amore. […]