Santarcangelo •13 Festival Internazionale del Teatro in Piazza, 16/17/18 luglio 2013

mercoledì 17 luglio, ore 12:00 | Teatro Petrella

Mio figlio era come un padre per me

Fratelli Dalla Via | Tonezza del Cimone - Vicenza
foto © Marco Caselli Nirmal

di e con Marta Dalla Via, Diego Dalla Via
aiuto regia Veronica Schiavone
partitura fisica Annalisa Ferlini
scene Diego Dalla Via
costumi Marta Dalla Via

>> audio-intervista di Michele Pascarella

Marta Dalla Via
viale Degli Alpini, 11 – 36040 Tonezza Del Cimone (VI)
cell. 349 3697104
m.dallavia@yahoo.it
fratellidallavia@gmail.com
www.martadallavia.net

spettacolo vincitore Premio Scenario 2013

Motivazione della Giuria
Con ironia raggelante e a tratti con punte di cinismo il lavoro affronta la tragica questione del suicidio, come scelta estrema compiuta da innumerevoli imprenditori colpiti da crisi economica.
Raccontando la storia di una ricca famiglia del nord est italiano si traccia una sorta di cupa parabola sul conflitto generazionale. Due fratelli – che sono fratelli anche nella vita, Marta e Diego Dalla Via – architettano l’omicidio dei genitori. Ma “uccidere i propri padri” sembra un atto impossibile dal momento che questi hanno deciso di farla finita, lasciando in eredità assenza di futuro e consumo del passato. Con uso intelligente dell’italiano regionale i due attori riescono a dar profondità e leggerezza a una vicenda estrema, ma allo stesso esemplare, in cui il senso di colpa tra le generazioni pare innescare un processo autodistruttivo che lascia poche vie di fuga.

Lo spettacolo

La prima generazione ha lavorato. La seconda ha risparmiato. La terza ha sfondato. Poi noi.

C’è ancora acqua che esce dai rubinetti, c’è corrente elettrica che nutre schermi e lampadine e c’è benzina nei serbatoi. C’è una bella casa, destinata a diventare casa nostra.
È qui che abbiamo immaginato di far fuori i nostri genitori.
Per diventare noi i padroni. Non della casa, padroni delle nostre vite.
Niente armi, niente sangue. Un omicidio due punto zero. Fuori dalle statistiche, fuori dalla cronaca, un atto terroristico nascosto tra le smagliature del quotidiano vivere borghese.
Il modo migliore per uccidere un genitore è ammazzargli i figli e lasciarlo poi morire di crepacuore: era il nostro piano perfetto, ma papà e mamma ci hanno preceduto e si sono suicidati per primi. Ora ci tocca di seppellirli. Ora ci tocca di vestirli. Ora ci tocca rispettare le ultime volontà di due cadaveri. Hanno vinto loro, di nuovo. I morti sono i padroni di questa epoca.
Quanto dura un’epoca ai tempi della polenta istantanea?
Un anno, un mese, forse meno. Quella che raccontiamo dura 24 ore ed è fatta di euforia e depressione, di business class e low cost, di obesi e denutriti, nello stesso corpo. I protagonisti sono simbolo di una popolazione intera che soffre di ansia da prestazione. Il benessere li condanna alla competizione ma il traguardo gli viene sottratto. Il traguardo è diventato una barriera. Generazionale. Sociale. Culturale. Per costruire un futuro all’altezza di questo nome bisognerebbe vomitare il proprio passato. Siamo nati per riscrivere le nostre ultime volontà. Noi, in fondo, viviamo per questo: per arrivare primi, e negare di aver vinto.

La compagnia

Marta Dalla Via è attrice. Da qualche anno ha scoperto il piacere di essere anche autrice dei suoi lavori. Scrive e mette in scena Veneti fair con la regia di Angela Malfitano che debutta al Napoli Fringe Festival 2010. È tra i sei giovani autori scelti dal drammaturgo Stefano Massini per il percorso Urgenze presso lo spazio IDRA (Indipendent Drama) di Brescia, dove vince con il testo Interpretazione dei sogni.
Insieme al fratello Diego Dalla Via scrive Piccolo Mondo Alpino progetto vincitore del Premio Kantor, spettacolo prodotto dal CRT di Milano e vincitore del premio speciale della giuria nel concorso drammaturgico CTAS Oltrelaparola 2011.
La loro collaborazione da casuale e affettiva diventa effettiva e voluta: nascono i Fratelli Dalla Via, un’impresa famigliare che costruisce storie. Mio figlio era come un padre per me è il loro nuovo progetto totalmente pensato con mani e cervelli raddoppiati.

