ZONA FRANCA - FESTIVAL DI CREAZIONI ARTISTICHE PER UN PUBBLICO GIOVANE, Parma, 5-6 novembre 2008

mercoledì 5 novembre, ore 15:30 | Teatro al Parco

Un paese di stelle e sorrisi

| età: dagli 8 anni

Mosika | San Lazzaro di Savena - Bo
foto © Marco Caselli Nirmal

di Judith Moleko Wambongo
Victorine Mputu Liwoza
luci e audio Pino Lancellotti

Vittoria De Carlo
Compagnia del Teatro dell’Argine-Itc Teatro di San Lazzaro
via Rimembranze,26 – 40068 San Lazzaro di Savena (Bo)
vittoria@argine.it
vittoria@itcteatro.it
tel. 051 6271604

Progetto vincitore Premio Scenario Infanzia 2008

Motivazioni della giuria
Una storia di immigrazione che parla di un legame d’affetto spezzato e vissuto da una madre e da una figlia lontane, fra paesi, lingue, suoni e suggestioni diversamente colorati e distanti.
Un paese di stelle e sorrisi costruisce sulla scena uno spazio essenziale che, attraverso elementi semplici e immagini fortemente evocative, racconta piccoli episodi di una vicenda privata che si rivela universale, toccando l’archetipo dell’allontanamento e della separazione. Affidata a un gioco scenico ricco di invenzioni dal contenuto intensamente metaforico e dal forte impatto emotivo, la drammaturgia diventa veicolo di scenari attraversati da guerre e distruzioni, conservando la luminosità di una storia affettiva che si fa paradigma antiretorico della contemporaneità.

Il progetto

L’idea è di raccontare una storia ordinaria come se fosse straordinaria.
Questa è la storia di una madre africana che parte dal proprio paese, il Congo, lasciando tutti gli affetti, i propri genitori, i fratelli, i cugini ma soprattutto la figlia.
La storia di una giovane donna in cerca di fortuna nella grande Europa, il miraggio di un continente che offre a tutti coloro che hanno voglia di lavorare grandi opportunità per cambiare la propria esistenza e forse anche quella dei propri famigliari.
Questa è la storia di una figlia che resta nel proprio paese crescendo senza la figura materna. La storia di una ragazza che sogna di poter raggiungere un giorno sua madre, di una adolescente che arriva a odiare il proprio paese perché non le regala niente altro che condizioni di vita precarie senza nessuna speranza di miglioramento.
Due donne, una per raccontare le difficoltà che la vita occidentale ti porta ad affrontare – la lingua, il lavoro, la casa e la necessità di integrazione – l’altra per raccontare l’impossibilità di vivere in un paese devastato dalle guerre, dalla fame e dalla povertà.
Due figure femminili per parlare del valore incancellabile degli affetti famigliari e dell’amore-odio per l’Africa, perché, nonostante tutto, il desiderio della madre sarà sempre di ritornare, mentre quello della figlia di partire. Attraverso missive che viaggiano come aeroplanini di carta, e note di canzoni popolari africane capaci di evocare un mondo solo all’apparenza lontano, si dipana una minuscola storia che ha al proprio centro i grandi sentimenti della perdita e dell’attesa, e che prova a raccontare con discrezione la forza straordinaria di un legame vissuto “da lontano”.
In questo spettacolo ci interessa usare più lingue: il lingala (“dialetto” locale del Congo), il francese (la lingua “madre” del colonizzatore) e l’italiano (la lingua del paese che attualmente ci ospita) e vogliamo portare un po’ delle nostre tradizioni di musica, canto e ballo congolesi.
Non si tratta di una storia autobiografica: ma il desiderio di partire per raggiungere la nostra madre lo abbiamo senz’altro provato e oggi siamo spinte dalla voglia di ritornare nel nostro paese per ritrovare le nostre più autentiche radici.

La compagnia

Mosika, il nome della compagnia, è parola in lingua lingala, uno degli idiomi ufficiali del Congo. Significa “lontananza”. E “lontananza” è appunto il concetto che sta all’origine di questo progetto teatrale.

Victorine Mputu Liwoza nata a Basoko (Repubblica Democratica del Congo) il 16 aprile 1977. Ha seguito dei laboratori teatrali condotti dalla compagnia del Teatro dell’Argine. Nel 2004 ha partecipato all’8° Episodio della Tragedia Endogonidia (Societas Raffaello Sanzio); nel 2005 Maddalena, la Falena regia di Deborah Fortini (compagnia Teatro dell’Argine); nel 2006 Candide e l’ottimismo di Voltaire con la regia di Pietro Floridia (compagnia Teatro dei Rifugiati); nel 2007 Il calcio in faccia testo e regia di Pietro Floridia (compagnia Teatro dei Rifugiati); La Stagione delle piogge di Nii Oma Hunter (drammaturgo del Ghana) regia di Pietro Floridia (compagnia Teatro dei Rifugiati); Studio sulla Divina Commedia Vexilla Regis Prodeunt Inferni (Festival Vie Modena) (Societas Raffaello Sanzio).

Judith Moleko Wambongo nata a Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo) il 2 agosto 1990.
Ha seguito alcuni laboratori teatrali condotti da Gabriele Marchioni della compagnia Testoni di Bologna.

