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DALLA RASSEGNA STAMPA
"la Repubblica", 17 marzo 2008]
di Franco Quadri
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] un condensato dei luoghi comuni, espressioni di intolleranza
che denunciano con violenza il disagio di vivere nell'ignoranza
supponente e del culto della banalità al potere nel nostro
paese. Ma questi temi facili i nostri due artisti ce li montano
con ammirevole abilità nel comporre insensate filastrocche
di idiozie pluritematiche da loro stessi montate con ritmi vorticosi
nell'espressività diretta di una scena di tubi luminosi,
tra musiche a pioggia [
] in uno sfrenato gioco sulla nostra
idiozia quotidiana.
"Hystrio", n. 2, 2008
di Claudia Cannella
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] made in italy spaccato in forma di invettiva sui
luoghi comuni dell'italico nord-est malato di sfrenato consumismo,
razzista, bestemmiatore e ossessionato da distorti valori pseudo-cattolici
e intolleranza leghista [
] L'invettiva tiene egregiamente,
più cattiva che mai, ampliando il raggio d'azione ai topoi
unificanti del Belpaese, dai mondiali di calcio ai funerali di Pavarotti
alle canzoni nazional-popolari di Venditti. Un successo di pubblico
enorme quanto meritato.
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]"Il Piccolo", 23 marzo 2008
di Roberto Canziani
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] Un'Italia scontata eppure inaspettata, un'immagine linguistica
impressionante, caustica, molto divertente. Se non fosse tragica.
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] "Made in Italy" sarebbe piaciuto a Karl Kraus,
che aveva scritto "Gli ultimi giorni dell'umanità"
riportando le chiacchiere dei caffè viennesi e le reazioni
dei media di allora. Nei ragionamenti di quell'opinione pubblica
Kraus scopriva il perché della dissennata rincorsa al massacro
europeo della prima guerra mondiale. Babilonia Teatri fa qualcosa
di simile: ci fa riascoltare la radiocronaca dei funerali di Pavarotti,
l'isteria dei commentatori dei mondiali di calcio, i surreali annunci
delle radio locali, sottofondati da una colonna sonora musicale
trash [
].
"la Gazzetta di Parma", 14 aprile 2008
di Valeria Ottolenghi
Una teatralità ilare, ritmi contagiosi, una bella energia
comunicativa, originali nel modo di stare in scena: bravi davvero
Valeria Raimondi ed Enrico Castellani di Babilonia Teatri in made
in italy per le idee, i modi di realizzarle, la capacità
di giocare con intelligenza, spirito critico, molto rigore con parole,
oggetti, situazioni, certo meritato il Premio Scenario 2007. [
]
Lunghe onde di applausi, cariche d'entusiasmo.
"www.lospettatore.it", 19 marzo 2008
di Nicola Zuccherini
Con made in italy hanno meritato l'ultimo premio Scenario
[
] e raccontano il Nord Est come possono vederlo dei ragazzi
colpiti da disincanto precoce e non privi di senso dell'umorismo.
E' un lavoro tutto in velocità, un uomo, una donna e un torrente
di discorsi mai cominciati e mai finiti, frasi casuali sottratte
al chiacchiericcio quotidiano e alla televisione, battute rotte
che non diventano mai dialogo [
] E questo è il segno
più vivido della solitudine e dell'abbandono che intendono
denunciare.
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"www.delteatro.it", 3 luglio 2008
intervista di Andrea Porcheddu
Con made in italy hanno vinto il Premio Scenario e si sono
imposti all'attenzione nazionale: i veronesi Babilonia Teatri hanno
idee chiare ed energia da vendere. made in italy è
una requisitoria, intelligente e sarcastica, sul qualunquismo italiano;
un magma di parole urlate e disperate, un attacco all'arma bianca
contro i luoghi comuni, i pensieri facili, le ipocrisie e le sciocchezze
di un NordEst che è paradigma del Bel Paese di questi anni
sciatti. Sono bravi, Valeria Raimondi ed Enrico Castellani, e sanno
colpire con il gusto caustico di chi non sopporta più la
barbosità saccente o le prediche inutili. Procedono per accumulo
e per giustapposizione, per accostamenti eccentrici e visioni sconcertanti,
per smontaggi semantici o giochi linguistici, in una vertigine divertente
e dissacrante.
[..] Quanto ha influito il Premio Scenario nel vostro essere compagnia?
Valeria: Come un sogno! Se non ci fosse stato, forse saremmo
ancora a fare spettacoli per amici nel nostro paesino. E abbiamo
fatto Scenario Infanzia che è stato davvero un cammino fondamentale.
