SANTARCANGELO International Festival of the Arts 5-15 luglio 2007, 9 / 10 / 11 Luglio 2007

lunedì 9 luglio, ore 11:00 | Teatro Petrella

La timidezza delle ossa

Pathosformel | Venezia
foto Marco Caselli Nirmal

Daniel Blanga Gubbay, Francesca Bucciero, Paola Villani
e con la collaborazione di Milo Adami
in collaborazione con FIES Factory One
e Sezione Autonoma – Teatro Comandini, Cesena

pathosformel
referente: Daniel Blanga Gubbay
Via G. Dezza, 49 – 20144 Milano
sede legale: Piazza San Francesco, 2 – 40122 Bologna.
cell. 339.3731021/329 0964154
pathosformel@gmail.com
www.pathosformel.org

Segnalazione speciale Premio Scenario 2007

Motivazione della Giuria

per le molte potenzialità di un’invenzione che cela la scena teatrale e la lascia al lavoro immaginativo dello spettatore. Un medium espressivo elastico e inviolabile che separa e assorbe l’azione rivelandone (anche metaforicamente) l’ossatura, per raccontare di una lotta per l’esistenza che coniuga il corporeo e l’incorporeo e svela la scena come luogo ancestrale del conflitto fra percezione e illusione, in un crescendo di tensione sapientemente orchestrato su una campionatura di suoni quotidiani dalle risonanze primordiali.

Lo spettacolo

Un telo bianco e incorniciato divide completamente lo spazio; il corpo in scena da chi è venuto a vederlo.
Una superficie ininterrotta che sigilla la visione, senza concedere immagini in trasparenza.
A rompere l’attesa appare una forma impressa sul telo dal retro, il primo frammento di un corpo umano che nasce dalla materia, per far risaltare alla luce le forme sfumate delle proprie sporgenze.
Sulla superficie bianca riaffiorano quelli che sembrano essere resti umani o reperti di una civiltà sepolta: frammenti che si affermano in rilievo, che sembrano sbocciare da questa materia lattea per generare un bassorilievo in continuo movimento.
La progressione delle immagini ricrea un corpo nell’atto della propria formazione. Se dal principio i frammenti appaiono singolarmente, arrivano in seguito a ricomporre l’immagine familiare di un corpo umano. Come feti che definiscono la propria anatomia durante i mesi della gestazione, i corpi si modellano gradualmente e sperimentano la capienza dell’utero premendo ciecamente contro le pareti di un pallido ventre materno; costruiscono un corpo apparentemente privo di limitazioni gravitazionali, capace di mostrarsi lungo la totalità della superficie.
Setto nasale, femore, nocche e scapole sono scomposti ed esposti attraverso un’epidermide talmente sottile da non riuscire più a celare nulla: sono apparizioni che privilegiano gli spigoli delle ossa e comprimono la forma della carne, modificando la percezione del corpo fino a creare una sorta di danza radiografica. Del corpo umano rimane così la sola struttura portante e spariscono fisionomia, tratti distintivi e carne.
In una lenta progressione il corpo si distacca dalla materia, si impone in maniera autonoma e intraprende una lotta contro il telo, nel perenne tentativo fallimentare di fissare la propria immagine o emergere oltre questo confine invalicabile.
Così ogni volta che il corpo si distacca, i rilievi vengono nuovamente inghiottiti dall’indifferente omogeneità del telo, come dettagli di un ricordo che si va lentamente perdendo; i frammenti divengono i caratteri di una nuova forma di scrittura che non può lasciare traccia o testimonianza.
La timidezza è ora duplice. Da un lato una sorta di convenzionale timidezza a mostrare le ossa: ad esporre un corpo anonimo ridotto alla sua semplice struttura, privato di risvolti intimi a cui affezionarsi e tuttavia in grado di essere veicolo di costruzione scenica. Dall’altro è la dovuta timidezza che il corpo scenico trasporta con sé, necessità di ritirarsi al termine dell’atto, nel donarsi e bruciare in un rogo scenico che non lasci traccia.

La compagnia

pathosformel nasce nel 2004 dall’incontro di elementi provenienti da diverse discipline e dalla volontà di progetti che operino negli aspetti liminali del teatro. Il gruppo parte da una concezione di assenza di gerarchia all’interno degli elementi, che compongono una partitura teatrale: lavoro sul corpo, abilità artigianali e tecnologiche, spunti testuali e rapporto con lo spazio non predominano l’uno sull’altro a priori, ma solo – di volta in volta – in virtù di una resa scenica. In questi anni la compagnia ha dato forma a progetti con linguaggi differenti, Stille Nacht, 1>5 circostanze e Che cosa sono le nuvole. Lo scopo è costruire e sciogliere la forma, poter ogni volta ricominciare da capo all’interno di un ambito condiviso.

Rassegna stampa

"il manifesto", 10 febbraio 2008
di Gianni Manzella

[…] Ossicine umane che si imprimono in cerca di una provvisoria riconoscibilità, timidamente appunto. Fino a ricomporre i tratti di una sfuggente colonna vertebrale. […] Ciò che piuttosto ci rivelano è il rapporto funzionale fra il lavoro artistico e l'immagine creata, quella sorta di deserto bianco in cui lo sguardo scava alla ricerca dei resti fossili di una vita animale che è lì pulsante e allo stesso tempo è già scomparsa. Come la fotografia del condannato di cui parlava Roland Barthes. Giacché dietro quell'immagine che si spegne nel silenzio da cui era partito il lavoro, svelandone l'aspetto di composizione musicale, dietro l'impalcatura dello schermo che la sorregge c'è poi concretamente l'impegno fisico degli attori, i loro corpi mediati ma tutt'altro che assenti. […]

"Hystrio", n. 2, 2008
di Claudia Cannella

[…] suggestiva e impegnativa performance vicina all'arte concettuale in cui, dietro una bianca superficie-schermo di lycra, prendono forma tracce corporee come reperti di una civiltà sepolta o feti in crescita durante la gestazione […]. E' un piccolo gioiello prezioso per quel che è che meriterebbe una circuitazione anche, se non soprattuttoin luoghi non teatrali (musei, gallerie…).

"Il Mucchio Selvaggio", ottobre 2007
di M. Giulia Guiducci

La timidezza delle ossa lascia a bocca aperta in alcuni momenti, osservando le apparizioni e le sparizioni di corpi e membra fluttuanti; (…) Vista ed udito dunque stimolati in modo originale e complesso per cercare riferimenti spaziali nuovi, per trovare spunti emotivi. […] Della parola non si sente la mancanza, della narrazione si può fare a meno ed il teatro contemporaneo sempre di più si sposta sui terreni alti e brulli della grammatica fisica, raggiungendo quote in cui c'è poco ossigeno ma panorami mozzafiato, pochissima vegetazione ma un'atmosfera pungente e sferzante. Pathosformel sfida la rarefazione dell'aria, con la sfrontatezza dei loro venti e più anni e con la forza di appoggi culturali solidi (da Artaud a Bacon, da Deleuze a Klein).