PROGETTO TRIENNALE SANTARCANGELO 2009-2011, 19/20/21 giugno 2009

sabato 20 giugno, ore 13:00 | Il Lavatoio

È BELLO VIVERE LIBERI!

Ispirato alla biografia di ONDINA PETEANI. Prima staffetta partigiana d'Italia deportata ad Auschwitz N. 81 672

Marta Cuscunà | Ronchi dei Legionari, Gorizia
foto © Marco Caselli Nirmal

ideazione, drammaturgia, regia e interpretazione Marta Cuscunà
costruzione degli oggetti di scena Belinda De Vito
luci e suoni Marco Rogante

Marta Cuscunà
via Brigata Valtellina, 44 – 34077 Ronchi dei Legionari (GO)
tel. 0481 77 91 62
cell. 329 96 16 91 8
akron_marta@yahoo.it

spettacolo vincitore del Premio Scenario per Ustica 2009

Motivazione della Giuria

È bello vivere liberi restituisce il sapore di una resistenza vissuta al di fuori di ogni celebrazione o irrigidimento retorico. Resistenza personale, segnata dai tempi impetuosi di una giovinezza che è sfida, scelta e messa in gioco personale. Resistenza politica, dove la protagonista, Ondina, incontra la storia e la sua violenza. Resistenza poetica, all’orrore che avanza e annulla. Resistenza adolescente, che incontra il sangue, lo subisce, lo piange, ma continua ad affermare la necessità della felicità e dell’allegria anche nelle situazioni più estreme che Ondina vive.
Ondina, di cui Marta Cuscunà ha ricercato le tracce attraverso un lavoro accurato sulle fonti storiche, dentro la memoria del proprio territorio e attraverso le parole di chi l’ha conosciuta. Spettacolo felicemente atipico, coniuga un fresco ed efficace lavoro di narrazione, attento ai piccoli gesti del quotidiano, a stupori di ragazza, con il mestiere del burattinaio, che riprende i propri personaggi, ne soffia via la polvere e li riconsegna, felicemente reinventati, a una comunicazione efficace, archetipica, popolare.
In questa ricerca anche l’orrore del lager può essere raccontato, senza che lo spettacolo perda lo straordinario candore e la felicità nel racconto della storia che ancora siamo.

lo spettacolo

È bello vivere liberi! è l’ultima frase che Ondina Peteani ha scritto a poche settimane dalla morte, quando, in ospedale, il medico le chiese di scrivere, a occhi chiusi, la prima frase che le fosse venuta in mente. Ondina, allora, ha scritto quello che sentiva profondamente: amore per la libertà.
Ondina è stata definita da alcuni storici “prima staffetta partigiana d’Italia”, per la precocità del suo impegno nella lotta di Liberazione, avvenuta in un territorio in cui la Resistenza è iniziata prima rispetto al resto d’Italia, grazie alla vicinanza con la Jugoslavia dove fin dal 1941 si erano formati gruppi partigiani attivi contro l’occupazione fascista.
La sua storia attraversa gli anni del fascismo nel Monfalconese, viene segnata in modo indelebile dalla detenzione ad Auschwitz e continua nel dopoguerra, come ostetrica e organizzatrice culturale e politica all’interno del PCI, poi PDS.
Lo spettacolo si ispira alla prima parte della vita di Ondina fino alla liberazione dai campi di concentramento e mette in luce alcune particolari tematiche: il contributo fondamentale apportato dalla Resistenza femminile all’emancipazione della donna; i sogni di libertà, gli ideali di pace e fratellanza dei giovani che aderirono al Movimento di Liberazione; l’incubo della deportazione nazista e la sopravvivenza nei lager.
Vorrei che questo progetto raccontasse la Resistenza in un modo non retorico né nozionistico: trasmettendo l’entusiasmo, la voglia di vivere liberi, la gioia di lottare per difendere la democrazia e la libertà che animarono i partigiani.
Vorrei raccontare tutto questo attraverso linguaggi differenti: le testimonianze (per ricreare l’atmosfera e lo spirito di quegli anni attraverso le parole di chi li visse in prima persona); il monologo civile (per creare un filo conduttore tra le vicende e un punto di vista contemporaneo); i burattini (per ritrovare la forma del teatro popolare che gli stessi partigiani utilizzavano nei bozzetti drammatici che scrivevano e interpretavano per festeggiare le vittorie); il teatro di figura con pupazzi (per raccontare in modo evocativo l’orrore dei lager; perché a un pupazzo si può fare di tutto, anche le cose più terribili; perché il rapporto tra pupazzo e manovratore è uguale a quello tra deportato e aguzzino; perché davanti alle immagini delle persone deportate ad Auschwitz lo shock emotivo è fortissimo e fa distogliere lo sguardo, mentre davanti a un pupazzo picchiato e umiliato si resta a guardare fino in fondo e l’emotività lascia spazio alla riflessione).
La biografia di Ondina mi ha letteralmente entusiasmata, scossa, “accesa”. Ho incontrato una ragazza, poco più giovane di me, incapace di restare a guardare, cosciente e determinata ad agire per cambiare il proprio Paese; con un’intuizione fondamentale: la Donna è una risorsa irrinunciabile per la Pace e la Giustizia. Un esempio di partecipazione attiva, di come ogni singolo individuo può diventare indispensabile per la vita di un intero popolo.
D’altra parte la vicenda di Ondina mi ha permesso di guardare l’incubo dei lager nazisti da un punto di vista particolare: non solo dalla parte di chi aveva l’unica colpa di essere ebreo, omosessuale, handicappato, ma anche di chi aveva fatto una scelta di campo coraggiosa e definitiva. Ondina è stata deportata, umiliata, privata della sua identità e torturata perché lottava per la Libertà e aveva scelto di schierarsi, nonostante tutto.
Avverto l’urgente necessità di raccontare questa storia, oggi, perché “chi è senza memoria è senza futuro” e in Italia molti hanno dimenticato troppo in fretta il significato della Resistenza.