Ci ha avvicinato al "professionismo".
"Primer Acto", n° 324
di Anne Serrano
[...] made in italy di Babilonia Teatri, spettacolo vincitore
dell'ultima edizione del Premio Scenario punto di riferimento imprescindibile
per le nuove tendenze della scena italiana che scopre e promuove
da diversi anni i giovani talenti.
Babilonia Teatri crea un teatro che parla della società.
Più che una critica, però, propone un riflesso caustico
e ironico del mondo che viviamo. Lo spettacolo è un accumulo
di idee, funziona come una spugna che assorbe e vomita tutto quello
che ci sta intorno. [...] Le scene non iniziano né terminano.
Si interrompono costantemente come se si mordessero a vicenda. [...]
"Il Sole 24 ore", 23 novembre 2008
di Renato Palazzi
A testimonianza di un momento di grandissima vitalità della
nostra scena, in cui nasce una quantità di giovani gruppi
già dotati di una propria personalità e di un proprio
linguaggio, andate a vedere made in italy, lo spettacolo di Babilonia
Teatri che ha vinto il Premio Scenario nel 2007, e dopo aver girato
per un gran numero di festival e rassegne è ora approdato
al Teatro dell'Arte di Milano: è raro vedere una nuova realtà
capace di uno stile così spiazzante e innovativo, così
controcorrente rispetto alle tendenze oggi diffuse. Mentre la maggior
parte delle altre formazioni lavora sulla ritualizzazione del quotidiano
o sulla sua esasperazione visionaria, loro optano per un pungente
autoritratto satirico dell'Italia attuale, coi suoi vizi, le sue
cadute di gusto, la sua assenza di valori. Mentre gli altri cercano
di intrecciare teatro, danza, arti visive, loro puntano unicamente
alla forza creativa ed eversiva della parola. Per giunta (e l'osservazione
non suoni campanilista) in una fase in cui il meglio viene dal Sud,
raccontano con estro e cattiveria il Nord Est, la loro terra. made
in italy (e già il titolo è una sintesi perfetta)
è uno spettacolo apparentemente fatto di nulla, tubi al neon,
musiche martellanti e due attori - un uomo e una donna - che, per
lo più immobili, protesi verso il pubblico lo investono con
una serrata partitura verbale. Il testo, che alterna l'italiano
al dialetto veronese, compone un caustico affresco di ciò
che siamo, usando solo spezzoni della parlata di ogni giorno, luoghi
comuni, invettive razziste, slogan pubblicitari, ridotti a vacue
filastrocche, macinati in un gioco di pure assonanze. L'impossibile
impasto linguistico - monolocale o monovolume, baby bell e baby
doll - coglie come in vitro l'immagine di un Paese volgare, schiavo
di mode e pregiudizi, falsamente pio ma sempre pronto ad accanirsi
contro albanesi, negri ed ebrei. Questa scrittura informale non
ha nulla di cabarettistico: certe ossessive elencazioni, certe nudità,
certe sonorità esagitate rimandano piuttosto a Rodrigo Garcia.
E forse in effetti l'artista argentino è stato fra i modelli
degli autori-interpreti, Enrico Castellani e la bravissima Valeria
Raimondi. Il gelido distacco dell'enunciazione non tragga in inganno:
anche se privo di struttura, il canovaccio è regolato da
un crescendo precisissimo, e ricco di invenzioni: oltre agli extracomunitari
che parlano la loro lingua ma bestemmiano in italiano, è
davvero folgorante - nella sua oggettività - l'emblematico
passaggio da Fabio Caressa che celebra la nazionale campione del
mondo al funerale di Pavarotti. E quel finale silenzioso, con la
luce che cala su una folla di Biancanevi e nani da giardino, è
impeccabile, un piccolo capolavoro.
