PROGETTO TRIENNALE SANTARCANGELO 2009-2011, 19/20/21 giugno 2009

venerdì 19 giugno, ore 11:00 | Il Lavatoio

TEMPESTA

ANAGOOR | Castelfranco Veneto, Treviso
foto © Marco Caselli Nirmal

con Anna Bragagnolo
Pierantonio Bragagnolo
studio del movimento Simone Derai
Anna Bragagnolo
riprese video Marco Menegoni
Moreno Callegari
Simone Derai
montaggio e regia video Simone Derai
Marco Menegoni
suono Marco Menegoni
assistenza Marco Menegoni
Moreno Callegari
consulenza storica e iconografica professor Silvio D’Amicone
scrittura Simone Derai
Eloisa Bressan
regia Simone Derai

ANAGOOR
sede legale:
via dei Salici, 18 – 31033 Castelfranco Veneto (TV)
sede operativa:
via Palù, 11 – 31023 Castelminio di Resana (TV)
referenti: Simone Derai e Marco Menegoni
cell. 347 5180387 (Anagoor)
cell. 348 7368696 (Simone Derai)
cell. 347 5251058 (Marco Menegoni)
info@anagoor.com
www.anagoor.com

segnalazione speciale Premio Scenario 2009

Motivazione della Giuria

Per la preziosa indicazione di una scena ove appare possibile coniugare radicamento e modernità, immagine del corpo e concreta presenza della carne dell’attore. Teatro radicato, dove il rapporto inquieto e appassionato con la natura è mediato dall’arte, come scrigno capace di custodire la memoria individuale e collettiva del proprio territorio. Il radicamento si compie qui grazie a una attenta cura compositiva che ruba alla pittura di Giorgione lo stupore del tempo fermato a interrogare la condizione dell’esistenza presente e l’alchimia della traformazione possibile. L’arte si affianca alla terra a restituirci le nostre radici.

lo spettacolo

tempèstas in origine significò momento del giorno, solo in seguito divenne condizione, stato atmosferico e infine, in modo speciale, un tempo burrascoso e rovinoso. Ne La Tempesta, nel Fregio e in altri dipinti di Giorgione l’attimo fulmineo viene congelato nella rappresentazione naturale del lampo, dell’atmosfera e della luce di un Veneto che non ritornerà, catturato dallo sguardo che fissa la stagione e le fasi del ciclo di vita vegetale, sconvolto dal vento, saturato dalle buie nubi incombenti. Erba, terra, vento, nebbie, acqua, luce e nembi: la natura offre un codice – la cui chiave è da ricercare nella tradizione sapienziale vetero-testamentale e nei testi apocalittici – per annunciare la fine dei giorni.
Si profila dagli ultimi studi sull’opera di Giorgione un artista più inquieto del paesaggista idillico romanticamente descritto dalla tradizione. Due influenze culturali, come due tensioni sotterranee contrarie, sembrano animare Giorgione: da una parte una visione pessimistica del mondo e della sua storia assimilata dalla cultura giudaica (tutto è havel havalìm vuotissimo e incomprensibile: il passato perde valore, il presente è confuso, e anche il futuro è una tavola vuota); dall’altra la fiducia in una promessa di salvezza e nell’esistenza di strumenti per fare fronte al chaos che rimanda contemporaneamente all’umanesimo quattrocentesco, alle aspettative messianiche ebraiche e alla fede, di matrice cristiana, nell’avvento di “un nuovo cielo e una nuova terra”, alla consolazione che Dio stesso sarà tra gli uomini e “asciugherà loro ogni lacrima dagli occhi, e morte non sarà più, né ci sarà più lutto, né pianto, né pena, mai più, perché queste cose più non saranno.” (Giovanni, Apocalissi)
La costruzione drammaturgica e l’invenzione iconografica di TEMPESTA, prendono le mosse dallo studio della composizione e dei temi nell’opera giorgionesca, tuttavia – lungi dal voler creare un percorso teatrale sulla figura di Giorgione e sulla sua opera – ambiscono ad approdare a una creazione assoluta, cioè libera e indipendente.
Giorgione rappresenta una sensibilità artistica e spirituale in cui ci riconosciamo, a cui ci siamo educati e di cui continuano a nutrirsi le nostre pur diverse esperienze formative. La nostalgia per un’età della terra e della polvere e il tentativo di conciliarla con la modernità, comprendendo la profonda frattura e le tensioni che questa frattura continua incessantemente a esercitare nel profondo della nostra società, caratterizza da tempo, come una linfa comune, i lavori di ANAGOOR.
Apparteniamo a una generazione che non ha conosciuto il proprio territorio vergine ma è nata e cresciuta durante e dopo la sua definitiva devastazione. Un periodo storico in cui le Venezie sono tornate a essere un singolare motore economico, produttore di consumi e ingranaggio della cultura mercantile globale, porta inevitabilmente aperta agli orienti del mondo, con tutte le conseguenti tensioni politiche ingenerate dal pensiero miope di chi crede che la porta aperta da Venezia al mare non debba essere altrettanto aperta dal mare a Venezia. Questa stessa generazione non conosce guerre, avendole l’occidente allontanate da sé e spinte in Terre Sante perennemente ferite e purulenti. Tuttavia è la prima ad aver assimilato l’angoscia di un olocausto nucleare, la paura di pandemie e di un contagio sessuale che ha cambiato per sempre l’amore e le relazioni, l’inquietudine per un visibile collasso ecologico.
È questa percezione di noi stessi, locali e globali, visione intima e quadro d’insieme, l’oggetto d’indagine. L’Apocalissi (nel senso e di battaglia finale, e di rivelazione) che ci interessa è tanto quella universale quanto quella personale, di ciascun individuo che sente e soffre il tempo breve della giovinezza, l’irreparabile finitezza. La crescita, la sfida contro il chaos, la caducità.
Alle previsioni astrologiche dei cieli del primo lustro del XVI secolo si sostituiscono i segni dell’incombente contemporaneo, ma la condizione umana di cosciente essere effimero (che dura un giorno) rimane il primo motore dell’angoscia e dei suoi risvolti più sublimi: l’arte e la poesia.
Nel giorno e nel suo trascorrere, per ciascun uomo la propria apocalisse personale.
Come in Giorgione l’Anticristo è uno di noi, così è in noi stessi che cresce l’antagonista della nostra personale battaglia.