La compagnia

Marta Cuscunà nasce a Monfalcone, città operaia famosa per il cantiere navale in cui si costruiscono le navi da crociera più grandi del mondo e per il triste primato dei decessi per malattie causate dall’amianto. Si forma nell’ambito della Scuola Europea per l’Arte dell’Attore “Prima del Teatro” frequentando, dal 2005 al 2008, i corsi condotti da Joan Baixas, Paulo Duarte, Nuria Legarda (Teatro visuale), Agustí Humet, Xavier Algans, Jordi Muixi (Teatro musicale: L’Opera da tre soldi), Yuri Krasovskij (L’attore: un autore del suo ruolo. Studio per Zio Vanja, Le tre sorelle, Il giardino dei ciliegi e Il gabbiano), José Sanchis Sinisterra, Francesco Manetti, Giovanni Greco (Coralità per attori e drammaturghi).
Come attrice prende parte agli spettacoli Pesciomìni di Ugo Vicic (2004) e Pippo Pettirosso di Tullio Altan (2005) (produzioni CTA-Centro Regionale di Teatro d’Animazione e di Figure), Merma Neverdies, spettacolo con pupazzi di Joan Mirò, regia di Joan Baixas (2006, prod. Elsinor-Barcellona), Indemoniate! di Giuliana Musso e Carlo Tolazzi, regia di Massimo Somaglino (2007, prod. Teatro Club Udine, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia).

Rassegna stampa

"Giornale di Vicenza", 17 gennaio 2011
di Alessandra Agosti

"Segnatevi questo nome: Marta Cuscunà. Scrivetelo in grande e marcatelo bene con l'evidenziatore. Perché di lei si parlerà, e tanto. […] Marta Cuscunà ha fatto una scelta e l'ha espressa forte e chiara, infischiandosene di prudenza ed equilibrismi politici-storici dando un calcio a qualsiasi tentativo di revisionismo. Ha conosciuto la Resistenza come tutti gli under 30: a scuola, magari senza nemmeno approfondire troppo quell'argomento, sempre più delicato e scomodo a mano a mano che gli anni passano e il numero dei testimoni diretti si assottiglia. Ma la differenza è qui: ha cominciato a farsi domande, a voler sapere. Ed è questo il messaggio che rivolge al suo pubblico, a quello dei giovani in particolare: prendete una posizione, quella che ritenete più giusta e non siate passivi. […] "

