Premio Scenario2003- 9a edizione | Progetto finalista

FESTIVAL SANTARCANGELO DEI TEATRI, 27, 28, 28 Giugno 2003

venerdì 27 Giugno , ore 00:00 |

Il balcone di Giulietta

Compagnia Le Saracinesche - Ozzano Teatro Ensemble | Ozzano dell’Emilia - Bo

testo e regia di Pietro Floridia
con Antonia Argentesi, Riccardo Broccoli, Benedetta Carmignani, Lorenzo Cimmino,
Giulia Franzaresi, Gal Hirsch, Alvaro Maccioni, Germano Maccioni, Giovanni Malaguti,
Carlo Massari, Francesco Massari, Emiliano Minoccheri, Massimiliano Musto,
Luana Pavani, Frida Zerbinati

Compagnia
Le Saracinesche – Ozzano Teatro Ensemble

Via Claterna, 17
Maggio (Ozzano dell’Emilia – BO)
cell. 335 6823026
pietro@itcteatro.it

Menzione speciale Premio Scenario 2003

Motivazione della Giuria
“per la coralità e la genialità inventiva della macchina scenografica di un ampio gruppo di attori-autori capaci di lavorare coralmente facendo del proprio teatro luogo di aggregazione e di ricerca originale e lasciando intravedere una nuova attualità del teatro popolare e politico.”

Il balcone di Giulietta
Romeo e Giulietta è forse, tra le “storie” teatrali, una delle più note. Adatta dunque, a nostro avviso, per condurre una riflessione su quello che spesso si cela dietro le vicende e i protagonisti che libri di storia e giornali ci riportano.
La versione di Romeo e Giulietta passata alla “Storia”, quella teatrale beninteso, ci racconta di una faida tra due famiglie per colpa della quale, complici le “stelle avverse”, si spezzano svariate giovani vite.
E se invece tale faida non fosse altro che una messa in scena architettata dai vecchi capifamiglia, detentori del potere, allo scopo di imbrigliare le forze in ascesa, giovani e servitori, colpevoli di mettere a repentaglio la conservazione del potere da parte dei primi?
Se i tragici “scherzi del fato” di cui è costellata la tragedia fossero, al contrario, precise mosse di una regia occulta finalizzata a stroncare, per l’appunto, pericolosi esponenti di rinnovamento e dissenso?
E infine, dietro alle “vite illustri”, quante vite anonime ci sono? Quante sono le vite che, grazie al loro oscuro e faticoso lavoro, rendono possibile alle prime di brillare? E dietro alle morti note, quante morti altro non hanno che la magra consolazione di andare a comporre il numero complessivo delle vittime?
Partendo da queste domande, abbiamo riraccontato la vicenda degli amanti veronesi, vista però dal punto di vista dei loro servi, quelli che il balcone di Giulietta lo hanno costruito, quelli caduti negli scontri a fianco di Tebaldo o di Mercurio, ma di cui nessuno sa niente, quelli licenziati e finiti per fame a “spacciare” veleni letali, quelli, insomma, che fanno il lavoro sporco che nessun altro vuole fare.
Come reagiranno tali servitori quando sapranno della macchinazione dei loro padroni? Cosa prevarrà? La paura di venire licenziati, l’obbedienza, il menefreghismo, o forse invece la volontà di ostacolare questa carneficina annunciata? E qui andiamo a indagare un altro nucleo fondamentale: ovvero le dinamiche che intercorrono tra chi comanda e chi obbedisce, tra governanti e governati. Perché tante volte, nonostante siamo contrari a ingiustizie, a guerre, a persecuzioni di un gruppo ai danni di un altro, non facciamo nulla, o, anche facendo, la nostra azione risulta inefficace? Perché tante volte siamo governati da fantocci e, ciò nonostante, facciamo quello che vogliono loro?
Di qui la scelta registica di fare interpretare i nobili a enormi bambocci di pezza mossi dai servitori stessi, nonché di ricreare, pur nelle continue mutazioni che la scenografia subisce, sempre due mondi paralleli. Uno in primo piano, ricco e patinato, contrapposto a un altro sommerso, in cui tavole da cantiere, scope e ruote di bicicletta si trasformano di volta in volta nell’universo poeticamente “arrangiato” della povera gente.
A livello linguistico, invece, abbiamo tentato di ricreare una lingua che, tra il comico e il poetico, restituisse la fatica, la violenza ma anche l’inventiva di chi, ad ogni occasione, per sopravvivere è costretto a reinventarsi.

Compagnia Le Saracinesche – Ozzano Teatro Ensemble
La compagnia Le Saracinesche – Ozzano Teatro Ensemble, diretta da Pietro Floridia, è composta da una quindicina di attori di un’età media di ventidue anni. Tra di loro diversi sono pure musicisti, altri invece hanno una formazione legata alle arti figurative e alla scenografia.
È nata nel 1997 da un laboratorio teatrale con finalità soprattutto sociali, effettuato dall’ITC Teatro di San Lazzaro presso un centro giovanile di Ozzano, e finanziato da fondi del Ministero degli Interni per la prevenzione alla tossicodipendenza.
Ha dedicato i primi anni di attività soprattutto allo studio utilizzando prevalentemente Shakespeare non solo come palestra di apprendimento della recitazione ma anche per approfondire certe tematiche legate all’indagine e alla denuncia dei meccanismi del potere.
Come modalità di lavoro, gli spettacoli nascono da un’attività laboratoriale di circa un anno che si conclude solitamente con una messa in scena estiva. Questo è stato anche imposto dal fatto che, non essendoci ad Ozzano alcuna sala teatrale, spesso si è dovuto attendere la chiusura estiva delle scuole per potere trasformare le palestre in teatri. Da un paio d’anni ha però ottenuto come sala prove un ex negozio di ben 40 metri quadrati; in compenso, dotato di due pesantissime saracinesche, il cui sollevamento rappresenta, ogni volta, una dimostrazione della voglia di fare teatro (questo atto, tra il simbolico e il faticoso, ha dato il nome alla compagnia).
Nel corso degli anni, anche grazie a seminari di professionisti, sempre di più si è cercato di arrivare ad una figura di attore consapevole non solo dei problemi della recitazione, ma anche di altri aspetti che sottostanno alla creazione di uno spettacolo. Ecco che quindi, le ultime prove hanno visto gli attori impegnati anche nell’elaborazione o nell’adattamento del testo, nella creazione delle scenografie e delle musiche. Ma soprattutto, è cresciuta moltissimo la necessità di pensare e di inserire il proprio fare teatro dentro un determinato contesto sociale o politico, ovvero la necessità di esplorare collettivamente, tramite il teatro, il mondo in cui si vive.
I progetti conclusosi con uno spettacolo sono Amleto di W. Shakespeare (1998), Gente di Dublino di J. Joyce (1999), Sogno di una notte di mezza estate di W. Shakespeare (2000), Romeo e Giulietta di W. Shakespeare (2001), Cronache da un mondo perfetto, spettacolo interattivo per 50 attori realizzato in coproduzione con l’IC Teatro di San Lazzaro (2002), Il Balcone di Giulietta (2003).