La compagnia

ANAGOOR nasce a Castelfranco Veneto nel 2000 raccogliendo, attorno alle figure di Simone Derai, Marco Menegoni, Anna Bragagnolo e Paola Dallan, la precedente esperienza decennale di un gruppo di artisti del teatro.
Nel 2008 è finalista con *jeug al Premio Extra – segnali dalla nuova scena italiana. Nei primi mesi del 2008, in un’ottica di decentramento dei poli culturali attivi, ANAGOOR ha inaugurato, a Castelminio di Resana (TV), LA CONIGLIERA. Situato in aperta campagna, questo spazio teatrale nasce dal recupero di un precedente allevamento cunicolo ed è ora una culla per le arti performative.
Nel 2007 “Il Corriere della Sera”, insieme a Regione Veneto e Fuori Biennale, nella pubblicazione Please Disturb annovera ANAGOOR tra le principali quattro compagnie venete di teatro contemporaneo. OperaEstate Festival e Regione Veneto nel 2007 hanno inserito ANAGOOR – insieme a Pathosformel, Babilonia Teatri e Grumor – in Piattaforma Teatro Veneto: vetrina delle nuove realtà teatrali della regione.
Dal 2003 ANAGOOR organizza a Castelfranco Veneto ogni estate un appuntamento dedicato alla nuova scena italiana: obiettivo primo la diffusione dei linguaggi teatrali e performativi contemporanei

Rassegna stampa

“teatroteatro.it”, 31 maggio 2010
di Beatrice Bellini

[…] Tempesta attinge molto dalla pittura. Lo spettacolo intero è un susseguirsi di composizioni visive, tableaux vivant che coniugano iconografie passate e contemporanee. […] Tempesta rompe ogni relazione tra sala e platea, lo spettatore è solo, come di fronte a un bel quadro. Gli attori, pur presenti in scena, nella loro carne e nella loro nudità, scompaiono, diventano figure bidimensionali che si muovono in un acquario ovattato e surreale.