“parolibero.it”, 1 luglio 2010
di Ilaria Liberatore

[…] È un punto di vista insolito quello dal quale viene raccontata la Resistenza italiana; è lo sguardo appassionato, imprudente e pieno di energia, di una giovane donna, che nella lotta antifascista vede non tanto un atto eroico, quanto una gioiosa avventura da affrontare in nome della libertà, anche un po’ inconsciamente, ma con la consapevolezza della necessità di quella lotta. […] Impossibile non domandarsi, dopo aver visto questo spettacolo, dove sia finita quella gioia incondizionata della partecipazione politica, quella consapevolezza della necessità di una scelta non tra sinistra e destra, ma tra vita e morte, soprattutto tra noi giovani. E forse l’Italia sarebbe un po’ migliore se tutti ritornassimo a gridare, come Ondina, con il sorriso sulle labbra: “Resistenza! Perché è bello vivere liberi!”.

“aprileonline.info”, 23 febbraio 2010
di Floriana Govoni e Marcello Ameruoso

[…] Per calcare i vari ritratti, Marta Cuscunà modifica sia timbro vocale che atteggiamenti e gesti, così da rendere ben chiaro il personaggio che prende la parola: con un semplice sguardo rivolto in basso e testa china per Armido, oppure le mani svolazzanti in cerca di chissà cosa, per la Nina […] Il nesso tra le singole scene non è mai banale né casuale ed i punti di vista affrontati con i diversi scenari, creano musicalità ed eufonia, pur non distaccandosi mai dal filo conduttore della narrazione, e sono determinanti per l'assetto della rappresentazione, perché ne modificano la prospettiva del cambiamento senza mai cadere nel patetico e nello scontato. […]

“orvietonews.it”, 2 febbraio 2010
di Carlo Brunetti

[…] Il pubblico è stato quasi ipnotizzato per più di un'ora dall'intensità e dalla bravura con cui Marta Cuscunà ha raccontato la giovinezza di Ondina Peteani. Un monologo intersecato dal teatro di figura, dove l'artista sembra non essere mai sola tanto è abile a dare voce e spessore a personaggi ben distinti dalla protagonista ma importanti nell'intreccio del racconto. […] Uno dei migliori spettacoli che la manifestazione Venti Ascensionali ha portato negli anni ad Orvieto, il migliore di quelli fin qui visti in questa stagione. Non è un caso che questo lavoro è stato il vincitore del premio Scenario per Ustica 2009, concorso promosso dai parenti delle vittime della strage e rivolto ad artisti emergenti per temi legati alla memoria e al civismo. […]

“Gazzetta di Parma”, 31 gennaio 2010
di Valeria Ottolenghi

[…] Molto brava Marta Cuscunà mentre racconta, spiega, s’identifica con Ondina Peteani […] E straordinario si rivela il modo in cui viene rappresentata l’esperienza di Auschwitz, figure fragili, quasi aliene, grandi occhi lucidi, mani infilate in scuri guanti a muovere questi pupazzi/donna […] Il ritorno a casa, il ricordo struggente: bello sì davvero vivere liberi…

“Libertà”, 26 gennaio 2010
di Pietro Corvi

[…] Marta Cuscunà è una giovane attrice piena di talento e di contagiosa energia, ha una voce deliziosa e lo sguardo elettrico e sorridente. Ha deciso che la storia di Ondina Peteani […] andasse raccontata. Ha pensato bene. […] È bello vivere liberi! ideato, scritto, diretto e interpretato dalla Cuscunà, insignito del prestigioso Premio Scenario per Ustica per il suo valore etico e civile privo di irrigidimenti retorici, è uno spettacolo agile e ritmato, che fa breccia nel cuore e nella mente di grandi e piccoli. […]

“succoacido.net”, 11 dicembre 2009
di Valeria Sara Lo Bue

[…] È uno spettacolo scritto rosso su nero. Rossa è la stella partigiana, il fazzoletto di Ondina, il sangue dei vincitori e dei vinti; rosso è il fiore che fiorisce nel grigiore del praticabile/lager, sul motivo, appena accennato da un carillon, dell’internazionale comunista. È uno spettacolo civile, lucido e seducente come deve essere. Marta Cuscunà, attraverso Ondina, non ci parla di vecchi ideali, ci racconta “il sogno di un’antica speranza”, di cui canta Gaber, una speranza che matura nella memoria ma si rigenera qui ed ora. […]