Rassegna stampa

"altrevelocita.it", 13 gennaio 2014
di Lorenzo Donati

[…] Evitando il pantano direttamente autobiografico di attori che si raccontano, i fratelli confezionano due personaggi a loro prossimi, e non solo geograficamente, uno dei pochi modi per continuare a gettare uno sguardo disincantato ma non indolente sul mondo che ci circonda. Con loro, dunque, noi spettatori scopriamo quanto sia labile il confine fra desideri frustrati e propositi criminali, e restiamo con una domanda: la corrosione del riso, l'acidità del sarcasmo che prende di mira certi luoghi comuni sui trentenni di oggi («Siamo vittime o privilegiati? Siamo vittime del privilegio») bastano per produrre una reazione? O, al contrario, inducono una consolazione?

“iltamburodikattrin.com”, 9 gennaio 2014
di Elena Conti

[…] un’istantanea amara di un nordest che sta attraversando una crisi economica, sociale e generazionale, presenta Marta e Diego Dalla Via – autori e interpreti – immobili pur nella frenesia di un movimento inquieto, per noia o insofferenza. Gesticolazioni ampie, passi ginnici, movimentazione della scenografia a vista – pile di cassette d’acqua a formare totem o croci, simboli che rimandano al discorso religioso – accostati a un linguaggio diretto e spezzato, forte e incisivo in un tempo sospeso.

“rumorscena.com”, 13 dicembre 2013
di Rossella Menna

Non c’è nulla da ridere eppure si ride dall’inizio alla fine in questo spettacolo paradossale. Si ride per la bravura dei due attori, per i tempi comici perfetti, ma soprattutto per l’infilata continua di trovate, quasi tutte linguistiche, arguzie verbali giocate in punta di r moscia, in quel dialetto veneto parlato e insieme scimmiottato. Il vero protagonista dello spettacolo, meritatamente vincitore del premio, è il testo. Originale, tagliente, intelligente, divertente, capace di veicolare il colore acido del grottesco meglio di qualsiasi altra strada scenica tentata.

“doppiozero.com”, 12 dicembre 2013
di Maddalena Giovannelli

Per i fratelli Dalla Via […] è Vicenza la gabbia da cui fuggire. […] un Veneto di spritz che danno “un’immotivata fiducia nel futuro”, di polenta istantanea, di imprenditori falliti, di donne ossessionate dall’aspetto fisico.
Quali sono le risposte possibili a tutto questo? Marta e Diego passano il tempo immobili a mangiare cioccolatini, a fare i conti con le macerie lasciate dai genitori, a immaginare un suicidio al quale non arriveranno mai. Unico rifugio dalle storture del mondo è il linguaggio: un botta e risposta crudo, cinico, diretto, surreale, a tratti folgorante, con il quale […] conquistano il pubblico.

“teatroecritica.net”, 11 dicembre 2013
di Simone Nebbia

I vicentini Fratelli Dalla Via, Marta e Diego […] hanno presentato Mio figlio era come un padre per me, vicenda familiare di conflitto tra generazioni che si staglia sul nord-est industriale al tempo della crisi, cui fa da spettro speculare il tema del suicidio. […] I lavori sono intensi e ricchi di elementi da sviluppare, tra di essi spicca maggiormente la verve ironica dei Fratelli Dalla Via che innestano nella loro struttura dialogica per slogan un’idea scenica minimale.

“fattiditeatro.wordpress.com”,9 dicembre 2013
di FrancescaR Lino

[…] denuncia generazionale - anche se qui in modo assolutamente inedito e sorprendente -, quella della vincitrice “Mio figlio era come un padre per me”. […] Innovativa, l’idea di ribaltare la dialettica padre/figlio, fino a pensare di recidere i fiori per mortificare la pianta.