SANTARCANGELO International Festival of the Arts 5-15 luglio 2007, 9 / 10 / 11 Luglio 2007

lunedì 9 luglio, ore 16:00 | Il Lavatoio

Satyricon – la rivolta della Generazione X

Un progetto di ricerca drammaturgico-teatral-grottesco

Antonio Calone | Napoli

ideazione e drammaturgia Antonio Calone
Nicola Laieta
con Giovanna Giuliani
Gloria Bazzocchi
Luca Di Tommaso
Nicola Laieta
Marie-Thérèse Sitzia
Emanuele Valenti
costumi Daniela Salernitano
scenografia e regia Antonio Calone

Antonio Calone
Discesa Sanità, 26 – 80136 Napoli
cell. 329 2758894
totonnos@hotmail.fr

Quando le discoteche saranno abbandonate e le accademie deserte,
si sentirà di nuovo il silenzio del teatro, che è la ragione della sua parola

Heiner Müller

Satyricon è innanzitutto un progetto di montaggio e scrittura a tavolino e, parallelamente, un lavoro di ricerca di linguaggio verbale e corporeo con gli attori, a partire dal romanzo latino attribuito a Petronio Arbitro, fantomatico cortigiano dell’imperatore Nerone (I sec. d.C.), che attraverso la sua opera è testimone del declino e del mutamento di una civiltà del tutto simile alla nostra, del suo rimescolarsi nella gente, nelle gerarchie e nei valori. Il protagonista e voce narrante del romanzo è un giovane studente universitario, bisessuale e vagabondo, che per la sua stessa condizione di straniero in ogni luogo che attraversa, ha uno sguardo stupito e acuto.
Encolpio ci restituisce un resoconto frammentario del suo rocambolesco girovagare in fuga dalle strade già assegnate a quelli come lui, nel vivo del tessuto di relazioni che reggono il mondo. Corruzione e rapporti di potere, interessi economici e di sopraffazione, riti sacri e superstizioni, commerci sessuali e deliri allucinati sono gli ingredienti del mondo che attraversa. L’avidità degli uomini è diffusa in tutti gli ambienti: avidità per il cibo, avidità per i beni, avidità per gli affetti, avidità per i corpi e per le persone stesse, che nella condizione di schiavi sono equiparabili a una merce. In questo vorticoso e ostinato perdersi l’unica spinta costante è l’inseguimento dell’amore assoluto, un amore che diventa identità e si distacca dal confronto con il mondo per assumere una dimensione più ampia e immaginativa e parallelamente di rifugio, ma che nei fatti si rivela mai stabile, mai quieto, sempre minacciato dall’ inaffidabilità e dalle rivalità.
L’atteggiamento di Encolpio e dei suoi compagni di viaggio – il suo burbero collega e rivale Ascilto e il suo giovanissimo amante Gitone – diventa sempre più quello di una rivolta disperata.
A rivelare ad Encolpio un rapporto più concreto e disincantato tra la cultura e la materialità del mondo è l’incontro con Eumolpo, un poeta vagabondo, logorroico e totalmente fuori di testa, che mettendo in piedi un’irriverente mascherata dal sapore di humor nero riuscirà alla fine della storia a rendere manifesto il legame tra possesso e morte, riuscendo a farsi mantenere come signori da quegli avidi truffatori dai quali lui e i giovani protagonisti avrebbero dovuto essere raggirati, ed obbligandoli per testamento a mangiare il suo cadavere se vorranno ereditare le sue enormi ricchezze, che beninteso non esistono.

Convinti che la chiave del rinnovamento nell’attuale panorama del teatro italiano sia nell’impegno e nella coerenza dell’operazione drammaturgica e nello scardinamento del rapporto con il pubblico, a tutti i livelli, abbiamo riconosciuto nel testo di Petronio il materiale ideale per dare sfogo alla nostra immaginazione. E così, ispirandoci allo stile dell’autore latino, abbiamo centrato il lavoro di costruzione dei personaggi a partire dall’osservazione della realtà, per poi operare una deformazione che ne accentui certi tratti così come avviene nella satira, intendendo per essa l’unione di critica sociale e comicità. Il riso, inteso come strumento di comprensione del reale e mai fine a se stesso, sarà provocato tramite il grottesco, la mescolanza degli stili e delle lingue e la ricerca delle contraddizioni

La compagnia
Attraverso il lavoro e le repliche di Taniko (Premio SCENARIOInfanzia 2006,) intorno a Antonio Calone e Nicola Laieta si è consolidato un gruppo fondato sulla diversità dell’esperienza dei suoi componenti, dall’intervento sociale al teatro istituzionale, dalla danza contemporanea al cinema indipendente. Per Satyricon il gruppo si è rinnovato e arricchito con elementi incrociati a teatro ma soprattutto al DAMM, centro sociale occupato autogestito che resta il nostro luogo d’incontro e di lavoro.
Antonio Calone nasce a Napoli nel 1978. Vive e lavora tra Napoli e Parigi. Ha seguito gli studi musicali presso il conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli e gli studi universitari presso l’Università di Nanterre-Paris X. Ha partecipato a stages (recentemente con Yoshi Oïda e Marco Baliani). Collabora stabilmente con Libera Scena Ensemble e occasionalmente col Mercadante, Teatro Stabile di Napoli e con lo Studio Théâtre di Vitry sur Seine (Parigi). Nel 2006 e nel 2007 ha tenuto laboratori di teatro in medie ed elementari a rischio di dispersione. Ha lavorato come regista (edizioni 2001, 2003 e 2005 di MUSEUM. Sale teatrali per un museo mentale), aiuto regista (con Renato Carpentieri, Guy Delamotte, Françoise Delrue) e collaboratore alla drammaturgia (con Jean Jourdheuil). Nei propri progetti privilegia l’adattamento di testi narrativi, attraversando la scrittura di Ghiannis Ritsos, James Joyce, Raymond Roussel, Heinrich von Kleist, Ryunosuke Akutagawa, Petronio Arbitro, Zenchiku. L’incontro con gli universi di Bertolt Brecht e Heiner Müller si concretizza nello spettacolo La Misura del Cambiamento (2005). Nel 2006 e nel 2007 porta avanti Taniko un progetto di rappresentazione didattica e interattiva per ragazzi, attualmente in tournée. Del 2007 è anche uno studio su Leonce e Lena di Büchner.
Nicola Laieta nasce a Napoli nel 1973, è laureato in economia e lavora attualmente a un dottorato di ricerca. Intraprende l’attività teatrale presso il laboratorio Bardefé diretto da Umberto Serra. In seguito collabora, per il cinema e il teatro, con Enzo Moscato, Mario Martone, Paolo Sorrentino, Massimo Lanzetta e la compagnia LiberaMente. Nel 1998 costituisce, assieme ad altri artisti, la compagnia teatrale Babbaluck con la quale realizza gli spettacoli Core (Menzione Premio Scenario 2003) e Stupìdo per la regia di Sergio Longobardi. Si dedica al teatro ragazzi (prima con Giovanna Facciolo, poi con Emanuele Valenti) e all’attività di teatro sociale in periferia (con il gruppo Maestri di Strada di Cesare Moreno e Marco Rossi Doria). Attualmente collabora con Marco Martinelli per Arrevuoto, progetto triennale nella periferia napoletana di Scampia.