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"Il Mattino", 9 novembre 2008
di Enrico Fiore
"Madamina! Il catalogo è questo"... ora, supponete
che al posto di Leporello ci sia un malcapitato ancorché
sveglio e volenteroso cittadino dell'italico Nord Est e che invece
delle belle registri balle: nel senso delle idiozie, delle frasi
fatte e dei luoghi comunissimi che formano, disfano e riformano
senza posa e senza misericordia quello che nella preistoria si chiamava
immaginario collettivo e oggi deve, per forza, chiamarsi collettivo
senza immaginazione. E il catalogo che ne consegue è (attenzione,
le iniziali minuscole sono volute) "made in italy", lo
spettacolo della compagnia veronese Babilonia Teatri che ha aperto
la stagione dell'Elicantropo. Volendo mettere in campo una sintesi
estrema, tutto si riassume nella sequenza iniziale: che accoppia
l'innocenza inerme dei corpi completamente nudi dei due attori-interpreti-registi,
Valeria Raimondi ed Enrico Castellani, con un insensato ma protervo
rosario di giuramenti sull'universo mondo degli opposti: la Bibbia
e il Corano, il re e la repubblica, il bacio e l'esercito, l'amicizia
e la vendetta, e così via sproloquiando. Dopo di che i nostri
due fantaccini si dispongono come scattisti e partono a rotta di
collo e di fiato per i più incredibili e paranoici e fulminanti
cento metri che ci abbia offerto il teatro degli ultimi anni. In
termini di tempo, sono cinquanta minuti in cui davvero ci si rovescia
addosso tutto e il contrario di tutto: le bestemmie da pizzeria,
i marocchini-froci-albanesi sistematicamente da "copare col
napalm", Rocky Balboa, tre civette sul comò, tre metri
sopra il cielo, la trilogia della villeggiatura, Raffaello Sanzio-Latella-Valdoca-Emma
Dante-Cecchi, i radicali liberi, il sudore... fino all'insostenibile
leggerezza del duello al primo sangue tra il patriottardo Cutugno
del "buongiorno Italia" e la beffeggiante Steve Rogers
Band dell' "alzati la gonna". E nessun commento, nessun
giudizio, nessuna storia che inizia e nessuna storia che finisce.
Questo spettacolo meriterebbe come epigrafe la sentenza che ne "I
turbamenti del giovane Torless" pronuncia Musil, uno che di
fine del Significato se ne intendeva: "Le cose, accadono; ecco
tutta la saggezza". Ma si capisce, "made in italy"
è anche uno spettacolo divertentissimo: perchè libera
la comicità irresistibile e irresistibile proprio in quanto
atroce, che non si affida alle battute, ma nasce - addirittura pirandellianamente
o, se più vi piace, ungarettianamente, mercé l' "allegria
di naufragi" - dalla fredda consistenza della litania proposta.
E allora mi sembra di poter concludere che, fra tanto teatro inutile
oggi in circolazione, questo exploit "babilonese" è
invece necessario: giacché del mondo è una scheggia,
non un'ipotesi.
"La Repubblica", 8 novembre 2008
di Giulio Baffi
Parole incastrate in un percorso ironicamente drammatico, lieve
per giochi e sussulti, elegante per visioni colorate, convulso per
rapide successioni, allusioni, assonanze, "made in italy",
Premio Scenario 2007, è all'Elicantropo. Lo hanno scritto,
costruito e interpretato Valeria Raimondi ed Enrico Castellani mettendo
insieme tutto il possibile scemenzario di un lessico da "profondo
nord". Così il prodotto medio di un'italietta sciovinista,
fascista, razzista, che ragiona per frasi fatte e concetti precotti
diventa percorso esplosivo per intelligenza d'architetture. Un'ora
di spettacolo tragicamente comico per verità deformate dalla
sarabanda di corpi e voci su uno sfondo di neon colorati e piogge
di carta tricolore.
"Corriere del Mezzogiorno", 9 novembre 2008
di Stefano De Stefano
Fra le qualità del Nordest, tratteggiato spesso con i colori
del pregiudizio, della volgarità, del gretto egoismo e del
dilagante razzismo, in pochi conoscono quella più tagliente
dell'autoironia. Che quando si rivela, come nel caso di "made
in italy", titolo vincitore del premio Scenario 2007, che il
Babilonia Teatri di Verona presenta all' Elicantropo fino al 16
novembre, il risultato è deflagrante. Perché Valeria
Raimondi ed Enrico Castellani - sprigionando un'energia adrenalinica-fisica
e testuale - diventano impietosi nei confronti dei propri conterranei
(ma il discorso, cambiati gli accenti, potrebbe valere oggi per
ogni angolo d'Italia).I due ragazzi veneti non costruiscono un filo
conduttore preciso, ma piuttosto accumulano schegge di messaggi,
di tic e pulsioni collettive, tormentoni che sputano fuori "a
manetta" con assonanze, rime e velocissimi giochi di parole,
che ricordano a tratti il miglior Bergonzoni. Che però brilla
di surrealtà, mentre qui si viaggia piuttosto sulla spinta
di una necessità: quella di catalogare e denunciare tutto.
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