PROGETTO TRIENNALE SANTARCANGELO 2009-2011, 11/12/13 luglio 2011

martedì 12 luglio, ore 17:00 | Teatro Petrella

L’Italia è il paese che amo

ReSpirale Teatro | Bologna
foto © Marco Caselli Nirmal

con Veronica Capozzoli
Antonio Lombardi
Luca Serafini
Emanuele Tumolo
testi Luca Serafini
Emanuele Tumolo
regia Veronica Capozzoli

Veronica Capozzoli
via Frassinago, 22 – 40123 Bologna
cell. 392 4978370 – 333 4594663
respiraleteatro@hotmail.it
www.respirale.altervista.org (in allestimento)

segnalazione speciale Premio Scenario per Ustica 2011

Motivazione della Giuria
Una riflessione sulla contemporaneità che affronta con coraggio il passato recente attraverso un’originale e serrata sequenza di scene e quadri di vita dell’Italia anni Novanta. Un’indagine teatrale che rivela le radici prossime del nostro presente, dove l’illusione di un movimento vorticoso nasconde un sostanziale e asfittico immobilismo.
La genuina capacità di prendere posizione e parola si realizza attraverso un linguaggio teatrale multiforme, che sovrappone e monta stili diversi, generi e ambienti abitati da tipi nazionali di immediata riconoscibilità.
L’Italia è il Paese che amo segna il ritorno a un teatro politico, declinato al presente con audace e scanzonata freschezza.

Lo spettacolo

Gli anni novanta iniziano con la caduta del Muro di Berlino e finiscono con la caduta delle Twin Towers, iniziano con macerie e finiscono con macerie. Anche se molto diverse tra loro.
E queste macerie entrano a far parte del nostro vivere quotidiano negli anni che preparano il cambio di millennio, si muovono come i pezzi di un cubo di Rubik: senza portare un ordine stabile diverso da prima, ma solo rimescolando le carte. E noi, cittadini italiani degli anni ’90, ci ritroviamo a farci muovere dai pezzi del cubo, a far decidere la nostra storia dalle macerie che cambiano posto, ruotiamo su noi stessi come dei tasselli colorati all’affannosa ricerca di un’identità, all’inseguimento di uno spazio in cui sentiremo di essere un colore definito, una faccia a cui potremo dire di appartenere.
La nostra attuale condizione di società civile in stato di semicoscienza affonda una percentuale consistente delle sue radici, a parer nostro, nei terremoti che hanno rivoltato l’Italia negli anni ’90, attuando un meccanismo di rapida retrocessione culturale, politica e sociale che oggi – citando Curzio Maltese – ci ha ridotti così.
La scena è composta da cubi di cui sperimentiamo l’uso e le funzionalità in uno spazio che è un cubo anch’esso. Sono cubi che illuminano, contengono, dividono, innalzano, schiacciano, in una spigolosità che richiama la meccanicità dell’utilizzo dei corpi, mentre la voce e la parola animano un gioco alla ricerca di codici comunicativi altri, nella direzione di un loro utilizzo come strumenti di emissione sonora e quasi musicale su cui poggia il contenuto.
Sulla scena portiamo dei tipi, le cui parole, relazioni, intenzioni, sentimenti, caratteri e idee sono dettati da come si rimescolano su se stessi gli anni ’90. Quello che ne emerge è una dinamica famigliare in balìa di se stessa, una rappresentanza – un po’ alla maniera della Commedia dell’Arte – delle varie componenti del tessuto sociale italiano. La nostra ricerca parte, infatti, dalle persone, da quello che ci raccontano su quel periodo e su come l’hanno vissuto, e quel che salta all’occhio è che nessuno se ne sente attore attivo, ma ognuno ha la percezione di essere stato mosso da quello che accadeva… e allora anche tutto ciò che serve alla creazione dell’inganno teatrale lo muoviamo sulla scena, cercando giustificazioni coerenti al contesto per creare cambi luce o per azionare una musica, spudoratamente cercando il pretesto per agire sulla macchina teatrale senza considerarla tale, ma mostrando come anche gli elementi di illuminotecnica o fonica diventino parte integrante e in movimento della scatola in cui si dimenano le cavie.
E proprio perché i punti di vista sono diversi, ma una è la storia che leggono, allora ci intrufoliamo in diversi generi teatrali, mescolandoli e cercando una fluida e coerente unità, per dare ai diversi sguardi di un pubblico eterogeneo diverse possibilità di ricezione.

La compagnia

I componenti della Compagnia ReSpirale Teatro provengono dai più diversi contesti teatrali, e hanno deciso di sperimentare che frutti può dare innestare l’uno nell’altro. Allora fanno incontrare e scontrare il teatro di prosa e la commedia dell’arte, il teatro di strada e il teatro-danza, il nouveau-cirque e l’avanguardia. Sperimentano ipotesi di corpi, impulsi ed echi di movimento, sfruttano la parola, e a volte ne abusano, tornano sui propri passi, scavano senza trovare acqua, e allora se la immaginano… il loro teatro è un Gioco, e con la limpida ingenuità di bambini possono ridere e piangere sull’Uomo…

Forse è Teatro di Ricerca… (?)