“il Piccolo”, 9 novembre 2009
di Tiziana Carpinelli

Il talento quando c’è, folgora subito lo spettatore. E allora non sarà un caso se ad oggi la rappresentazione più applaudita della stagione 2009/2010 del Comunale di Monfalcone sia stata quel piccolo miracolo teatrale che reca il titolo È bello vivere liberi! […] Marta ha ipnotizzato al pari di un prestigiatore il pubblico. […]

“il Piccolo”, 8 novembre 2009
di Roberto Canziani

Marta Cuscunà ha il dono di immedesimarsi nella giovane partigiana e riviverne la vita, con la stessa sfrontatezza e la stessa intelligenza. […] Dall'iniziazione politica, con bicicletta in mano, ferma al passaggio a livello del treno, fino alla rappresentazione del lager, in cui solo una incredibile determinazione personale riesce a salvarla, la vita di Ondina è invece un'onda che investe gli spettatori e li lascia alla fine scossi, grati alla piccola Marta, sua reincarnazione, di averla conservata intatta e vivida, in uno degli spettacoli più toccanti ed entusiasmanti di questa stagione.

“il manifesto”, 25 ottobre 2009
di Gianfranco Capitta

[…] tra gli spettacoli dei più giovani (in particolare la sezione dedicata ai vincitori del premio Scenario) è stata una sorpresa bellissima assistere alla rievocazione di una staffetta partigiana tra Monfalcone e il Carso durante l’occupazione nazifascista. Marta Cuscunà è un’attrice giovane, che da sola si è scritta, inventata e interpretata È bello vivere liberi!, racconto di quel personaggio ispirato ad una eroina vera, Ondina Peteani. Il racconto è commovente ed esaltante insieme, ed anche fuori delle ultime colture teatrali della sua generazione. Ma oltre a questo Cuscunà ha doti così accentuate di bravura e simpatia, che è facile pronosticare per lei una strada sicura.

“iltamburodikattrin.com”, 20 ottobre 2009
di Camilla Toso

[…] Vi ricordate gli occhi di vostra nonna? Quando li vedevate accendersi di gioia, nel momento del ricordo, quando la sua mente tornava indietro e ripescava dal fondo di un baule sepolto dagli anni tutto quello che era stato. In un attimo era una ragazza forte e bella, di spalle un po' grosse ma di sguardo fiero e deciso. Questa è la memoria. Questo è lo sguardo di Marta Cuscunà, mentre in scena riporta alla mente immagini della biografia di Ondina Peteani, staffetta della resistenza partigiana in Italia. […] La memoria e il racconto sono il passo più breve per avvicinarsi al Teatro di Narrazione, ma questa giovane attrice lo fa con un piglio tutto suo: affronta i suoi personaggi di petto per una recitazione leggera che sa rapire il pubblico e strappargli sincere risate. Un'ora e mezza passa veloce e resta la soddisfazione di un'operazione ricca seppur tradizionale - ai burattini vengono lasciati il dramma e la violenza - per un lavoro poetico e destinato a crescere.

“klpteatro.it”, 19 Settembre 2009
di Simone Pacini

[…] La ricerca della Cuscunà è decisamente contemporanea. Originale e poetica rispetto a tanto teatro di tendenza visto nei festival estivi, la giovane e poliedrica artista di Monfalcone con coraggio e determinazione mischia la tradizione e l’innovazione. Il risultato si vede, in una rievocazione storica che è la meticolosa ricostruzione della vita di Ondina, attraverso un attento lavoro di ricerca sul territorio. La narrazione viene affiancata da una recitazione frizzante, un monologo moderno dai sentimenti puri e antichi. […] in questo lavoro immaginiamo e agogniamo la versione definitiva, visto che in venti minuti troviamo soluzioni sceniche efficaci da sviluppare ulteriormente, ma soprattutto ci viene restituita la gioia di vivere, attraverso un messaggio di libertà di un personaggio fuori dalle cronache ma significativo della nostra storia recente, interpretato con considerevole freschezza, qualità e dolcezza dall’attrice.