“Il Manifesto”, 28 marzo 2010
di Gianni Manzella

La Tempesta ma non è Shakespeare. È Giorgione da Castelfranco Veneto il nume tutelare e genius loci della raffinata e rarefatta opera prima del gruppo che, sulla scorta di un racconto di Buzzati, si è dato per nome Anagoor […]. Siamo in quella provincia veneta, forse ricca ma non sempre felice, che d'improvviso ha prodotto una nuova generazione teatrale, sconvolgendo la tradizionale un po' asfittica geografia del nuovo teatro - e singolarmente presente negli stessi giorni negli spazi bolognesi. All'inizio è solo una finestra nello spazio buio, due ante accostate attraverso cui passano cieli nuvolosi, paesaggi nebbiosi in cui pare di distinguere figure che poi prendono progressivamente corpo. Atleti del cuore che si preparano alla loro performance. Poi il crescere delle luci rivela lì accanto una scatola vitrea, ugualmente immersa in una foschia fumosa che vela lo spogliarsi e il rivestirsi dei due interpreti. Un giovinetto in armatura, assai poco guerresco. La nudità di una Venere distesa nella posa pudica che da Giorgione arriverà a Tiziano e alla Olimpia di Manet. Sullo sfondo, un drappo rosso fluttua al vento di una tempesta che è tutta interiore, come nell'enigmatico dipinto dell'artista cinquecentesco loro conterraneo. Un senso di attesa si dilata nell'arco del lavoro, ed è il suo lato più emotivamente coinvolgente. Gonfiando l'erotismo senza sbocco che si spegne in un finale troppo dilatato.

“obiwi.fr”, 22 gennaio 2010
di Hélène Sadaune

Cette compagnie théâtrale de Castelfranco Veneto (région de la Vénétie) a obtenu une mention spéciale du Prix du Meilleur Scénario théâtral 2009 (Premio Scenario 2009, le prix italien le plus prestigieux dédié au théâtre contemporain) avec Tempête.

Anagoor est l’une des compagnies théâtrales les plus brillantes grâce à sa vision du théâtre moderne finement mêlé à la tradition. A l’occasion des célébrations du 5ème centenaire de la mort du peintre Giorgione (originaire de Castelfranco Veneto) les Anagoor rendent hommage à son génie à travers une série d’évènements théâtraux, de conférences et de laboratoires.

Tempête est sans dialogue. Plus qu’un spectacle théâtral il s’agit d’une performance artistique réalisée à l’intérieur d’une installation multimédia, dont les différents langages se fondent entre eux et se complètent: audio, vidéo, geste théâtral.

[…] Même si la signification à attribuer au spectacle est en parfaite harmonie avec l’auréole de mystère liée aux tableaux de Giorgione, le résultat est convaincant, signe évident que la compagnie de Simone Derai et Marco Menegoni ont réalisé un travail remarquable, le fruit d’une réflexion patiente, le fruit d’un travail et d’un engagement authentique qui ne laisse rien au hasard. Du très beau spectacle.

“delteatro.it”, 21 gennaio 2010
di Andrea Porcheddu

[…] Di Tempesta avevamo visto, e amato, la versione "breve", quei venti minuti compatti e astrattissimi, evocativi e suggestivi che avevano convinto anche la severa giuria di Scenario. Ora ci troviamo di fronte allo spettacolo "compiuto" (che poi sono poco più di 40 minuti) presentato in un affollatissimo Teatro Fondamenta Nuove, a Venezia, ma anche in tournée nazionale. […] Se, insomma, questa Tempesta mostrava straordinaria efficacia nel "format" breve, pare quasi che una volta assunta la forma e la durata definitive perda di mordente, pur acquistando in evocazioni e lirismo. Resta comunque di rilievo - ed è la cifra di Anagoor, che della nuova generazione della scena italiana sono uno dei punti di forza - la raffinata fattura, la visionaria e tecnologica struttura, la capacità di aggirare e snidare l'attraente figura di Giorgione non solo attraverso l'opera pittorica, ma anche - e forse soprattutto - in quel territorio misterioso e oscuro, di significanti slegati da prevedibili significati, che si intuisce in ogni quadro. […]

“nonsolocinema.com”, 13 gennaio 2010
di Elena Casadoro

Qualcuno l’ha definito il “caso teatrale” dell’anno 2009. Di sicuro Tempesta della compagnia Anagoor di Castelfranco Veneto, è uno spettacolo interessante che ha portato una ventata di vitalità nella scena contemporanea italiana e soprattutto veneta, che è valso alla compagnia la Segnalazione Speciale al premio Scenario 2009. […] Come è facile aspettarsi in Tempesta non c’è trama né dialogo. Più che a uno spettacolo somiglia una performance artistica in un’installazione multimediale, in cui vari linguaggi si fondono tra loro: audio, video, teatrale. Due grandi schermi verticali dominano il palcoscenico, segno dell’importanza che il video ha ormai conquistato nella realtà così come in scena. […] Seppure il significato che vi si vuole attribuire non sia di facile lettura - in perfetta sintonia con l’aura di mistero legata ai dipinti di Giorgione - l’esito è convincente, segno che la compagnia di Simone Derai e Marco Menegoni ha fatto un lavoro pregevole, frutto di una riflessione, un lavoro e un impegno autentico che non lascia spazio al caso.