Rassegna stampa

“il manifesto”, 10 dicembre 2011
di Gianfranco Capitta

[…] Di desiderio di politica e di comprensione parlano invece i bolognesi ReSpirale con L’Italia è il paese che amo, apologo molto corporeo sugli anni novanta, denso di esperienze che corrono in cerca di una formalizzazione […]

“controscene.corrieredibologna.corriere.it”, 10 dicembre 2011
di Massimo Marino

[…] Il bolognese ReSpirale Teatro racconta, per lampi tra la cronaca e la lirica, con interventi di musica a tutto spiano, gli anni che vanno dalla caduta del muro di Berlino al crollo delle torri gemelle. […] Scorre la nostra storia con i riflessi su giovani coscienze, tra fragili costruzioni che si disfano, abboffate nutritive approntate ai cuccioli dai genitori, insicurezze, in un continuo show, reality show, in uno spettacolo a quiz da guardare inebetiti, in cerca di una felicità banale nella disperazione, per sognare di tornare, felici, tra le cosce di mammà. […]

“niuodeon.com”, 10 dicembre 2011
di Antonella Vercesi

[…] Un rapido viaggio sugli anni ’90 partendo dalla ruota della fortuna, passando per le discoteche al neon, insistendo su un’Italia che ha bisogno di valori ed eroi in cui credere. Morale, stare davanti alla tv, non fa bene. […] Gli attori si impegnano e comunicano un disagio riferito al passato e la volontà di procedere in una direzione positiva futura, hanno forza ed energia. […]

“myword.it”, 14 dicembre 2011
di Renato Palazzi

[…] C'è molta sincerità […] in L'Italia è il paese che amo del gruppo bolognese ReSpirale Teatro, un tentativo di rivisitare la storia degli ultimi anni, da Tangentopoli all'attentato alle Torri Gemelle, con gli occhi di una generazione che quella storia ha soltanto potuto subirla. ReSpirale Teatro ha il pregio di essere l'unica, fra le quattro formazioni selezionate, che provi a esprimere un suo forte punto di vista sull'attuale realtà politica: l'approccio è spigliato, l'andamento sferzante ma un po' acerbo […].

“iltamburodikattrin.com”, 14 dicembre 2011
di Maddalena Peluso

[…] riflessione sulla contemporaneità, dalla caduta del muro di Berlino al crollo delle torri gemelle. Tangentopoli e le soap opera, Ok il prezzo è giusto e il miracolo italiano, Notti magiche e la guerra in Libano in un lavoro che non manca di suggestioni e belle trovate […]

“klpteatro.it”, 14 dicembre 2011
di Maria Vittoria Bellingeri

[…] L’italia è un paese che amo di Respirale Teatro, denuncia della retrocessione culturale politica e sociale che dagli anni Novanta ha portato a fondo l’Italia. Una caotica esplorazione dell’oggi come meccanismo del cubo di Rubik. […]

“doppiozero.com”, 19 dicembre 2011
di Lorenzo Donati

[…] I quattro attori del collettivo ReSpirale Teatro, in L’Italia è il paese che amo, recitano frammenti di monologhi in soggettiva, in una modalità di scrittura scenica costruita per contrasti grossolani, costantemente commentati da musiche che colorano l’ambiente: una scena di fitness recitata mentre in audio si intervista Falcone, le vittorie mondiali accostate al rumore delle bombe, fino alla scena del titolo: le frasi di Berlusconi del ’94 urlate da un vocalist discotecaro. […]

"Hystrio", gennaio 2012
di Roberto Canziani

[…] Mentre più impegolati nel face-à-face politico e televisivo e negli acquisti all'Ikea, e quindi succubi dei propri modelli, mi sono parsi gli emiliani ReSpirale Teatro, creatori di L'Italia è il paese che amo.

"vocidallasoffitta.blogspot.it", 22 aprile 2012
di Rossella Menna

[…] Una messa in scena pseudo-dadà, in cui, da un cappello immaginario riempito di citazioni dell’Italia anni ’90, la regista, Veronica Capozzoli, pesca alla rinfusa frammenti ritagliati da tanti giornali diversi e li incolla, così come saltano fuori, sulla tela bianca del palcoscenico. […]

"ateatro.org", 23 aprile 2012
di Giada Russo

[…] I quattro attori della giovane compagnia ReSpirale Teatro prendono spunto dall’attualità per rivisitare, attraverso veloci sequenze ironiche e travolgenti, gli ultimi decenni della storia contemporanea e rifletterci un po’ su insieme al pubblico. Qualcuno ha parlato di una scelta poco originale, eppure non sembrano essere mai abbastanza le occasioni in cui, con leggerezza e buon gusto, si parla (il che è già una conquista) della nostra storia comune prendendosi in giro, con quel pizzico di amarezza che costringe ognuno a fare i conti con se stesso e con la società intorno. [… }