PROGETTO TRIENNALE SANTARCANGELO 2009-2011, 11/12/13 luglio 2011

martedì 12 luglio, ore 18:00 | Teatro Petrella

Salomè ha perso il lume

Costanza Givone | Firenze

uno spettacolo di e con Costanza Givone
disegno e costruzione luci Samuele Mariotti

Con il sostegno di: Cem, Centro em movimento (Lisbona), Scuola di mimo di Fiesole, Teatro Marionet (Coimbra)

Costanza Givone
via de’ Ginori, 23 – 50129 Firenze
cell. 320 0378992
costanzagivone@gmail.com

Lo spettacolo

Una giovane donna sogna se stessa. Si riconosce nella figura, a tratti mostruosa, che si contorce sul pavimento, incapace di dominare completamente il proprio corpo. Il suo viso è un pezzo di creta, con cui modella la propria storia. La storia di una ragazza con un corpo smisuratamente “grande” per la sua età, un corpo talmente bello e potente, che la rende un essere mostruoso: una grande marionetta nelle mani di una società senza valori e senza dèi.
Un lavoro sulla disarmonia tra essere e apparire, ispirato a Salomé di Oscar Wilde, in cui la protagonista non è una femme fatale, né una principessa, ma una ragazza che ognuno di noi può conoscere.
Salomé è una donna-bambina, con un potere più grande di quello che può controllare. Salomé è una ragazza, come molte, che sta costruendo la sua identità, plasmabile come un pezzo di creta, da una società corrotta, dove alla bellezza è associato il successo e dove, allo stesso tempo, il bello diventa mostruosa, pura e vuota apparenza. Salomé è esempio della scissione tra la propria immagine (l’apparire, il voler sembrare) e il proprio essere effettivo, l’essere fragile di una giovane adolescente.
Salomé perde il lume, impazzisce, il suo essere immaturo non è capace di sopportare il peso del suo potere, allo stesso tempo Salomé non ha un “lume”, una luce che la ispiri, che la aiuti a crescere, vive in una società (la corte lussuriosa e corrotta di Erode Antipa) senza dèi, senza valori, che la guidino nella sua crescita.
La storia di Salomé mi conduce in un mondo ammaliante, luccicante, governato dalla passione, in un mondo estremo, grottesco, ma che, come nei sogni, racconta la realtà.
Al tema della costruzione dell’identità individuale si affianca quello della “identità artistica”. Questo lavoro sarà un dialogo tra personaggio e attrice, la quale si presenta al pubblico, non come personaggio, ma come persona, che va in scena per incontrare e conoscere uno dei suoi molteplici alter-ego, in questo caso Salomé. M’interessa lavorare e concentrarmi sulla transizione in cui l’attore diventa personaggio, su quella “terra di nessuno” in cui l’attore si spoglia di se stesso per vestire il personaggio, che non è altro che una parte di sé, o meglio, sul tempo in cui lascia che il personaggio che sta dentro di lui affiori, un momento sublime in cui l’attore è come un bambino, fragile e immenso, pronto a essere qualsiasi cosa.

Costanza Givone. M’interessa l’incontro tra le arti; nel lavoro come nella formazione navigo attraverso i confini che delimitano le diverse discipline artistiche. Persone marcanti nella mia formazione artistica sono il regista Nikolaj Karpov (biomeccanica teatrale), i danzatori e coreografi Virgilio Sieni, Simona Bucci, Sofia Neuparth, Ainhoa Vidal, Peter Michael Dietz, Vera Mantero, i danzatori della compagnia di teatro di figura Derevo, Tanya Khabarova e Alexej Merkushev, l’attrice Gey Pin Ang (Grotowsky Centre), la cantante e ricercatrice vocale Gabriella Bartolomei. Ho lavorato in Italia con la compagnia Zaches Teatro e con La Città del Teatro di Cascina e in Portogallo con le coreografe Madalena Victorino e Aldara Bizarro.