“La Gazzetta di Parma”, 6 novembre 2009
di Valeria Ottolenghi

[…] Uno spettacolo di rara cura costruttiva, di affascinante bellezza in ogni segmento. Lunghissimi, ripetuti gli applausi: sì, davvero un buon inizio per la stagione di Casalmaggiore...

“Hystrio” n. 4, ottobre-dicembre 2009
di Nicola Viesti

Dopo anni dominati da compagnie meridionali, sono tutti del Nord i gruppi vincitori della dodicesima edizione del Premio Scenario. […] Di tutto altro segno l'altro progetto segnalato, Tempesta, del gruppo trevigiano Anagoor. Opera di stupefacente sapienza figurativa, insolita per ragazzi così giovani […] Tempesta ci sembra un inquietante dialogo con il doppio, un'estenuante e narcisistica contemplazione della bellezza, anacronistica ma non priva di attualità, un chiedersi affatto banale delle ragioni dell'arte in tempi di tecnologia avanzata. Vorremmo aggiungere, inoltre, che i ragazzi si dimostrano straordinariamente efficaci e scaltri anche nel maneggiare erotismo e sensualità.

“sipario.it”, 13 novembre 2009
di Claudio Facchinelli

[…] Uno spettacolo in cui non succede nulla che si possa raccontare, ma che lascia nello spettatore un misto di inquietudine e appagamento; e che, come nel fascinoso *jeug-, sottende un impegno etico: la proposta di un rapporto fra gli umani fatto di attenzione e tenerezza, paradossalmente suggerito dall’ambigua eppur solare prossimità fra i corpi nudi dei due interpreti, fratelli nella vita. […]

“Linus”, ottobre 2009
di Renato Palazzi

[…] Anagoor è l’autentica rivelazione dell’estate. Attivo sottotraccia da qualche anno, è cresciuto poco a poco, e ora il suo Tempesta – tra i quattro finalisti del Premio Scenario – dà l’impressione di un’esperienza ormai pronta per la grande ribalta nazionale. Colpiscono, in particolare, la raffinatezza e la mano sicura con cui il regista, Simone Derai, padroneggia la sua sintassi compositiva, organizzando un’elaborata architettura di simmetrie e asimmetrie, di specularità e impercettibili sfasature tra le immagini che scorrono su due diversi schermi […] Il cupo boato temporalesco di fondo, il senso di qualcosa che sta per accadere evocano un clima teso, di tragedia incombente, denotando una sensibilità non comune in un gruppo al suo primo impegno importante.

“Rollingstone Magazine”, ottobre 2009
di Carlo Orsini

Anagoor, gruppo di Castelfranco Veneto, segnalato al Premio Scenario 2009 ed affacciatosi al circuito degli epicentri della live art nella scorsa estate. Mutuando il nome da un racconto di Buzzati, con una raffinata e profonda ricerca filosofica e scenica, propongono performances intense il cui tema centrale è l'incarnazione dell'emozione, nella sua presenza o assenza. […] In un impianto totalmente sonoro e visivo si gioca un contenuto erotico né larvato né troppo insistito, ma compensato dalla partecipazione dello spettatore, a cui sono forniti degli indizi sui quali lavorare per ripetere lo sforzo di incarnazione del pensiero nell'immagine.

“Il Corriere della Sera”, 27 settembre 2009
di Magda Poli

[…] Nuove generazioni si affacciano sul palcoscenico e ricercano nuove espressività, scardinando la struttura complessa del linguaggio teatrale. […] Giovani compagnie che privilegiano il gesto alla parola, consapevoli che per ritrovare la via del palcoscenico la parola deve riconquistare il suo senso profondo. Gesti e composizioni i cui riferimenti sono colti come in Tempesta della compagnia Anagoor con Anna e Pierantonio Bragagnolo con la regia di Simone Derai che si rifà all’opera di Giorgione. […] Si legge in questo spettacolo un’urgenza di sapere, il bisogno d esorcizzare il banale per affondare nelle proprie radici culturali e riappropriarsene.

