Santarcangelo Festival Internazionale del Teatro in Piazza 45° edizione, 13/14 luglio 2015

lunedì 13 luglio, ore 18:00 | Santarcangelo Festival Internazionale del Teatro in Piazza 45° edizione - Lavatoio

Homologia

DispensaBarzotti | Torino
© Gloria Soverini

di Rocco Manfredi, Riccardo Reina, Alessandra Ventrella
regia Alessandra Ventrella
con Rocco Manfredi, Riccardo Reina
residenza artistica Teatro delle Briciole
un ringraziamento speciale a Dario Andreoli e Emiliano Curà

ALESSANDRA VENTRELLA
via della Bassa, 8 – 43037 Lesignano de’ Bagni (PR)
cell. 329 9836236
dispensabarzotti@gmail.com
www.dispensabarzotti.wordpress.com
www.facebook.com/dispensabarzotti

Segnalazione speciale Premio Scenario 2015

Motivazione della Giuria
La purezza e la freschezza di una formazione giovane che esprime una profonda coesione di intenti e di prospettiva, l’approdo non scontato a un linguaggio erede della tradizione per raccontare la solitudine di un anziano in un paesaggio metropolitano osservato con poesia e trasfigurazione onirica, attraverso uno struggente gioco sul doppio. La sfida di un teatro di silenzio, senza parola che rimanda con semplicità a Beckett, Pinter, Kantor, per cercare una via contemporanea al teatro di figura. Un’epifania lieve unita all’umile consapevolezza di un percorso di studio ancora in fieri.

Lo spettacolo

L’antropologo inglese Daniel Miller ha pubblicato nel 2008 Cose che parlano di noi. Un antropologo a casa nostra, una raccolta di ritratti scritti dopo essere stato nelle case degli abitanti di una strada di Londra. George è il protagonista del primo racconto intitolato Vuoto.

«[…] Con George non si riusciva a sfuggire alla conclusione che si trattava di un uomo in attesa che il suo tempo sulla terra terminasse, ma che all’età di settantacinque anni non aveva ancora veduto la sua vita iniziare. E, quel che è peggio, lo sapeva.»

Un eterno silenzio scandito dall’abitudine.
Un anziano, solo, in un perenne dormiveglia che lo fa procedere per inerzia in un congegno meccanico che sembra non potersi arrestare.
L’uomo si trascina nei corridoi della sua casa vuota per ritornare sempre sulla stessa poltrona.
Gli unici contatti con il mondo esterno sono le parole della televisione e gli inserti dei giornali.
Oggi però non è un giorno come tutti gli altri ma l’uomo non se ne ricorda nemmeno.
Un’altra immagine di se stesso sembra prendere vita e risvegliare questo corpo intorpidito.
La luce irrompe, le ombre si moltiplicano, i confini tra realtà e immaginazione si fanno sempre più labili.
Il congegno meccanico di questa esistenza senza fine inizia a perdere pezzi, rivelandosi per quello che è.
Si può rompere questo meccanismo?
Benvenuti a Homologia.

Homologia è allo stesso tempo «studio dell’uomo» e «studio di ciò che si ripete identico».
Homologia è una visione telescopica che procede dall’uomo in direzione dell’uomo tentandone una radiografia dettagliata.

Una grande illusione.
Una festa impossibile e centinaia di tentativi falliti.
Una casa dove si svelano porte di accesso a stanze piene di sorprese, specchi dimenticati e scale che conducono nell’abisso.
Il volto che ci guida tra i corridoi sembra costringersi in una maschera capace di un’unica espressione: un essere inanimato in un mondo di cose animate, un essere finto, dozzinale, scadente.

La compagnia

DispensaBarzotti nasce nel 2014 con un’idea di teatro che vorrebbe buttare fuori dalla finestra le etichette in favore dell’immaginazione e dell’inatteso. L’obiettivo che il trio si sta ponendo è quello di esplorare i meccanismi della magia teatrale; una ricerca che si interroghi su come funzioni l’attività percettiva e su che cosa sia la percezione: l’illusione e l’incanto, la meraviglia e l’inganno.