Rassegna stampa

Gazzetta di Parma", 19 marzo 2009
di Valeria Ottolenghi

"Una storia di immigrazione che parla di un legame d'affetto spezzato...": così iniziava la motivazione della giuria che proclamava vincitore del Premio Scenario Infanzia 2008 Un paese di stelle e sorrisi evidenziando come attraverso elementi semplici e immagini fortemente evocative lo spettacolo - allora ancora un frammento, venti minuti di prezioso assaggio - riuscisse a toccare "l'archetipo dell'allontanamento". E quella "luminosità di una storia affettiva" che rivela echi universali attraversa ora tutta la creazione della Compagnia Mosika (lontananza in lingua lingala, uno degli idiomi del Congo). […] Molto brave le autrici/attrici Victorine Mputu Liwoza e Judith Moleko Wambongo, rispettivamente nel ruolo di madre e di figlia, coinvolgente l'accordo comune nei ritmi, i passi di danza, la lingua d'origine, echi di tenerezza e nostalgia. […] Il loro paese, in quell'Africa difficile, è ricco di stelle e sorrisi "ma sa essere anche molto crudele". Le lingue si mescolano mentre si passa dal racconto distaccato all'espressione più scoperta dei sentimenti, delle emozioni. Lettere/aeroplanini di carta che volano dall'una all'altra. Scritture danzate nell'aria. La madre racconta della neve, Judith della guerra, tanti soldati nelle strade, case crollate, macerie: esplodono i palloncini evocando gli spari. Studi paralleli, la madre per imparare l'italiano, la figlia il francese. Non è facile risparmiare in quell'Europa che pure Judith continua a sognare. Forse, forse la madre ha dimenticato le tante promesse fatte partendo? Volti di malinconia, occhi di tristezza... fino a quell'abbraccio finale e nuove danze - e applausi.

"Eolo Rivista/Teatro ragazzi", 21maggio 2009
di Mario Bianchi

A Segnali abbiamo anche rivisto Un paese di stelle e sorrisi del gruppo Mosika, una produzione Teatro dell'Argine di e con Judith Moleko Wambongo e Victorine Mputu Liwoza, vincitore del Premio Scenario Infanzia 2008. Due donne in scena, due congolesi, una giovane donna e una ragazza, da una parte vi è la storia di una madre africana che si allontana dal proprio paese, il Congo, lasciando tutti gli affetti ma soprattutto la figlia. Dall'altra c'è la storia di una figlia che resta, crescendo tra difficoltà e speranze, senza la figura materna. Lo spettacolo vive sul continuo confronto tra le due realtà attraverso lettere che tramandano sentimenti, la nostalgia, la paura, la gioia di nuove esperienze. Tutto è semplice e nello stesso tempo significativo nello spettacolo, si intersecano lingue il lingala ("dialetto" locale del Congo), il francese (la lingua "madre" del colonizzatore) e l'italiano (la lingua del paese che ospita la madre), lettere che viaggiano come aeroplanini di carta, palloncini che intrisi di gioia si tramutano efficacemente in strumenti di morte, canti e suoni che evocano mondi lontani eppure così vicini.
Forse a tratti vi è qualche semplificazione eccessiva ma Un paese di stelle e sorrisi è uno spettacolo teatralmente e culturalmente importante e soprattutto in tempi bui come questi ci restituisce sentimenti e valori comuni a tutti, quelli della perdita e dell'attesa, quelli della fiducia negli altri e della speranza di un avvenire migliore.

"Eolo Rivista/Teatro ragazzi", 29 maggio 2009
di Nicola Viesti

Difficili e contraddittorie le vie che si aprono davanti ad una madre e ad una figlia nel Congo di oggi. Il desiderio di una vita migliore costringe a scelte dolorose, ad abbandoni che segnano le anime e che nessuno sa sino a che punto siano inevitabili, necessari. Un paese di stelle e sorrisi, vincitore del premio Scenario Infanzia 2008, è uno spettacolo coniugato al femminile: una madre, per assicurare un futuro alla figlia, migra in Europa; una figlia, fiduciosa che nel proprio paese la situazione migliorerà, resta in Africa. Entrambe sperimenteranno la delusione, l'una verso un continente mitizzato che le riserva ben poco di ciò che aveva immaginato, l'altra, giorno dopo giorno, soffrendo sulla propria pelle l'immobilismo di una situazione che non cambia, anzi degenera in una guerra fratricida che, come tutte le guerre, porta solo morte e distruzione. Ciò che resta immutato, ciò che sopravvive ad ogni cambiamento anche atroce è la forza degli affetti familiari, è il legame che unisce due donne che non è solo amore ma anche tenace radicamento alle proprie radici. Lo spettacolo, di fronte alle realtà terrificanti che ogni giorno ci riporta la cronaca, forse è troppo tenue. La madre in fondo non trova una terra troppo matrigna e la figlia esce indenne dal caos e dall'orrore. Ma il senso della messa in scena è centrato e inequivocabile grazie anche alla simpatia di due interpreti che sanno dare a Un paese di stelle e sorrisi leggerezza e una pacata costruzione spettacolare che spesso si dimostra molto convincente.