“La Repubblica”, 21 settembre 2009
di Rodolfo di Giammarco

Presenta alterni picchi molto alti il bel festival Short Theatre e, tra questi, in zona Scenario c'è […] la levigatezza apocalittica di Anagoor […]

“tuttoteatro.it”, 19 settembre 2009
di Simone Nebbia

[…] Anagoor è un gruppo più solido e il loro lavoro, Tempesta, pure strizzando l’occhio al pubblico e approfittando eccessivamente delle possibilità installative, ha una qualità palpabile e lo spettacolo mi sembra fisicamente teso, vibrante, e dice molto anche nel silenzio indotto di una atmosfera ipnotica. […]

“delteatro.it”, 2 settembre 2009
di Renato Palazzi

[…] la bellissima Tempesta del gruppo Anagoor, una delle rivelazioni dell'estate: due schermi video, un ossessivo suono di sottofondo, un ragazzo vestito da guerriero e una ragazza nuda in una stanza di vetro evocano una misteriosa situazione d'attesa componendo un intenso, tesissimo omaggio alle atmosfere sospese della pittura di Giorgione. […]

“delteatro.it”, 6 agosto 2009
di Andrea Porcheddu

Nella sua storia il Premio Scenario ha saputo dare un contributo fondamentale al rinnovamento della recente scena italiana. Definire "premio" un percorso articolato e sensibile come quello di Scenario è riduttivo: si tratta infatti di un lavoro costante, su tutto il territorio nazionale, di scoperta, accompagnamento, crescita, circuitazione di realtà teatrali giovani e giovanissime. […] Partiamo da Anagoor, compagnia di Castelfranco Veneto che si era già fatta conoscere per il rigore delle proposte sceniche: Tempesta è una raffinata istallazione, un omaggio e un attraversamento nell'opera del Giorgione, un percorso di visione che gioca con rimandi alle pitture e alle ragioni della creazione, evocazioni di un Amleto (o forse Hamletmachine) adolescente e barbarico, ipercontemporaneo e medioevale. Mescola codici e stili con accattivante sapienza, dipana il video e il corpo dei performer su tempi rarefatti, avviluppa tra rumori e silenzi con sonorità intriganti e immaginifici, visioni apocalittiche e tableaux vivant. Il risultato, patinato ma intrigante, è decisamente promettente. […]

“delteatro.it”, 5 agosto 2009
di Renato Palazzi

Grazie […] alla insostituibile funzione del Premio Scenario, la transizione verso le nuove frontiere del teatro italiano ha subito un'accelerazione impressionante. […] hanno molto colpito anche dei gruppi finora meno conosciuti, come Anagoor, che in Tempesta ha messo in luce una straordinaria compiutezza formale […]. In questo caso, comunque, non è solo questione dell'affermarsi di alcuni gruppi più significativi di altri: è un fenomeno complessivo che si sta imponendo, un'intera generazione della scena, la prima, vera generazione emergente del teatro da almeno un quarto di secolo a questa parte, cioè dai tempi dei Tiezzi, dei Martone, dei Barberio Corsetti, dei Vacis (mentre quella degli anni Novanta, dei Motus, di Fanny & Alexander era stata più che altro l'avvisaglia di una corrente in arrivo). E al di là del livello di certi singoli spettacoli, è notevole il grado di maturità generale che questa generazione riesce a esprimere. […]

“Krapp’s Last Post”, 22 giugno 2009
di Kiara Copek

[…] Se ripenso a questi finalisti, lo spettacolo che mi ha lasciato sensazioni più forti e nitide è Tempesta del gruppo Anagoor. Il lavoro, ispirato all’iconografia del Giorgione, è di forte impatto estetico e di grande qualità, e non a caso il gruppo fa già parte di un certo “giro” ed è già in programma in diversi festival estivi. La riproduzione dei dipinti del Giorgione, attraverso video a cristalli liquidi (che ricordano i meravigliosi lavori di Bill Viola) e l’interazione dei performer (due fratelli di rara bellezza), mette in relazione la tradizione del pittore con la contemporaneità dei nostri giorni. […]

“Il Sole 24 Ore”, 2 luglio 2009
di Renato Palazzi

[…] ha molto colpito la tesissima tragedia dei veneti Anagoor, dei figliocci della Raffaello Sanzio che operano sul montaggio di video e immagini reali: su due schermi scorrono le sequenze – elegantemente sfalsate – di un giovane che sembra prepararsi per degli esercizi ginnici, e di una ragazza nuda. Il giovane esce da dietro a una parete, la ragazza appare stesa su un letto, in una stanza di plexiglass: poi lui, indossando un’armatura la raggiunge. Non c’è racconto, ma l’evocazione, fortissima, di qualcosa di incombente, sottilmente ispirata ai dipinti di Giorgione. […]