Rassegna stampa

"altrevelocita.it", 25 gennaio 2016
Lorenzo Donati

Homologia di Dispensa Barzotti è forse l'esito produttivamente più compiuto di questo Scenario, un teatro di figura che si rivolge anche agli adulti nella scelta di guardare alla vecchiaia, tema raramente approcciato dalle giovani generazioni teatrali. L'atmosfera è rarefatta. C'è un anziano seduto in poltrona, indossa una maschera che ricorda certe visioni dei Familie Flöz. Le pagine del quotidiano che sta leggendo prendono vita e si librano nell'aria, […] veli di plastica che sembrano avere propria volontà, scatole regalo la cui semplice apertura crea aspettative “magiche”, specchi che doppiano una realtà dai contorni instabili, venata da musichette televisive e nostalgiche milonghe.

"Hystrio", gennaio 2016
Claudia Cannella

[... ] Ma la vera, bella sorpresa è Homologia di DispensaBarzotti [... ], una performance senza parole, dove un vecchione con grande maschera fa i conti con la solitudine metropolitana e con il suo doppio, forse immaginario. Colpisce perché il gruppo, giovanissimo, riesce a creare atmosfere oniriche di struggente poesia, utilizzando un artigianato scenico d’altri tempi (le maschere, i pupazzi) e modelli (Beckett, Pinter, Kantor), che mostra di ben possedere, per precisione di gesti e cura del dettaglio, nella direzione di un inedito teatro di figura. Sicuramente da tenere d’occhio.

"ilfattoquotidiano.it", 4 gennaio 2016
Tommaso Chimenti

[…] Tempi precisi, rigorosi, cambi puntuali e netti, il tutto calibrato, di grande e pulito artigianato nonostante la giovanissima età del duo che ci hanno portato nelle atmosfere magiche create con arte ed esperienza da Slava.

"rumorscena.com", 14 dicembre 2015
Roberto Rinaldi

La vecchiaia e la solitudine di chi ha vissuto il suo tempo in attesa che la sua vita abbia un fine terreno con la triste consapevolezza di non averla mai attraversata. Raccontare l’umano percorso di un uomo giunto al suo capolinea con una narrazione poetica mediante la rappresentazione teatrale, è una bella sfida che tre giovani artisti si sono posti in essere. Provare ad entrare nell’animo umano di chi ha fatto della propria esistenza una sorta di esperienza anestetizzata, incapace di provare emozioni reali e condivise. […]

"rumorscena.com", 6 dicembre 2015
Francesca Romana Lino

[…] Partitura poetica e visionaria, che, all’interno di una scenografia dal buio profondo e lugubre – ricorda “la lampadina fioca, quella da trenta candele” di un verso gucciniano -, muove un fantoccio di se stesso iconizzato a maschera e a burattino. È la musica, che irrompe a trascinare nel vortice dell’irrealtà proiettiva, e le voci di réclame della pubblicità televisiva, che ostinatamente tartassano su quel che non è che invece dovrebbe essere. […]

"klpteatro.it", 5 dicembre 2015
Mario Bianchi

[…] attraverso un teatro senza parole, che usa già in maniera consapevole il teatro di figura, analizza la vecchiaia in modo assolutamente non convenzionale, mettendo in scena la solitudine di un anziano, il cui perenne dormiveglia, nel giorno del suo compleanno, è scosso da ineffabili intromissioni che si mescolano a ricordi lontani. […]

"doppiozero.com", 3 dicembre 2015
Maddalena Giovannelli

[…] Homologia di DispensaBarzotti è un accuratissimo esempio di teatro di figura: una maschera rugosa e incartapecorita, incorniciata da capelli bianchi in stile Einstein, racconta in un tempo lungo e dilatato la solitudine di un vecchio. […]

"paperstreet.it", 8 settembre 2015
Sarah Curati

[…] La compagnia Dispensa Barzotti, giocando sulla linea di confine tra onirico e quotidiano, vita e morte, artificio e realtà, è fautrice di un teatro di figura che predilige l’incanto della maschera alla parola: un po' artisti di strada, un po' personaggi kantoriani, un po' prestigiatori; e non solo per i trucchi che utilizzano in scena, ma proprio per la loro capacità di ricreare un’atmosfera rarefatta, sospesa in un tempo altro, complice un silenzio denso di poesia che trasmette la bellezza della semplicità. […]

"cheteatrochefa-roma.blogautore.repubblica.it", 10 settembre 2015
Valentina De Simone

[…] Un teatro di figura, quello di DispensaBarzotti, che alla parola preferisce immagini ed emozioni da rintracciare nei corpi e in quel loro vissuto che, seppur diverso, ci rende così inaspettatamente simili gli uni agli altri. […]